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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410

L’Italia è una perfetta metafora dell’Occidente in declino?

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Mentre stiamo scrivendo queste righe, il Presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte è salito al Quirinale per sciogliere la riserva e presentare la lista dei ministri al Capo dello Stato. Il Governo Giallo-Rosso (con la coalizione tra M5S e PD) sta dunque per nascere a conclusione di una crisi agostana (una prima assoluta nella storia della Repubblica) aperta da Salvini con l’intento di andare alle urne e ‘capitalizzare’ il grande consenso raccolto negli ultimi mesi dalla Lega e dal suo leader e finita invece con la Lega all’opposizione e la formazione di un’inedita alleanza tra chi fino a qualche settimana fa si era insultato senza pietà.

La spinta al non chiudere anticipatamente la legislatura e a formare una governo capace di evitare le elezioni, oltreché l’aumento dell’Iva, è venuta da tutti quelli che erano terrorizzati dalla prospettiva del voto perché convinti di perdere. Primi fra tutti i grillini, in grave difficoltà dopo le elezioni europee e a rischio di essere dimezzati rispetto agli eletti delle politiche del 2018, i parlamentari renziani del PD, convinti di non essere neanche ripresentati dal nuovo corso di Zingaretti, ma anche i deputati di Forza Italia, anche loro a rischio di estinzione secondo gli ultimi sondaggi.

È difficile per il Presidente della Repubblica sciogliere le Camere a poco più di un anno della nascita della legislatura se la maggioranza dei parlamentari è contro allo scioglimento e se esistono altre maggioranze numeriche possibili in Parlamento.

E così Mattarella, sia pure poco convinto dal formarsi di un’altra coalizione tra diversi e avversari, come fino a ieri sono stati M5S e PD, ha preso atto della nascita della nuova alleanza e ha acconsentito alla nascita del nuovo Governo.

Rimane però una sensazione di forti dubbi e incertezze su ciò che sta accadendo. Probabilmente dal punto di vista costituzionale la strada seguita era inevitabile, ma rimane la sensazione che si sia piuttosto lavorato contro (le elezioni e la probabile vittoria di Salvini) che per (costruire qualcosa di valido per il Paese scaturente da una visione comune e da ideali condivisi) e che il cinismo e il trasformismo politico e lo spirito autoreferenziale di sopravvivenza di gran parte del ceto politico di oggi abbiano fatto premio su tutto.

Quanto durerà il nuovo Governo? Cosa farà? Quali sono, al di là di pochi slogan affrettati dalla necessità di chiudere in fretta, le reali convergenze e/o divergenze programmatiche?

Sul primo punto, quanto durerà, non è facile prevedere la capacità di convivenza e tenuta della nuova coalizione, soprattutto su questioni non affrontate per evitare dissensi e lunghe discussioni in un momento in cui bisognava fare in fretta.

Da liguri, ad esempio, ci chiediamo: la Gronda si farà o no? Nebbia totale.

E se poi passiamo ad argomenti generali, ci chiediamo: ma davvero il PD condivide il taglio dei parlamentari senza una vera riforma elettorale? O l’indirizzo giustizialista e forcaiolo della riforma della giustizia figlia del populismo grillino? O l’atteggiamento ideologico anticrescita (la decrescita felice) e il pregiudizio anti-impresa, anti grandi opere del M5S?

Tutte domande senza risposta, per ora. Solo il trascorrere del tempo e lo svolgersi dell’azione del nuovo Governo chiarirà in che fase siamo entrati e quali reali soluzioni arriveranno o meno agli enormi problemi dell’Italia moderna.

Gerald Baker, ex direttore del ‘Wall Street Journal’, alla fine di un lungo viaggio e soggiorno in Italia fatto negli ultimi mesi, ha impietosamente sentenziato che il nostro Paese è una perfetta metafora dell’occidente in declino: “…mentre a Roma si sta varando il 62esimo Governo in 75 anni di Repubblica, l’Italia è economicamente bloccata, non avendo avuto più  crescita da quasi 20 anni. Il debito pubblico è quasi una volta e mezzo il valore del Pil. Quasi tutti gli italiani ambiziosi che incontro, vogliono che i loro figli vengano educati negli Stati Uniti o nel Regno Unito. Il paese è tra i primi in Occidente a entrare in una spirale demografica di morte. Il tasso di natalità italiano è inferiore alla sostituzione. La famiglia con figlio unico è quasi uno standard, quindi milioni di italiani non avranno fratelli, zie, zii e cugini. Le basi tradizionali della vita – famiglia, luogo di lavoro, comunità – sono state erose fino all’osso. L’osservanza religiosa è crollata. Nelle splendide chiese della Toscana che ho visitato, c’erano probabilmente più inestimabili opere d’arte rinascimentali che fedeli. In gran parte del paese lo spopolamento sta avanzando. A spostarsi negli spazi vuoti sono ondate di immigrati, molti provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente. L’Italia è una specie di pioniere del declino occidentale”.

Difficile dire che non è così. Triste constatare che non sembra esservi consapevolezza della gravità della situazione, e qualcuno ha ancora il coraggio di dire che siamo un esempio per il mondo grazie al voto della piattaforma Rousseau.

Gigino va a fare il ministro del Esteri grazie al suo fluent english.

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