di ALBERTO BRUZZONE
L’anno che sta per iniziare si annuncia ad alta criticità per chi si sposta in treno in Liguria, in particolare per i pendolari del Levante e per chi utilizza la ferrovia per lavoro o studio verso Genova, Milano e Roma. Il fitto calendario di cantieri programmato da Rete Ferroviaria Italiana rischia, infatti, di trasformare la linea costiera in un percorso a ostacoli, con ritardi strutturali, soppressioni e tempi di viaggio allungati per mesi.
I lavori, concentrati soprattutto tra le stazioni Genova Brignole e Genova Nervi e nella stazione della Spezia Centrale, comporteranno interruzioni della circolazione ferroviaria e una drastica rimodulazione dell’offerta, con un impatto che ricadrà quasi interamente su chi ogni giorno utilizza il treno come unico mezzo di spostamento.
Il disagio più evidente riguarda i collegamenti a lunga percorrenza: per circa quattro mesi, a partire dal 1° gennaio, la coppia di Frecciargento Genova – Roma che transitava via Firenze sarà sospesa. Una scelta che, sostanzialmente, isola la Liguria dalla Capitale nelle fasce orarie più utilizzate: per arrivare a Roma entro le 10 del mattino resterà soltanto il Frecciabianca delle 5.07, una soluzione poco compatibile con le esigenze di lavoratori, professionisti e studenti. L’alternativa dell’aereo, già oggi poco competitiva, diventa impraticabile per i costi elevati, che in alcuni periodi (come le festività appena trascorse) sfiorano cifre proibitive.
Ma è sul traffico regionale che i pendolari pagheranno il prezzo più alto: secondo le stime, tutti i treni regionali accumuleranno ritardi medi di almeno 10 minuti, che salgono a 15 per le Frecce. Alcuni collegamenti verranno cancellati, in particolare tra Sestri Levante e La Spezia, mentre altri subiranno un rallentamento tale da stravolgere completamente la programmazione quotidiana. Emblematico il caso del cosiddetto Regionale Veloce delle 16.45, che perderà la sua funzione: da treno rapido diventerà un regionale che effettua tutte le fermate, con tempi di percorrenza che supereranno le due ore.
In molte fasce orarie entreranno in funzione bus sostitutivi, con ulteriori criticità: tempi di viaggio incerti legati al traffico stradale, impossibilità di trasportare biciclette e animali di grossa taglia e coincidenze difficili da rispettare. Un quadro che rende più complessa anche la mobilità serale, con alcune limitazioni destinate a protrarsi fino al 12 dicembre 2026.
Le ricadute non riguarderanno solo chi viaggia per lavoro. Il ridimensionamento dei collegamenti Intercity, diurni e notturni, verso Torino, Milano, Roma e il Sud rischia di penalizzare anche il turismo, rendendo il Levante ligure meno accessibile proprio nei periodi di maggiore afflusso.
Sul fronte politico, gli esponenti regionali del Partito Democratico hanno parlato apertamente di una situazione “ingestibile” per i territori coinvolti, accusando la Regione di immobilismo. “Ci attendono mesi complicatissimi – hanno dichiarato Davide Natale e Marco Baruzzo – con treni soppressi, ritardi cronici e un servizio che non risponde più alle esigenze di chi si sposta ogni giorno”.
L’assessore regionale ai Trasporti Marco Scajola ha assicurato di aver chiesto a Trenitalia una riduzione dei tempi dei cantieri, sottolineando: “Ben vengano i cantieri ma non devono essere i lavoratori a pagarne le conseguenze. Siamo disponibili ma la nostra pazienza ha un limite. Siamo dalla parte dei pendolari e non facciamo sconti a nessuno”. Anche le associazioni dei consumatori annunciano un monitoraggio costante: “I lavori sono necessari ma è altrettanto necessario che questi treni che sono cancellati temporaneamente vengano ripristinati il prima possibile, soprattutto per quanto riguarda il Frecciargento del mattino. Monitoreremo la situazione e valuteremo se chiedere tariffe scontate sui biglietti futuri” ha spiegato Furio Truzzi, il presidente di Assoutenti ligure.
Per migliaia di pendolari liguri, però, il problema resta concreto: più tempo sui mezzi, meno certezze sugli orari e una mobilità sempre più faticosa. Un sacrificio necessario in nome della sicurezza futura, ma che nel breve periodo rischia di pesare come un macigno sulla vita quotidiana di chi, il treno, lo prende ogni giorno.
Silvia Garibaldi, pendolare chiavarese e consigliera comunale della città, osserva: “I lavori vanno fatti, ma si poteva intervenire sull’orario con più intelligenza. Moltissime persone prendono questi treni e questa situazione ci mette oggettivamente in ginocchio. È una decisione sbagliata, loro continuano a dire che ci sarà il Terzo Valico, ma poi questi treni si fermeranno a Genova e chi è sulle riviere rimarrà comunque penalizzato. Non si riesce ad arrivare a casa, è un servizio che verrà a mancare. Anche dopo i lavori, non avremo i benefici della linea veloce. Rimarremo sempre una linea di serie B”.