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Giovedì 29 gennaio 2026 - Numero 411

Anche la pallanuoto si ferma a causa del virus, se ne riparlerà a febbraio. Ma adesso sarà dura riuscire a completare tutti i campionati

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di DANILO SANGUINETI

Avanti in ordine sparso. Uno storico aneddoto ligure racconta di un prelato poi diventato santo che in una ricorrenza liturgica invitò dal pulpito le ragazze più giovani a venire in prima fila nella celebrazione usando il rituale ‘Avanti verginelle’, poi accorgendosi che nessuno si muoveva rimediò sospirando, ‘beh avanti come siete…’. Un po’ quello che accade nella pallanuoto.

Se nel calcio miliardario è caos, nel mondo dello sport dilettantistico – nel quale la waterpolo resta ostinatamente abbarbicata nonostante gli sforzi immani fatti per renderla professionale e ‘monetizzabile’ – si è andati oltre. Si naviga a vista, ma l’impressione è che alla barra ci sia un timoniere bendato e pure con i tappi di cera alla orecchie.

Il novello Ulisse nel mondo della pallanuoto si chiama Federazione Italiana. La Fin è in buona compagnia: molte altre discipline danno l’idea di non sapere che pesci pigliare, anche se qui, nella pallanuoto, come sempre ci si vuole distinguere: la disorganizzazione pare elevata ad arte. Un breve riassunto di quanto accaduto alla ripresa dell’attività dopo la pausa natalizia. Si era arrivati a fine dicembre con diverse partite rinviate causa dilagare di positività tra gli atleti delle squadre di A1 maschile e femminile, A2 maschile, gli unici campionati partiti regolarmente.

Nei giovanili il caos. La Fin però la settimana scorsa ribadiva che il turno dell’8-9 gennaio si sarebbe disputato regolarmente. Salvo bloccare le gare dove i positivi ai tamponi (che vengono effettuati 48 ore prima della gara) fossero stati troppo numerosi. Risultato? Tre partite disputate, Anzio-Trieste e Ortigia-Pro Recco di A1 maschile, Frosinone-Acquachiara del girone Sud di A2 maschile. Tutto il girone Nord della serie cadetta rinviato, rinviato persino il recupero di A1 femminile. Uno strazio.

E lunedì 10 gennaio la retromarcia inevitabile della Federazione. “Il presidente della Federnuoto, Paolo Barelli, ha disposto la sospensione temporanea dei Campionati Nazionali di Serie A 1, A 2 e Under 18 maschile e A1 femminile, nonché il rinvio dell’inizio dei Campionati di Serie B maschile e A 2 femminile a data da definire in ragione della situazione pandemica Covid 19 in atto, che vede un notevole aumento di casi di positività. La ripartenza dell’A1 maschile è prevista per il 12 febbraio, dell’A1 femminile e dell’A2 maschile il 5 febbraio; durante questo periodo verranno recuperate le partite fin qui rinviate per Covid. L’inizio del campionato di B maschile è programmato per sabato 5 febbraio; il giorno successivo il via dell’A2 femminile. Parimenti il Comitato Regionale Ligure della Fin ha sospeso tutti i campionati regionali di pallanuoto dal 10 gennaio al 1° febbraio 2022, salvo nuove disposizioni”.

È un mezzo disastro e nessuno può dire che non fosse annunciato. Il presidente della Iren Genova Quinto, Giorgio Giorgi, si augura che ci sia una via d’uscita: “Si tratta oggettivamente dell’unica soluzione possibile vista la situazione che si stava creando, con un numero di partite rinviate per contagi o per giocatori sottoposti a quarantena che stava salendo in modo esponenziale. Nessuno è contento, chiaramente, ma quella designata è la sola strada percorribile per portare a termine il campionato. Per quanto ci riguarda, ci organizzeremo quanto prima per recuperare le gare che ci mancano per completare il girone di andata e farci trovare pronti con la seconda parte del campionato”.

L’Iren Genova Quinto deve recuperare le partite contro Catania e Savona (in trasferta) e Metanopoli (in casa). Un problema riuscire a farlo in quattro settimane. E infatti si sta delineando un’altra clamorosa svolta. In teoria si dovrebbe completare il quadro delle partite mancanti, andare avanti con il calendario e poi procedere a play off e play out. Ma il tempo, considerati gli impegni internazionali dei club e delle nazionali, sembra scarseggiare. E allora si sta pensando a un incredibile cambio in corsa di regolamento almeno per la A1, dove ci sono gli atleti e le atlete di interesse nazionale. Dividere le partecipanti in due gironi: quello di play off con le prime sette in classifica, quello di play out con le seconde sette. Ogni squadra disputerebbe solo le gare restanti con le avversarie dei mini-raggruppamenti invertendo il campo rispetto all’andata. E questo per restare in Italia.

Che dire della Len che tra martedì e mercoledì della scorsa settimana ha fatto disputare la settima giornata dei due gironi eliminatori di Champions League con viaggi e incontri tra squadre di nazioni dove il Covid infuria, tra le quali Recco a Dubrovnik e il Brescia che ha dovuto ospitare lo Jadran Split con mezza squadra in quarantena?

A completare il quadro in nero le notizie che arrivano da nuoto. Per esempio il Gruppo Sportivo Aragno ha comunicato il rinvio della quindicesima edizione del trofeo di nuoto, in programma il 16 gennaio con la giornata dedicata agli esordienti e dal 21 al 23 gennaio per le restanti categorie. Il motivo riguarda la grave situazione della pandemia, le regole organizzative, che prevedono oltre al super green pass, come è noto, per entrare in piscina, anche obbligo di tampone.

Il direttore della piscina di Pra’, che doveva essere teatro del prestigioso meeting giovanile, Marco Ghiglione: “Siamo amareggiati, delusi, arrabbiati perché lo sforzo per tornare a organizzare il trofeo, fermo da gennaio 2020, era stato enorme, da tutti i punti di vista, anche quello economico e non sappiamo se potremo recuperare almeno una parte di quanto investito. Avevano aderito oltre trenta società da tutta Italia, otto olimpionici tra cui Restivo, Zazzeri, Megli e Miressi, 4.000 presenze gara, e formula rivista: accesso all’impianto e alle gare regolamentato, atleti divisi in turni senza finali e premiazioni al termine di ogni gara. Non basta e ce ne rendiamo conto ma la preoccupazione è tanta. Facciamo un appello perché venga affrontata seriamente la questione dei costi energetici, letteralmente raddoppiati. Un ringraziamento alle cinque strutture alberghiere della zona che hanno reso totalmente la caparra versata dalle società per fermare le camere”. Un po’ di solidarietà dal basso a fronte della sordità delle alte sfere.

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