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Giovedì 4 giugno 2026 - Numero 429

Il Panathlon Club International festeggia i 70 anni di attività con una cerimonia a Rapallo. Costa: “Importante curare l’etica sportiva”

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di DANILO SANGUINETI

Sui mari agitati, percorsi da correnti insidiose, ove la navicella dello sport italiano è costretto a navigare, per fortuna ci sono ci sono porti di attracco con dei punti di ancoraggio affidabili e garantiti. Uno di questi è senza alcun dubbio il Panathlon Club International che proprio in questo mese sta celebrando il 70º anniversario.

I meritati festeggiamenti a un’associazione di privati che ha dato un contributo fondamentale alla storia pubblica dello sport internazionale sono coincisi con eventi e riflessioni assortite. È significativo che anche in sede di compleanno si pensi più ai programmi che alle feste perché c’è molto da capire e molto più da fare. In questo senso vanno i discorsi del presidente del Panathlon International Pierre Zappelli e del presidente del distretto italiano dell’associazione sportiva internazionale, il rapallese Giorgio Costa.

A fine ottobre proprio nella cittadina della quale è stato sindaco Costa, Rapallo, e dove è situata la sede del distretto Italia sono convenuti i panathleti di tutto il mondo per ‘soffiare’ sulle 70 candeline. Il Panathlon International venne fondato a Venezia nel 1951 da una maggioranza di soci e dirigenti italiani. Sin dai primi anni la sua struttura si espanse e raggiunse prima l’Europa e poi gli altri continenti. Nell’atto di fondazione era certificata la sua mission: impegnarsi per diffondere i valori del Fair Play, della cultura e dell’etica nello sport in tutto il mondo. Oggi che può vantare in 27 nazioni oltre 300 Club che annoverano oltre novemila soci, possiede una voce in grado di farsi ascoltare ovunque, a qualunque livello.

Nella sede di Villa Queirolo erano presenti consiglieri internazionali, i presidenti di Distretto di club oltre che nazionali della Svizzera, della Francia, dell’Austria, del Portogallo e del Belgio. Il presidente Zappelli ha sottolineato come il Panathlon ha nelle sue ragioni d’essere quella di abbattere frontiere e di unire gli sportivi di ogni parte del pianeta: “Nati nel 1951, tre anni dopo spuntavano i primi club svizzeri, a Lugano e Losanna. E oggi non ci accontentiamo di quello che abbiamo raggiunto, vogliamo andare sempre più lontano. Gli ultimi affiliati arrivano dall’America Latina, siamo in contatto con i club della Colombia e della Repubblica Dominicana”.

Il Comitato Olimpico Internazionale, il vertice dello sport agonistico mondiale, ha riconosciuto il Panathlon nel 1982 e oggi lo considera uno dei partner più affidabili nell’opera di propaganda presso i popoli e le nazioni dei cinque continenti. Giorgio Costa, oltre che essere un perfetto padrone di casa, ha fatto il punto sul Panathlon italiano e sullo sport nazionale. “Il futuro del Panathlon è legato a quello dello sport. Se questo soffre, la nostra associazione deve trovare strade e modi, anche innovativi, per aiutarlo. È indubbio che usciamo da due anni tremendi, dove le società e gli sportivi in Italia hanno dovuto affrontare problemi in numero e di una gravità mai visti a memoria di… panathleta. Bisogna fare qualcosa e bisogna farlo presto”.

Costa vanta i primi passi. “È importante avere il sostegno dello Stato. Il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri al recente Forum sulla ripartenza della scuola organizzato dal Distretto Italia è un primo segnale in questo senso”. In occasione del convegno genovese per la consegna delle patenti etiche agli sportivi distintisi nell’anno passato il massimo dirigente italiano del Panathlon ai microfoni di Liguria Sport ha precisato meglio i suoi intenti. “È importante curare l’etica sportiva in questo momento. Il modo di comportarsi nello sport insegna e si trasmette a quello adottato nella società. Ricordo che nello sport bisogna rispettare se stessi, la disciplina che si pratica e anche e soprattutto l’avversario. E chi si comporta così va non solo elogiato ma anche sostenuto”.

Il sostegno a un mondo sportivo in difficoltà. “Le società sono state un presidio nel biennio del Covid. Hanno tenuto in piedi lo sport. Hanno dato ascolto e uno scopo ai giovani in qualche modo ‘bloccati’ nel loro percorso di crescita dalla pandemia. Ripeto, il ringraziamento, sia pure doveroso, ai club non basta, bisogna premiarli anche in un modo più concreto”.

Il Panathlon Italia sarà in prima fila in questa battaglia: “I corsi formativi per fare lezione ai giovani è il passo iniziale. Nel convegno a Massa abbiamo avuto come relatori i ministri Bonetti e Speranza, il sottosegretario allo sport Valentina Vezzali e il presidente di Sport e Salute. Vezzali ha annunciato che dal prossimo anno saranno introdotte le ore di attività motoria nella quarta e nella quinta classe delle elementari sotto la guida di insegnanti specializzati. Era sessant’anni che ci provavamo, finalmente è realtà”.

Il combattivo Costa non si siede sugli allori: “Pensiamo a un provvedimento eguale per prima, seconda e terza classe elementare. Che si faccia attività motoria da giovanissimi è fondamentale”. Vediamo chi ha il coraggio di dargli torto.

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