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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410

Rapallo e il Panathlon: una vera università dello sport

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Che Rapallo possa essere il centro del mondo non è impossibile crederlo se si prende come riferimento il Panathlon, l’associazione di propaganda sportiva diffusa ormai nei cinque continenti. La sede storica e stabile del Panathlon International è la storica Villa Queirolo, il presidente del Panathlon Italia è un rapallese doc come Giorgio Costa (sindaco e amministratore cittadino per diverso tempo) che dirige da quasi un decennio il distretto Italia che raggruppa 14 aree geografiche e oltre settanta club del Belpaese.

Una delle perle del Tigullio conferma la sua vocazione internazionalistica e se sino a metà del secolo scorso Rapallo veniva ricordata come città dove furono firmati due cruciali trattati post Prima Guerra Mondiale (gli omonimi trattati del 1920 e del 1922 tra Italia e Jugoslavia, tra Germania e Urss), oggi dimostra il suo afflato per la pace e cooperazione in un modo ancor meno cruento.

Una città che punta molto sullo sport, e quando si parla di sport la connessione con il Panathlon è automatica. Il presidente Costa ne è consapevole: “Il Panathlon International è un potente mezzo di unificazione, promuove i contatti tra i paesi e favorisce la comunicazione tra le varie culture e civiltà. Rapallo è una sede più che degna perché non ha mai rinnegato la sua vocazione cosmopolita, persegue la cultura dell’accoglienza”.

Anche questo serve per fare argine ai nascenti o rinascenti particolarismi. Giorgio Costa (nella foto a sinistra) al volgere di un anno, questo 2019, particolarmente travagliato sotto quei punti di vista, spiega in un articolato ragionamento il rapporto tra Cultura, Etica e Sport che è la base fondante del movimento che presiede. “Senza cultura non c’è sport, perché la cultura è conoscenza, è sapere, è un patrimonio di cognizioni acquisite nella formazione dell’agire individuale. Permette allo sportivo consapevole di possedere un insieme di simboli (ad esempio la bandiera), di modelli di comportamento, di valori. La cultura ti fornisce le potenzialità per esprimerli”.

Ancora più importante è l’Etica. “Dalla cultura discende l’etica, l’educazione è la chiave d’ingresso per la sua conoscenza, si sposa con la cultura e ti fa accettare la vittoria e la sconfitta, inoltre, nel suo rapporto con lo sport, è l’insieme di regole morali inderogabili quali: fair play, gioco leale, solidale, senza l’inganno del doping. La regola fa del gioco un elemento di civiltà, esige una eguaglianza naturale di tutti i partecipanti. È agonismo quando diventa lotta e confronto, e ne derivano le nozioni di vittoria, performance, primato, positività, dalla sconfitta derivano nozioni di negatività anche se non assolute, per l’insegnamento che si può trarre da essa. L’adozione del suo codice è minacciata da un predominio di interessi in vari settori, ad esempio nel doping e nei comportamenti abnormi di alcuni individui”.

Lo Sport deve essere la summa delle competenze e conoscenze acquisite: “Lo Sport, che è il portavoce di questi valori, ha un linguaggio universale ed è gioco, divertimento, regole, salute, sociale, una scuola di vita, economia, un mezzo di comunicazione senza uguali, praticato da atleti di tutte le età, normodotati e non. È il fenomeno più importante della nostra epoca, basti pensare che gli Stati membri dell’Onu sono 193 più la Santa Sede con lo Status di osservatore permanente e la Palestina quale membro osservatore, mentre alle Olimpiadi di Rio de Janeiro hanno partecipato migliaia di atleti in rappresentanza di 205 comitati olimpici nazionali”.

Il Cio arriva in posto dove l’Onu neppure riesce a mettere piedi. “Secondo me lo sport è, al pari della musica, l’unico vero aggregatore universale. Una zona franca dove uomini e donne del Pianeta si incontrano avendo pari opportunità e dialogando con le stesse regole e nella stessa lingua. Fateci caso: si possono parlare lingue diversissime, avere abiti, pensieri, modi diversi se non opposti, ma se una palla rotola o uno strumento suona un punto di incontro lo si trova sempre”.

È in questo contesto che il Panathlon con la carta del Fair Play, la Carta di Gand, la Carta dei Doveri del Genitore ha elaborato e sottoscritto chiare regole di comportamento ed opera con i suoi club per favorire l’integrazione, la socializzazione e il rispetto reciproco. “Che grande sostantivo è ‘rispetto’. Riassume un’infinità di gesti e di idee. Ha a che fare con la cultura dell’etica. E siamo tornati al nostro ragionamento per queste festività. Il Panathlon Italia vuole metterlo a disposizione di tutti gli sportivi. Siamo una associazione nata come costola di un altro grande movimento internazionale, il Rotary, che non a caso si definisce come ‘service’, di servizio. E anche noi sfruttiamo l’esperienza dei nostri associati, siano essi campioni dello sport, dirigenti o semplici persone che con il volontariato mettono il loro sapere, la loro passione, il loro carisma a disposizione della società”.

Un gigantesco ‘terzo tempo’ che affratella chi si combatte lealmente su un terreno di gioco, una pista, una palestra, una strada e subito dopo si stringe la mano e festeggia”. C’è tanto da migliorare, ma c’è anche tanto che è stato conquistato. E il Panathlon ha fatto e farà la sua parte. “Ci credo, e non per dovere della carica che ricopro. Il Panathlon continua a crescere, nuovi club e nuovi soci si aggiungono quotidianamente, la strada che abbiamo davanti potrà anche essere in salita ma è larga e mi conforta il pensiero che saremo in molti a percorrerla”.

Un grande uomo che era che un grande appassionato di sport, un panathleta ad honorem, disse: “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo perché ride in faccia a ogni tipo di discriminazione”.

E lui se ne intendeva di questi problemi. Si chiamava Nelson Mandela.

(d.s.)

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