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Giovedì 9 luglio 2026 - Numero 434

Val d’Aveto, quella Polisportiva che visse due volte

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di DANILO SANGUINETI

Calcio ma non solo nella Polisportiva Val d’Aveto, che ha appositamente anteposto nella ragione sociale alla definizione geografica il termine che contraddistingue un club che pratica più discipline. Anche se il calcio era e resta il core business della società che in venti anni di peregrinazioni e sacrifici mai ha voluto tagliare il cordone ombelicale che la lega alla capitale della vallata, tanto da portare con orgoglio lo scherzoso appellativo di ‘Yeti’  per sottolineare un’appartenenza alla altissima montagna, almeno per i parametri liguri.

Santo Stefano è la casa madre, il Comunale il terreno dove si fa sempre ritorno, anche se le condizioni climatiche impongono nel pieno della stagione invernale la ricerca di campi sussidiari. La Polisportiva ha avuto un’evoluzione non lineare nel suo ventennale percorso, caratterizzato da alti e bassi così marcati da portare a un ‘quasi scioglimento’, seguito da una ‘simil resurrezione’.

Spiega nel dettaglio il segretario Roberto Cervini, instancabile catalizzatore dell’intera attività societaria. “La società  sino al primo decennio del secolo era molto sbilanciata sul calcio. Per la precisione sul calcio seniores. Con la prima squadra salimmo gradino dopo gradino i campionati Figc sino a conquistare la Promozione. Fu un balzo in avanti e contemporaneamente nel vuoto. Con un organico che rappresentava solo in parte la realtà avetana (ricco di giocatori ‘stranieri’ Ndr), senza un campo da poter sfruttare per tutto l’anno, capimmo a nostre spese che non potevamo reggere a quei livelli. Un paio di stagioni di riflessioni e poi la ripartenza quattro anni fa. Grazie al presidente Graziano Fontana e a un gruppo di dirigenti ricostruimmo la squadra con elementi autoctoni, e decidemmo che avremmo puntato a rimettere in ordine il campo di Santo Stefano e di procedere alle leve per creare formazioni di volley basket e calcio giovanile, sia maschile che femminile”.

Quando si comincia da zero, l’importante è non scoraggiarsi in partenza, superando gli inevitabili capitomboli. “Le prime due annate in Terza Chiavari non sono state facili. Nel torneo di esordio facemmo una collezione di ‘cappotti’ da riempire due guardaroba. Gli 0-7, 0-8 ci sono serviti. Il giocatori hanno appreso dure ma preziose lezioni, il gruppo si è saldato. Nel 2016-17 ci siamo piazzati quinti, fuori dai play off per un soffio, nel torneo attuale siamo di nuovo alle soglie della zona play off. Non sarà facile, ma se riusciamo a ridurre il gap dalla seconda potremmo anche andare agli spareggi: poche speranze di passarli, una grande iniezione di fiducia per il nostro ambiente”.
Che è ottimo: “Abbiamo un mister vulcanico, Alfredo Casella, uno che non accetta di perdere neppure nelle partitelle. I ragazzi affrontano con lui allenamenti e trasferte, che per noi sono tutte lunghe, senza fiatare. Va tenuto presente che in questo periodo, per ragioni meteorologiche, siamo dovuti ‘calare’ al Marchesani di Calvari. Speriamo di poter tornare a casa nostra, al Comunale di Santo tra un mese, un mese e mezzo”.
Piazzamento nel calcio a parte, Cervini sottolinea come la società abbia in programma miglioramenti a breve-medio termine su diversi fronti: “Intanto stiamo per partire con la sezione volley e la sezione basket giovanile, abbiamo iscritto le nostre under ai campionati di calcio CSI. L’idea è di finire i vagabondaggi per la zona, tra Rezzoaglio (palestre) e Santo Stefano (stadio) dovremmo avere entro breve tutto quanto ci serve in valle. Se poi va in porto l’accordo tra Comune di Santo Stefano e la Virtus Entella che pare intenzionata a fare della Val d’Aveto la sede dei ritiri estivi delle sue formazioni, potremmo inserirci nell’accordo e beneficiare dei miglioramenti apportati alla strutture sportive e ricettive”.

C’è aria nuova in Valle. La ‘Polisportiva che visse due volte’ non sprecherà la nuova chance.

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