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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410

Chiavari raccontata strada per strada, nel nuovo libro di Giorgio ‘Getto’ Viarengo: presentazione venerdì pomeriggio alle 18 presso Wylab

Nei primi anni del XIII secolo un ampliamento verso est, proprio nell’area antistante la Porta di Capoborgo, si sviluppava ai piedi della Collina di Ri
Nei primi anni del XIII secolo un ampliamento verso est, proprio nell’area antistante la Porta di Capoborgo, si sviluppava ai piedi della Collina di Ri
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Venerdì 17 Dicembre 2021, alle ore 18, presso la sede di Wylab, in via Davide Gagliardo 7 a Chiavari, è in programma la presentazione del libro ‘Strade di Chiavari. Vie, piazze e vicoli nella storia della città’, pubblicato da Internòs Edizioni. L’autore, Giorgio ‘Getto’ Viarengo, sarà intervistato da Antonio Gozzi, editore di ‘Piazza Levante’, che da sempre ama definirsi “irredentista del Tigullio”. Introduzione a cura di Alberto Bruzzone. L’evento è a ingresso libero ed è organizzato nel pieno rispetto delle normative anti Covid: è quindi necessario accedere con la mascherina indossata e la prenotazione del proprio posto, sino ad esaurimento, è obbligatoria, utilizzando la piattaforma EventBrite (al seguente link: https://bit.ly/3pTYYYd), oppure telefonando al numero 347 2502800. Al momento dell’ingresso, sarà verificato il regolare possesso del green pass “rafforzato”. In caso di rinuncia dopo la prenotazione, si raccomanda di avvisare, in modo da rendere il proprio posto nuovamente disponibile per altre persone interessate. Anticipiamo qui la prefazione al libro scritta da Antonio Gozzi.

di ANTONIO GOZZI

Il libro di ‘Getto’ ci accompagna attraverso le successive evoluzioni storiche della nostra città da quando questa poté chiamarsi tale: dalla Chiavari dell’originario borgo medievale voluto da Genova in chiave difensiva contro i potenti Fieschi di Lavagna fino ai giorni nostri, con particolare attenzione alle profonde modificazioni del periodo napoleonico e di quello risorgimentale, quando lo sviluppo urbano della città si accompagnò e corrispose ad un grande sviluppo politico e culturale destinato a definire indelebilmente la sua struttura di capoluogo.

Chiavari, racconta ‘Getto’, nasce nel XII secolo come borgo, presto cinto da mura, per volere dell’autorità genovese a contenimento ed argine allo strapotere dei Fieschi. I genovesi regolamentarono i tracciati urbani, gestirono la cessione dei terreni edificabili, controllarono la viabilità delle strade acciocché fossero mantenute sgombre e percorribili in caso di combattimenti, riscossero le tasse.

Lo sviluppo di Chiavari fu successivamente molto legato al connettivo ecclesiastico, ad opere ed attività di congregazioni religiose molto presenti in città: chiese, ospedali, opere di carità e confraternite, che vi prosperarono numerosissimi fino alla parentesi napoleonica.

Venne poi la rivoluzione francese in salsa chiavarese: una rivoluzione non armata ma culturale e politica, un periodo breve ma fondamentale per Chiavari, che nel decennio napoleonico fu dai francesi affrancata dal dominio genovese, resa autonoma e beneficiaria di investimenti che la trasformarono in. capoluogo di un ampio territorio che va sotto il nome di ‘Département des Apennins’.

Questa autonomia di cui siamo debitori ai francesi si rifletté, oltre che nello sviluppo sociale ed urbano di Chiavari, in una ricchezza mai conosciuta prima (i francesi reinvestirono sempre sul territorio i proventi delle imposte ivi raccolte) e soprattutto in un nuovo atteggiamento di maturità ed indipendenza politica e culturale i cui echi non sono ancora spenti. Un esempio per tutti, la fondazione della Società Economica, che ancor oggi è viva e presente in città e che tanto ha contribuito nei secoli a fare di Chiavari ciò che è.

Il periodo risorgimentale si riflette nell’urbanistica chiavarese con lo sviluppo architettonico proprio della borghesia ormai classe dominante, con la risistemazione di vaste aree in grandi viali, piazze monumentali, scorci di una certa grandiosità, spazi dedicati al passeggio, teatri, botteghe di lusso, e tante attività artigianali al servizio di una borghesia che domina e dirige, priva di sudditanze perfino nei confronti delle capitali d’Europa.

Lo sviluppo della città è segnato, nel racconto di ‘Getto’, dall’evolversi della denominazione di strade e piazze, che spesso cambiano a seconda dei rivolgimenti politici sia locali che nazionali, anche se qua e là alcuni nomi antichi restano, radicati dall’uso popolare, come per esempio il nome del Rupinaro, ‘Ruinâ’, con riferimento alla capacità di questo torrente di causare gravi danni in caso di piene. Mentre il nostro Carruggio Dritto fu nei secoli ‘Strada Dritta’, poi via Vittorio Emanuele nel periodo unitario, poi via della Repubblica nel periodo di Salò, ed oggi è via Martiri della Liberazione. Ma questo è solo un aspetto dell’indagine storica sui nomi delle vie e piazze di Chiavari. Ce n’è un altro, a questo sottostante e forse meno conosciuto, soprattutto dai più giovani, ma non meno interessante: si tratta della storia individuale dei singoli personaggi di ogni epoca ai quali di volta in volta le successive amministrazioni hanno ritenuto di intitolare queste vie e piazze; soprattutto quando questi personaggi sono chiavaresi, ed hanno reso la loro città ricca di contributi originali e sempre perfettamente inserita nella cultura del tempo.

Scienziati, esploratori, architetti, banchieri, medici, filantropi, botanici, patrioti, santi: non c’è che l’imbarazzo della scelta. Camminando con ‘Getto’ Viarengo per le strade di Chiavari ci rendiamo ben conto dell’importanza e della preminenza di questa piccola città nella storia d’Italia.

Un modo in più per capire come l’orgoglio chiavarese abbia radici storiche ben salde e meriti di coltivare una sua identità e di cercare una via di sviluppo pur nelle condizioni amministrative attuali che ancora una volta ci vincolano alla Superba.

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