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Giovedì 16 luglio 2026 - Numero 435

Referendum giustizia, Fabiana Cilio (Camera Penale della Liguria): “Ecco spiegate le ragioni per votare sì”

“Noi componenti delle Camere Penali italiane aspettiamo questo momento da più di trent’anni e anche nel 2017 avevamo raccolto moltissime firme. Quindi siamo ben contenti che l’attuale governo sia andato avanti sul tema”
È partita la campagna per il referendum: si voterà il 22 e 23 marzo prossimi
È partita la campagna per il referendum: si voterà il 22 e 23 marzo prossimi
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di ALBERTO BRUZZONE

“Il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati non è un atto politico, perché la riforma che sta alla base servirà a migliorare la vita di tutti i cittadini e darà maggior equità ed equilibrio ai processi”. A spiegarlo, in una intervista a ‘Piazza Levante’, è Fabiana Cilio, avvocatessa genovese e presidente della Camera Penale della Liguria: inizia con questo articolo, infatti, una serie di servizi che il nostro giornale intende dedicare all’importante tema del referendum sulla giustizia in programma per i prossimi 22 e 23 marzo. 

In tutta Italia stanno sorgendo in questi giorni i comitati per il sì e i comitati per il no, ed è giusto fare ordine e spiegare esattamente che cosa si andrà a votare, perché, e quali sono i vantaggi della riforma. 

“Arrivare a questo punto – spiega Fabiana Cilio – era inevitabile perché la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è la logica conseguenza di tutta la revisione del sistema accusatorio introdotta nel 1988 dalla riforma di Giuliano Vassalli. Lui stesso, che era un partigiano, avrebbe oggi votato sì alla separazione delle carriere. Quindi questo referendum non è un tema di destra o di sinistra e sbaglia chi sostiene il contrario. Anche all’interno della nostra Camera Penale il dibattito è aperto: la maggior parte degli avvocati voterà per il sì, ma non mancano quelli che voteranno per il no. Noi illustreremo le nostre ragioni attraverso una serie di momenti informativi”. 

L’attuale sistema accusatorio “distingue tra chi accusa e chi giudica. Ci sono condizioni molto differenti rispetto al passato e sono state normate anche dall’articolo 111 della Costituzione, che è stato rivisto con queste finalità e all’insegna di quello che è stato definito il ‘Giusto processo’. Il compimento di tutto questo cammino iniziato nel 1988 è precisamente la separazione delle carriere. Si dirà che esiste già, ed è stata introdotta dalla riforma Cartabia, ma la separazione si attua anche sotto molte altre forme, ad esempio la creazione di due organi di governo della magistratura. Va tutto a tutela del cittadino. Il nodo della questione, infatti, è la fase istruttoria dei processi”. 

Dal punto di vista degli avvocati, “la riforma può migliorare le cose perché crea maggiore indipendenza tra pubblici ministeri e giudici delle indagini preliminari. Nelle fasi istruttorie il pm è una sorta di ‘dominus’ e spesso i gip sono condizionati alle richieste da parte dei magistrati inquirenti. Gran parte dei processi penali in Italia si chiudono con assoluzioni, almeno nel cinquanta per cento dei casi. Ma la verità è che spesso non sarebbero dovuti nemmeno iniziare e, men che meno, proseguire. Ecco perché il sì a questo referendum è fondamentale ed ecco perché parlo di effetti positivi sulla cittadinanza”. 

È indubbio, però, che il referendum sia diventato un banco di prova a livello politico, con tutto il centrodestra schierato per il sì e gran parte del centrosinistra schierato invece per il no. “Ma questo accade – sostiene Fabiana Cilio – perché un percorso iniziato decenni fa è stato portato a compimento dall’attuale governo. Ci sono molte componenti riformiste del centrosinistra che voteranno per il sì, ci sono molti avvocati di centrosinistra che voteranno per il sì. Noi componenti delle Camere Penali italiane aspettiamo questo momento da più di trent’anni e anche nel 2017 avevamo raccolto moltissime firme. Quindi siamo ben contenti che l’attuale governo sia andato avanti sul tema. Ma questo non significa che la Camera Penale sia schierata con questo esecutivo. Semplicemente diciamo che al referendum bisogna votare sì. Non sono mancati i momenti dove abbiamo criticato le scelte del governo: come sui decreti sicurezza e sulla legge sui femminicidi. Nel caso del referendum, invece, appoggiamo. Lo facciamo in maniera indipendente, perché questo, lo ripeto, è un referendum che riguarda i cittadini, non riguarda i palazzi del potere”. 

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