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Giovedì 3 settembre 2026 - Numero 442

Addio a Raffaele Lojacono: era un invito vivente a far bene, a darsi da fare, a correggere ciò che non andava

Piuttosto che piangere una perdita viene voglia di andare avanti nella vita cercando di restare all’altezza di tanto gioioso impegno
Raffaele Lojacono è mancato a Chiavari nei giorni scorsi
Raffaele Lojacono è mancato a Chiavari nei giorni scorsi
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di SABINA CROCE

Lunedi scorso nella chiesa di Rupinaro abbiamo salutato per l’ultima volta Raffaele Lojacono. La chiesa era affollata, ma non era il lutto il sentimento prevalente. Almeno, io da parte del pubblico presente più che il lutto ho percepito rispetto e partecipazione. Credo che questo sia da attribuirsi al carattere dell’uomo che stavamo salutando. Un caratteraccio, a detta (scherzosa) di Don Fausto che di certo lo conosceva ben meglio di me. 

Io l’ho conosciuto tardi, Raffaele, forse sei o sette anni fa, quando a buon diritto poteva già definirsi un supernonno, ma di certo era ancora (e non ha mai smesso di esserlo) un pimpante giovanotto nella sfera dell’impegno civico e sociale.

Aveva nei modi una determinazione allegra, una letizia fattiva, una volontà implacabile e gioiosa di fare. Difficile resistergli, bisognava conformarsi e accontentarlo, così da essere poi contenti insieme, brevemente, del lavoro fatto; salvo poi vederlo ripartire, mai pago, per un’altra iniziativa. 

Non c’era anagrafe che tenesse. Raffaele aveva nello sguardo, ogni giorno, la luce pulita di un nuovo mattino, e c’era in quella luce un che addirittura di fanciullesco, quasi di cucciolo che ha da poco smesso di ruzzare, e che chissà, potrebbe anche ricominciare.

L’ho incontrato poche settimane prima che morisse. Sempre uguale, sempre determinato, sempre allegro, sempre pronto a fare. Era un invito vivente a far bene, a darsi da fare, a correggere ciò che non andava, a dare una mano. 

Sarà per questo, forse, che di fronte ad una vita tanto lunga e piena e così ben spesa più che il senso del lutto e della perdita mi ha colpito, nella chiesa piena di gente, il senso del compimento, della missione portata a termine, del rispetto dei presenti. Piuttosto che piangere una perdita veniva voglia di andare avanti nella vita cercando di restare all’altezza di tanto gioioso impegno. 

Buon viaggio, Raf.

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