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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410

Lavagnese e le altre: come il virus ha scacciato via il calcio dei “puri”

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di DANILO SANGUINETI

La stragrande maggioranza dei calciatori dilettanti campa con il rimborso spese, soprattutto in serie D. Spesso e volentieri è un vero e proprio stipendio con il quale un atleta praticamente professionista provvede per se stesso e la propria famiglia. Se per i professionisti tutti si agitano, chi pensa alle seconde file? Come se la stanno cavando le squadre dilettanti nel fronteggiare l’epidemia di Coronavirus? Per esempio come se la sta cavando il settore giovanile che spesso è un indispensabile fonte di sostentamento per il club?

Guardiamo alla Lavagnese, il club che da quasi vent’anni è nella massima categoria dilettanti grazie alla attenta, preveggente e ostinata politica del presidente Stefano Compagnoni e dei suoi assistenti. Il numero uno bianconero è preoccupato sotto almeno tre aspetti diversi: come persona, come dirigente di calcio e come imprenditore, essendo anche il titolare di una ditta importante come la Comer che deve fronteggiare un’emergenza tremenda dal punto di vista lavorativo.

“Penso ai tanti sforzi che abbiamo fatto nelle ultime due stagioni per festeggiare in modo degno il centenario del club e poi per allestire una squadra che mantenesse la categoria pur avendo perso molti sponsor e con una situazione impiantistica al limite del collasso”. Il campo Riboli ha il fondo in sintetico rovinato, da un anno è omologato solo in deroga. E mantenere la categoria, soprattutto, da quando il girone delle liguri è stato modificato, aggiungendo i forti club toscani, è un’impresa da rinnovare ogni dodici mesi. Compagnoni concorda cupo: “In questo torneo avevamo deciso di affidarci a risorse interne, dall’allenatore a gran parte dei giocatori. Ed è stata molto dura, soprattutto all’inizio. Poi piano piano abbiamo iniziato a risalire la china e con il girone di ritorno ci siamo tirati fuori dalla zona a rischio. In un certo momento siamo stati anche ultimi…”.

Poi lo stop, “prima sembrava minimo, poi si è allungato, e adesso non si sa più niente. Cosa potevamo fare? Abbiamo mandato a casa i giocatori, il personale tecnico. E aspettiamo”. Niente partite, niente sostegno, e i giocatori? “Noi continuiamo a rispettare i patti. È chiaro che i ragazzi avevano dei premi per arrivare alla salvezza. E adesso andrà tutto rivisto”. Perché non si sa che fine farà il campionato. “Io non vedo come si possa riprendere a breve. Noi non abbiamo oltretutto la possibilità di prendere le preoccupazioni e di fare i controlli che i professionisti usano. Quindi ci si rivedrà solo quando il pericolo di contagio sarà ridotto a percentuali infime. Cosa che al momento mi sembra molto lontana dall’avverarsi”.

Per i ragazzi del vivaio? “Direi che per loro è finita qui. Peccato, anche qui c’erano delle promesse e delle squadre che stavano facendo bene ma davanti a questo uragano che cosa si può obiettare?”.

Esatto, un uragano che rischia di spazzare via il calcio dei ‘puri’ (la foto in alto è stata scattata da Lucrezia Corciolani). “Io non so se e quando riprenderemo. Fare previsioni è senza senso, in qualche modo ripartiremo. Tento di ragionare con la Lavagnese come faccio con la mia Comer. Veniamo ogni giorno sul posto di lavoro, anche oggi (è domenica, ndr) e svolgiamo le nostre mansioni. È il modo che mi hanno insegnato per far funzionare i tuoi progetti, che sia lavoro o sport, non c’è differenza. Serietà, volontà, testa bassa e si va avanti”.

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