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Giovedì 4 giugno 2026 - Numero 429

La tecnologia del Cnr per l’individuazione in mare delle microplastiche: nei giorni scorsi si sono svolte le fasi conclusive dell’ambizioso progetto

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(r.p.l.) Definire e validare un metodo innovativo per studiare le correnti marine e la presenza di microplastiche nel mare. Questo l’obiettivo (raggiunto) del progetto M.A.R.T.A., frutto della sinergia tra centri di Ricerca, università, piccole-medie industrie e fondazioni.

L’idea nasce dall’Istituto di scienze marine del Cnr grazie alla sua esperienza nello studio delle correnti. Il progetto si basa sul mettere in intercomunicazione intelligente una pluralità di ‘eco-drifter’, ovvero delle boe prive di motorizzazione, un sistema di previsione e monitoraggio, un innovativo sensore economico in grado di rilevare le microplastiche in acqua e un drone marino motorizzato in grado di intercettare il segnale radio trasmesso dai drifter, di inviarlo su rete wireless o satellitare e di analizzare e raccogliere campioni d’acqua.

Questo ecosistema di tecnologie permette quindi di monitorare in tempo reale sversamenti e concentrazioni in mare di idrocarburi o altri inquinanti organici e inorganici. Il sensore sviluppato da Cnr-Iccom consente non solo di identificare le microplastiche rispetto ad altri materiali – frammenti di legno, alghe o plancton, ad esempio – ma anche di discriminare con ottima precisione i diversi materiali plastici presenti in superficie. Il costo quasi irrisorio di questo nuovo strumento ne consente, in linea di principio, l’installazione su tutta la flotta delle boe in modo da ottenere un campionamento su ampie zone di mare. I dati elaborati in tempo reale, e geolocalizzati, consentiranno di realizzare delle vere e proprie mappe di tipologia e concentrazione delle microplastiche incontrate durante gli spostamenti delle boe.

Il drone marino motorizzato sviluppato da Sigma Ingegneria è integrabile con il sensore che rileva le microplastiche e, in presenza di determinati parametri, è in grado di raccogliere campioni d’acqua per effettuare analisi successive più accurate in laboratorio. I dati raccolti dal drone marino e dalle boe vengono inviati ad un drone aereo il quale, oltre a effettuare anch’esso attività di monitoraggio classico, riceve in tempo reale le informazioni provenienti dalle altre piattaforme limitando, laddove possibile, spostamenti molto costosi con imbarcazioni e operatori a bordo.

In tutta la fase di progettazione delle boe – grazie alle competenze di Cnr- Ipcf, che da anni si occupa dello studio della chimica di degradazione dei materiali in ambiente anche marino, in collaborazione con Cnr-Ismar – è stata posta particolare attenzione alla sostituzione dei materiali attualmente utilizzati per la realizzazione dei drifters in modo da ridurne l’impatto ambientale nel caso di smarrimento in mare.

Negli ultimi giorni di dicembre, grazie anche al supporto logistico del Centro Nautico e Sommozzatori della Polizia di Stato di La Spezia si sono svolti a Tellàro i test conclusivi del progetto.

Le prospettive future del suo utilizzo, scientifico ma anche commerciale, sono di notevole portata. Un successo di ricerca scientifica frutto della collaborazione tra tre istituti di ricerca del Consiglio nazionale delle ricerche: Istituto di chimica dei composti organometallici (Cnr-Iccom) di Pisa, Istituto per i processi chimico fisici (Cnr-Ipcf) di Pisa e Istituto di scienze marine (Cnr-Ismar) di La Spezia; e cinque aziende: Sigma Ingegneria, capofila del progetto; DMG engineering, MDM Team, con la consulenza di Dreamslab srl e TREE-TOWER spin-off rispettivamente di SNS e IMT Lucca.

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