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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410
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Chiamarla vetreria è riduttivo, perché quando si entra nel locale di Francesco Lagomarsino si respira un’aura di magia, di antico, di bello. Un luogo in cui due passioni si sovrappongono fino a diventare la stessa cosa: in via Marsala, nel cuore di Chiavari, questo mestiere in estinzione è in simbiosi con l’amore per la Virtus Entella.

Dal sogno americano a Chiavari
La tradizione dei Lagomarsino è roba di due secoli fa e comincia molto lontano da Chiavari: “Bartolomeo, zio di mio padre, iniziò a fare il vetraio nel 1899 a New York, poi negli anni Venti si trasferì a Genova per lavorare nella vetreria degli ‘ex combattenti’. Nel 1932 si stabilì definitivamente a Chiavari nell’attuale posizione”.
È qui che Giuseppe, padre di Francesco, impara ad appena 17 anni e da ragazzo di bottega diventa il ‘re’ della bisellatura tramandando le conoscenze al figlio che da 30 anni vive quotidianamente a contatto con vetri e cristalli. Un percorso lungo e inaspettato: “Io vetraio? Proprio non ci pensavo. Presi il diploma da geometra e cominciai a praticare, ma non mi mettevano in regola. E allora decisi di lasciare e trasportare liquori e bibite, poi mi presero in una fabbrica di Carasco, ma avevo mezza giornata libera e così andavo da mio padre, in vetreria, per imparare. I miei genitori non erano molto felici, ‘maneggiare le lastre è pericoloso, tagliarsi è un attimo’ diceva mia mamma”.
Eppure giorno dopo giorno quel mestiere gli entra dentro la pelle, con un consiglio del papà sempre in testa: “Fai le cose bene e piano”.  Un peccato che questa arte si stia perdendo: “Io sono disposto a insegnare, gratuitamente, a chi avesse il piacere di imparare un mestiere. Oggi non è semplice a livello burocratico far venire una persona in negozio, ma se lo Stato non mette paletti io sono qui”.

Il suggerimento
La crisi della nautica, il boom delle grandi aziende come Ikea, la burocrazia che soffoca l’entusiasmo. La vita dell’artigiano è sempre più complicata: “La soluzione è creare un polo artigianale come hanno fatto a Santa Margherita, a Chiavari un’area idonea potrebbe essere in viale San Pio X utilizzando quei fondi europei troppo spesso chiusi nei cassetti”. Il figlio Danilo, sulla soglia della maggiore età, difficilmente ripercorrerà la strada del papà, ma lui, Francesco, ancora non ci pensa ad abbassare la serranda “perché mi diverto, questo mestiere ti permette di fare una cosa diversa ogni giorno, non ci si annoia mai a differenza di quando lavoravo in fabbrica”.

Un museo
In via Marsala sembra di stare in un museo: articoli di giornale, cimeli, la sedia simbolo cittadino e persino la terra del Comunale. Si respira la Chiavari di ieri e si tocca l’amore per la Virtus Entella: “La prima partita che andai a vedere fu contro il Monza, 2-2 il risultato finale, avevo dodici anni, mi accompagnò mio zio”, racconta Lagomarsino mostrando foto, gigantografie e maglie rigorosamente biancocelesti.

All’interno dell’attività ha sede il club  intitolato a “Ermes Nadalin”, l’idolo dei tempi passati a cui fa da contraltare l’affetto per un altro giocatore attualmente in rosa, Paroni, “un ottimo portiere e una bellissima persona. Ma siamo affezionati anche a Staiti e Troiano, gli autori dei gol che ci permisero di vincere a Cremona e andare in serie B”.
L’uomo dei sacrifici è pronto a farne un altro per la sua Entella: “Se ci salviamo vado a piedi dal Comunale al Santuario di Montallegro”.
Sacro e profano non stonano in questo locale d’altri tempi.

DANIELE RONCAGLIOLO

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