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Giovedì 4 giugno 2026 - Numero 429

Ricordo di Massimo Bordin e del suo umanesimo socialista e liberale

MASSIMO BORDIN GIORNALISTA
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Quale è la ragione per la quale tutta l’Italia politica si è inchinata dinanzi alle spoglie mortali di Massimo Bordin, anima di Radio Radicale (quella che il M5S vuole chiudere) e straordinario conduttore della rassegna stampa di quell’emittente, ‘Stampa e Regime’?

La stragrande maggioranza delle voci ha indicato in Bordin un simbolo del giornalismo rigoroso, di approfondimento, mai di propaganda, attento alla verità dei fatti che non può mai essere piegata agli interessi di parte. 

Questo spirito libero, non conformista, insofferente a ogni diktat di partito compreso  il suo (sono famose le sue polemiche pubbliche, proprio su Radio Radicale, con il totem Marco Pannella) non ha impedito a Massimo Bordin di essere un uomo di parte, profondamente radicato come era in una cultura di sinistra libertaria. 

A noi interessa indagare sulla sua parabola culturale, convinti come siamo che il rigore intellettuale, l’amore per la verità e non per la propaganda, il rispetto delle idee di tutti provengano proprio, anzi siano il frutto nobile di una cultura politica alla quale dopo una lunga peregrinazione era approdato. 

Come ricorda Massimo Teodori, dopo il trotzkismo giovanile Bordin, pur rimanendo affezionato al sentimento di una sinistra radicale, era giunto nel tempo all’occidentalismo del rifiuto dei dogmi, del riconoscimento dei valori dello Stato di Diritto, della giustizia giusta, dell’umanesimo socialista e liberale e della non-violenza. 

Ecco, a noi di ‘Piazza Levante’, cresciuti nell’insegnamento di ‘Socialismo liberale’ di Carlo Rosselli, di Bordin interessa in particolare questa angolatura. 

I tempi odierni, in Europa e nel mondo, sono orfani di un pensiero di umanesimo come quello dei Rosselli, con il suo portato di tolleranza e di comprensione del reale, di riconoscimento dei meriti e di cura dei bisogni, di valorizzazione dell’impresa e del lavoro. 

L’avvento dei sovranismi e dei populismi di destra e di sinistra sembra mandare indietro la storia, risuscita fantasmi che ritenevamo scomparsi per sempre, toglie spazio a ogni ragionamento complesso. 

I venti della globalizzazione che lasciano sul campo non solo crescita e sviluppo ma anche morti e feriti, i flussi migratori incontrollati, la manipolazione informativa prodotta dai social e dai loro gestori oligopolistici sono il nostro drammatico presente. 

Nuovi mostri sono generati dal sonno della ragione, e non esiste altro antidoto che un lavoro continuo di informazione e formazione, di ragionamento e di educazione. Un lavoro che può essere fatto solo da uomini di buona volontà capaci di attingere forza e ispirazione da una cultura oggi  iperminoritaria, ispirata a un nuovo umanesimo non dogmatico, non ideologico, capace di governare le economie di mercato e di non permettere loro di trasformarsi in oligopoli incontrollati. 

Umanesimo socialista e liberale e umanesimo cristiano sono le culture politiche a cui fare riferimento in quest’opera  che sarà lunga e difficile. 

Il laicissimo Massimo Bordin seguiva questa ispirazione. 

Come lui, bisognerà esser capaci di schierarsi sempre dalla parte della libertà contro l’autoritarismo; bisognerà non accettare mai la posizione di intellettuali organici (come fu ad esempio Sartre, che affermava che era meglio sbagliare col Partito Comunista che aver ragione individualmente) ma seguire l’imperativo della propria coscienza senza mai allinearsi al potere qualunque esso sia. 

Bordin sarà ricordato come uno di questi uomini liberi, come un grande maestro di tolleranza, di analisi e di intelligenza critica. Come un giusto in un mondo di ingiustizie risorgenti. 

Grazie Massimo, non ti dimenticheremo. 

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