di ROSA CAPPATO
Rinnovate alla luce delle più aggiornate conoscenze archeologiche, si rileggono le scoperte del piccolo villaggio protostorico di Camogli, contornato da pini e querce. Torna alla ribalta la Sala Archeologica, inaugurata nel 1981 e rinnovata di recente grazie alla collaborazione tra il Comune di Camogli e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria.
Qui, in via Gio Bono Ferrari 41, visitabile durante gli orari di apertura della Biblioteca Civica Niccolò Cuneo, che si trova nella stessa sede, sono custoditi alcuni degli oltre diecimila reperti recuperati al Castellaro, negli scavi degli anni ‘70, promossi dal Centro Studi Storia Camogliese e dall’ISCUM, Istituto Storia Cultura Materiale, di Genova e grazie alla collaborazione di G.B. Roberto Figari, presidente dell’Accademia dei Cultori di Storia locale.
“Le prime ricerche sul Castellaro di Camogli iniziarono nel 1969 – spiega l’archeologa Chiara Davite, che ha seguito in prima linea il progetto – stimolate dal nome stesso attribuito alla rocca naturale, alta circa 70 metri e affacciata a picco sul mare, che domina a levante il centro cittadino. È infatti frequente che località montane denominate Castellaro conservino tracce di insediamenti protostorici, scelti dagli antichi Liguri per la loro posizione difficilmente accessibile e per la possibilità di controllare efficacemente il territorio circostante. Le indagini, condotte dal Centro Studi di Storia Camogliese tra il 1969 e il 1975, si concentrarono su ricognizioni di superficie, durante le quali venne osservata la presenza di frammenti ceramici affioranti e furono individuate le zone con la maggiore concentrazione di reperti. Nel 1976 venne affidata all’ISCUM la realizzazione di alcuni sondaggi nelle aree più promettenti, allo scopo di accertare se si conservasse nel sottosuolo una stratigrafia archeologica, ovvero una successione di strati, di formazione naturale o antropica, che potesse essere attribuita attraverso resti di qualsiasi natura, a diverse fasi della presenza umana. Apparve subito evidente l’importanza che questo scavo poteva assumere per lo studio della protostoria ligure: infatti nonostante vi fossero al tempo numerosi rinvenimenti databili alla fine dell’età del Bronzo, questa era l’occasione per indagare l’insediamento con metodo stratigrafico e con il contributo di molteplici discipline scientifiche come l’analisi sui carboni, sui pollini, sulle ossa, sugli impasti della ceramica”.
Gli scavi condotti tra il 1976 e il 1977 hanno portato alla scoperta di un piccolo villaggio protostorico, con due capanne di forma ovale costruite su terrazzamenti. “Le abitazioni avevano una base in pietra e pareti in legno rivestite di fango. I numerosi reperti rinvenuti, oltre diecimila, hanno permesso di ricostruire la vita quotidiana degli abitanti: vasi in terracotta per cucinare, consumare e conservare i cibi, macine per la lavorazione dei cereali e resti animali che testimoniano caccia e allevamento. La presenza di fusaiole e pesi da telaio indicano, inoltre, attività di tessitura della lana all’interno del villaggio. Le analisi dei resti vegetali hanno infine contribuito a ricostruire l’ambiente naturale circostante, dominato da un bosco di pini e querce”.
L’allestimento è stato recentemente rinnovato alla luce delle più aggiornate conoscenze archeologiche, che consentono di rileggere le scoperte all’interno di un quadro interpretativo più ampio e articolato. “Grazie alla collaborazione tra il Comune di Camogli e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Genova, il museo si presenta oggi più moderno e coinvolgente, pensato per il pubblico contemporaneo, pur conservando alcuni elementi storici che testimoniano il precoce impegno della comunità locale nella tutela del proprio patrimonio”.
Nella teca si trovano anche oggetti preziosi in osso, ambra e bronzo. Sono testimonianze delle conoscenze e delle capacità artigianali degli abitanti del Castellaro e dei loro rapporti con le altre culture dell’età del Bronzo. Frammenti di anfore usate per il trasporto di olio e vino lungo le rotte commerciali marittime raccontano una fase di intensa attività sul Castellaro anche durante l’età del Ferro. Il ritrovamento di una piccola moneta in argento del I secolo a.C. prova che il sito continuò a essere frequentato anche dopo la conquista romana.
L’insediamento protostorico del Castellaro di Camogli narrato nella Sala Archeologica, è ora anche pubblicizzato in un dépliant bilingue. “La realizzazione della brochure, in italiano ed inglese, segna un piccolo ma significativo passo in avanti, nella valorizzazione della Sala Archeologica – sottolinea Paolo Terrile, consigliere delegato alla Cultura -, iniziata con la ricollocazione, in chiave più moderna, dei reperti rinvenuti sul Castellaro. La sistemazione più organica, un’illuminazione dedicata e, adesso, un opuscolo informativo, indirizzano i visitatori nel piccolo ma rilevante spazio espositivo. Ogni passo è stato coordinato dagli Uffici Cultura del nostro Comune con i referenti della Soprintendenza, che ringrazio sentitamente, e che hanno sostenuto e guidato i cambiamenti migliorativi apportati negli ultimi due anni. Questo passaggio vuole essere la dimostrazione dell’attenzione costante dell’amministrazione nei confronti di questo sito, patrimonio irrinunciabile per la storia dei primi insediamenti a Camogli, ogni anno visitato in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia”.