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Giovedì 22 ottobre 2026 - Numero 449

Parco di Portofino, il Tar annulla i confini ridotti voluti dalla Giunta Toti. Maugeri (Legambiente): “Sventata la cementificazione delle Grazie e di Montallegro”

“Il sindaco di Chiavari non può assolutamente dire di essere neutrale rispetto a questa decisione, perché in un senso o nell’altro cambiano profondamente i destini della sua città”
Il parco di Portofino al centro di una lunga vertenza per diventare nazionale
Il parco di Portofino al centro di una lunga vertenza per diventare nazionale
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di ALBERTO BRUZZONE

Ed ecco un altro colpo di scena nell’intricata vicenda del Parco Nazionale di Portofino. L’ultima sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria, dei giorni scorsi (leggi qui), ha accolto i ricorsi presentati dalle associazioni ‘Amici del monte di Portofino’ e ‘Verdi Ambiente’ contro la riduzione del Parco a mille ettari voluta dalla giunta Toti. Ribaltato, quindi, il decreto del Ministero dell’Ambiente.

Alla luce della sentenza e in attesa di eventuali ulteriori cambi di rotta sarà ripristinato il perimetro deciso dall’Ispra (Istituto Superiore per Protezione e la Ricerca Ambientale) nel 2017 con una superficie di oltre 5.300 ettari e che comprende i comuni di: Avegno, Camogli, Cicagna, Chiavari, Coreglia, Portofino, Rapallo, Recco, Santa Margherita Ligure, Tribogna e Zoagli.

Il decreto dell’ottobre 2023 aveva visto l’accordo tra Regione e Ministero per la riduzione della superficie del Parco e per la costituzione (anch’essa annullata dalla sentenza del Tar) di un nuovo comitato di gestione a soli tre Comuni: Portofino, Santa Margherita Ligure e Camogli. Martedì scorso il ‘no’ da parte del Tar.

La decisione del Tribunale arriva in un momento fortemente delicato per l’amministrazione regionale e ha provocato l’immediata reazione del monto politico. “Toti e Piana falliscono assieme un’altra volta – dice Luca Garibaldi (Pd – Articolo Uno) – Il Tar smentisce per l’ennesima volta la Regione, il Ministero e la Lega. Sul parco di Portofino da ormai sei anni si gioca una partita insostenibile e indecente sulle spalle del territorio. Siamo di fronte all’ennesima forzatura andata male. La scelta di Toti di procedere con un parco a tre Comuni, forzando tutte le regole e tenendo fuori dal nuovo Parco nazionale gli altri Comuni che ne volevano far parte, è fallita”.

Commentano anche le associazioni degli ambientalisti, che da anni si battono contro il muro di gomma della Regione Liguria. Secondo Legambiente, Lipu e WWF Italia “dalla sentenza emerge chiaramente la gravità dell’azione del Ministero, il quale ha accolto le richieste del presidente della Regione Liguria determinando la riduzione dei confini dell’area protetta da 5.363 ettari a circa 1500 ettari. Questa enorme riduzione dei confini dell’area protetta, fatta coincidere perlopiù con un territorio già protetto a livello regionale, è stata disposta dal Ministero in violazione delle valutazioni scientifiche e delle norme tecniche, solo per assecondare le richieste di alcuni centri di interesse, come il mondo venatorio, che si oppongono a ogni forma di protezione della natura, considerata alla stregua di un parco giochi privato”.

Questa sentenza, spiegano le associazioni, “segna una fondamentale tappa in un’articolata vicenda non solo politico amministrativa ma anche giudiziaria, che ha visto già pronunciarsi il Tar Lazio e il Consiglio di Stato. In questo iter, le associazioni, ancor prima di ricorrere ai giudici, avevano più volte richiamato il Ministero alla propria responsabilità segnalando queste macroscopiche anomalie. Lo stesso è stato fatto da alcuni comuni dell’area che hanno espressamente chiesto di essere inclusi nel territorio del Parco. Auspichiamo che questa sentenza porti il Ministero e le istituzioni nazionali e locali a dialogare con chi, come le associazioni di protezione ambientale, è portatore di interessi che riguardano l’intera collettività e a non farsi trascinare da una visione distorta, miope e unilaterale del concetto di tutela dell’ambiente che, tradendo il percorso che ha portato alla riforma della costituzione, identifica le aree protette non come strumenti di valorizzazione delle ricchezze del territorio e di sviluppo sostenibile ma come ostacoli alla diffusione di pratiche che ormai hanno dimostrato di essere dannose per la natura e per l’economia”. 

Ad aggiungere le sue considerazioni c’è anche Massimo Maugeri, della sezione di Chiavari e del Tigullio di Legambiente: “Questa sentenza dà una lezione di buona amministrazione alla Regione e anche a parecchi sindaci. Se un parco passa da oltre cinquemila ettari a poco più di mille, perché se lo dovrebbe sobbarcare l’Italia facendolo diventare nazionale? Non ci sono i fondamentali. La Regione ha provato a togliere dalla protezione ambientale oltre tremila ettari, tra cui la collina delle Grazie a Chiavari e quella di Montallegro a Rapallo. Per questo motivo, ad esempio, il sindaco di Chiavari non può assolutamente dire di essere neutrale rispetto a questa decisione, perché in un senso o nell’altro cambiano profondamente i destini della sua città. Se si fosse rimasti con un parco di poco più di mille ettari, si sarebbe potuto ampiamente cementificare”.

L’altra questione, secondo Maugeri, “sono i centri abitati. Devono stare o non stare dentro al parco? Se la politica, negli anni passati, si fosse seduta al tavolo con le associazioni, questo problema non ci sarebbe stato. Si è scelta la strada della contrapposizione, ed ecco i risultati. Ora, il 21 giugno, è attesa un’altra sentenza, in quel procedimento dove la Regione si è appellata contro alcuni comuni. Potrebbero esserci ulteriori sorprese, quindi è presto per esultare. Ma, di certo, questo pronunciamento del Tar è una bellissima notizia”. 

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