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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410

Il caso della Diga Perfigli: il paesaggio non è un’entità immutabile e tanto meno un dono della natura. Ma, per mantenerlo vincente, va conservato

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di ROBERTO MAGGI *

Con esercizio di ottimismo, proviamo a calarci in quello che sarà il giorno successivo a quello in cui l’azione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, supportata da sindaci, associazioni e pubblica opinione, avrà ottenuto la tutela paesaggistica, monumentale e storica degli orti di Lavagna. Il paesaggio avrà vinto sul cemento.

Quel giorno sarà opportuno ricordare che il paesaggio non è un’entità immutabile e tanto meno un dono della natura. Il paesaggio che vince sul cemento è prodotto da secoli di agricoltura consuetudinaria. Difficilmente un paesaggio di agricoltura industriale raggiungerebbe lo stesso scopo. Per mantenerlo vincente il paesaggio va conservato.

L’unico modo per conservare un paesaggio prodotto da pratiche agricole consuetudinarie è riprodurlo, ovvero riprodurre quanto più possibile quelle pratiche. Beninteso integrandole con la tecnologia (motozappe, trattori, trivellatori, apparati irrigui, tutto quanto serve a ridurre la fatica).

È ovvio che ciò avverrà se chi utilizza quelle terre trae vantaggio dall’uso consuetudinario.

Pertanto il giorno dopo il successo della Soprintendenza sarà il turno delle varie Amministrazioni competenti perseguire il successo della conservazione/riproduzione del paesaggio, ad esempio con azioni che favoriscano e promuovano la vendita diretta, istituendo certificazioni dei prodotti, concorsi, e altre azioni che certamente esistono o si possono inventare.

La poesia fa volare la fantasia e conforta lo spirito, ma solo se sarà economicamente vantaggioso gli orti di Lavagna vivranno.

L’alternativa è l’abbandono. L’abbandono produce rovi.

Lunedì 20 agosto molti cittadini hanno incitato i consiglieri comunali di Lavagna che entravano in Municipio per un importante consiglio comunale. Parecchi cartelli abbasso il cemento, nessuno abbasso i rovi.

Se l’abbandono dovesse malauguratamente avere il sopravvento, a quel punto preferirò il cemento. Perché il cemento può essere di buona fattura, di buon aspetto e utile.

I rovi sono soltanto bruttura, perdita di valore, sconfitta.

 (* Laboratorio di Archeologia e Storia Ambientale dell’Università di Genova, già Soprintendenza archeologica della Liguria)

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