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Giovedì 15 ottobre 2026 - Numero 448

L’Odissea al cinema: così il raffinato Nolan è riuscito a cucinare una classica americanata

Tre ore di film che comunque, come in ogni grande produzione, passano via senza annoiare. E ci sarebbe mancato pure questo 
The Odyssey, il kolossal di Christopher Nolan uscito nelle sale cinematografiche
The Odyssey, il kolossal di Christopher Nolan uscito nelle sale cinematografiche
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di SANDRO FRERA *

Ebbene sì, l’ho visto anche io. Inevitabile quando un autore come Nolan, capace di Memento e di The Prestige (ma anche Dunkirk), capace quindi di giocare mirabilmente col tempo e con lo spazio, incontra ‘Il poema’, andare a vedere di cosa è stato ancora una volta capace è un obbligo.

Mi aspettavo di tutto, abbreviazioni, mescolamenti, ritmi sincopati che dessero alla stranota vicenda un sapore e un colore nuovo e invece l’europeo Nolan, il raffinato Nolan, ha cucinato una classica americanata, arricchita di qualche assonanza Tolkiana (la civiltà da difendere) e da un paio di citazioni tra il sarcastico (Agamennone – Dart Fener) e il letterale (La notte dei morti viventi – il colloquio con Tiresia e gli altri defunti sulla collina nera e scura) o Kill Bill nel finale.

Non discuto qui la scelta degli interpreti (per quanto per immaginare una Calipso alta un metro e ottanta ci vuole una bella fantasia – più che accettare Clitennestra nera), né il taglio di Nausicaa e dei Feaci. Discuto tutto l’impianto scenografico che toglie il dialogo a Polifemo per renderlo evidentemente il cugino orribile di ET, che fa dei Lestrigoni dei cavalieri del male, che scopiazza l’Idra per rendere Cariddi e che, capolavoro finale, cita Kill Bill nella vendetta finale di Ulisse.

Ulisse più melanconico e riflessivo che eroe, come è piaciuto tanto all’illustre Mereghetti: sarebbe questa la grande trovata di Nolan? Ma ci si ricorda che con Calipso ogni giorno Ulisse sedeva su uno scoglio e piangeva?

Tutto da buttare? No, la scena dei morti viventi è comunque di grande impatto come la rivisitazione dell’episodio della Circe è moderno e convincente. Un po’ poco, mi pare, per tre ore di film, ore che comunque, come in ogni produzione americana che si rispetti, passano via senza annoiare. E ci mancava pure che con tutto quel materiale narrativo da rendere sullo schermo il nostro fosse riuscito nell’impresa (questa sì davvero ardua) di farci sbadigliare.

Vale il biglietto? Sì, per poter dire la propria con gli amici.

Vale il biglietto? Sì, se spingerà qualcuno a riprendere il testo.

Vale il biglietto? No, se uno, come era lecito, si attendeva un cinema di autore.

In sintesi: vale il biglietto? No, ma ormai l’ho pagato e non credo che vogliano ridarmi i soldi.

(* ideatore e promotore del progetto ‘Prima i lettori’)

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