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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410

Genova e il Mediterraneo. Le opportunità del Piano Mattei

Perché non immaginare sin d’ora a Genova un grande evento annuale sul Mediterraneo, sulla sua economia e sul suo futuro, aperto a tutti i Paesi che si affacciano sul nostro mare?
L'incontro di ieri a Roma tra la premier Meloni e il Presidente della Repubblica d’Algeria Abdelmadjid Tebboune
L'incontro di ieri a Roma tra la premier Meloni e il Presidente della Repubblica d’Algeria Abdelmadjid Tebboune
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di ANTONIO GOZZI

Si è tenuto martedì scorso all’Acquario di Genova un Convegno indetto da Confindustria Genova sul tema del Mediterraneo e sulle opportunità aperte dal Piano Mattei. L’evento, dopo i saluti del Presidente della Regione Marco Bucci e del Presidente uscente di Confindustria Genova, Umberto Risso, si è articolato in tre sessioni distinte: la prima dedicata al dialogo interculturale e alla formazione, la seconda dedicata all’industria, la terza al porto e alla logistica. Ho fatto le conclusioni del convegno come delegato del Presidente di Confindustria nazionale al Piano Mattei.

Moltissimi gli autorevoli ospiti tra i quali il Magnifico Rettore Federico Delfino, il CEO di Fincantieri Pierroberto Folgiero, il CEO di Ansaldo Fabrizio Fabbri, il CEO della Ignazio Messina e C. Ignazio MessinaMarco Ansaldo consigliere scientifico di ‘Limes’ e il neo presidente di Confindustria Genova, alla sua prima uscita ufficiale, Fabrizio Ferrari.

Nel nuovo scenario geopolitico caratterizzato da incertezze e turbolenze globali il Mediterraneo torna ad essere centrale per l’Italia e per l’Europa. L’Italia, forte del suo posizionamento geografico e marittimo, delle sue tradizioni culturali e politiche, delle sue imprese deve giocare un ruolo primario nel far comprendere all’Europa, spesso distratta e lenta anche su questo terreno, l’importanza di questa partita.

L’Italia può e deve essere protagonista delle relazioni politiche, economiche e commerciali con i Paesi della sponda nord dell’Africa: EgittoLibiaTunisiaAlgeriaMarocco, giocando le sue affinità culturali e l’empatia naturale con quei popoli e quelle nazioni, affinità e empatia che costituiscono un vantaggio competitivo molto importante nei confronti di altri paesi dell’Occidente che in quell’area vengono percepiti in maniera meno amichevole dell’Italia.

Dobbiamo ritornare alla grande tradizione politica e diplomatica che nel passato ha caratterizzato il ruolo dell’Italia in quella regione, e che è stato colpevolmente abbandonato soprattutto negli anni del grillismo. Ritornare cioè ad una politica basata sul binomio sicurezza/cooperazione, che è il solo approccio possibile per affrontare razionalmente problemi epocali come quello dei flussi migratori.

Il Piano Mattei, lanciato dal Governo di Giorgia Meloni, cerca di recuperare questa grande tradizione italiana individuando nell’Africa, nei suoi problemi come nelle sue grandi opportunità, un terreno di impegno e di lavoro; un terreno di cooperazione paritetica, attento ai bisogni e alle speranze dei nostri interlocutori africani e non soltanto alle nostre esigenze.

In una cornice politico-istituzionale segnata da numerosi incontri a Roma con i capi di stato e di governo dei paesi target africani, che non sono solo quelli della sponda nord, ma anche AngolaCosta d’AvorioSenegalKenyaMozambico si stanno sviluppando iniziative nei settori delle infrastrutture (anche energetiche), dell’agricoltura, della sanità e della formazione.

Mercoledì (ieri per chi legge) vi è stato alla Farnesina un importante vertice Italia-Algeria alla presenza della premier Meloni e del Presidente della Repubblica d’Algeria Abdelmadjid Tebboune all’interno del quale si sono firmati numerosi protocolli di intesa tra imprese italiane ed algerine. 

La struttura di missione di Palazzo Chigi, responsabile della cabina di regia del Piano Mattei, ha chiesto a Confindustria di coordinare e gestire all’interno di un grande piano di formazione tutte le iniziative già avviate e in corso, in maniera spontanea e un po’ disordinata, in quanto sorte su iniziativa di singole aziende, di associazioni di settore, di associazioni territoriali.

Vi è ovviamente un grande bisogno di mano d’opera nelle nostre aziende industriali. Si calcola che in questo momento siano vacanti più di 100.000 posizioni nell’industria italiana a nord. Ma sarebbe un errore limitarsi esclusivamente alla formazione finalizzata ai fabbisogni delle nostre imprese; è necessario operare simmetricamente per la formazione di professionalità e di quadri africani destinati a potenziare i processi di sviluppo di quei Paesi.

In questo contesto il ruolo di Genova e della Liguria può essere rilanciato a livello nazionale e internazionale. Genova infatti con il suo porto, le sue imprese e industrie, la sua Università, ha tutte le carte in regola per giocare il ruolo di grande capitale del Mediterraneo.

Colpisce che nel dibattito politico che pure ha caratterizzato due elezioni ravvicinate, Regione e Comune di Genova, di questo argomento che pure è centrale per il futuro non si sia praticamente parlato mai. Provincialismo? Mancanza di visione?

Bisogna rapidamente recuperare terreno e l’iniziativa di Confindustria Genova sul Piano Mattei punta a dare un contributo in tal senso.

Perché non immaginare sin d’ora a Genova un grande evento annuale sul Mediterraneo, sulla sua economia e sul suo futuro, aperto a tutti i Paesi che si affacciano sul nostro mare, alle loro istituzioni, alle loro imprese, per creare importanti legami di cooperazione e di sviluppo e per rilanciare così il ruolo internazionale della città?

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