di DANILO SANGUINETI
Alzarsi sopra la rete e oltre le sbarre. I confini tra un campo di volley, quelli di una vasca di pallanuoto e quelli più restrittivi perché mai oltrepassabili di un carcere italiano – abbinamento di per sé arditissimo – vengono abbattuti grazie al prodigarsi di società e operatori sociali instancabili. Si prenda per esempio il professor Furio Dioguardi (insegna Storia e Filosofia nel liceo di Pontremoli) che propaganda una modalità originale dell’uso dello sport come mezzo per recuperare “coloro che si sono perduti”.
Dioguardi ebbe cinque anni fa un impatto significativo sulla pallavolo paralimpica in Liguria, contribuendo alla creazione di squadre di sitting volley in diverse province. La sua passione per il sport e la sua dedizione alla promozione della inclusione hanno portato alla nascita di squadre come il Bagnone Sitting Volley e da 2021 dell’Entella Sitting Volley, che si è distinta per il suo impegno nell’integrazione tra atleti abili e disabili.
In più come aveva avuto diversi anni fa un ruolo attivo nella creazione di “Mani&Fuori”, una squadra di pallavolo all’interno del carcere “Dozza” di Bologna, così lo scorso autunno ha iniziato una volta la settimana a tenere un corso di volley nella casa di reclusione di Chiavari, tutte le settimane, di lunedì pomeriggio. Con lui ogni volta sei pallavolisti che incontrano dodici detenuti, ed offrono esempi teorici e pratici su come migliorarsi in questa disciplina. Due ore di lavoro intenso, spesso concluse con una partita dove si mettono in atto gli insegnamenti ricevuti. Confermato dunque l’impegno di Dioguardi nel promuovere la pallavolo come strumento di inclusione e recupero per persone con fragilità, non solo all’interno del mondo della pallavolo, ma anche in contesti come il carcere.
Lo stesso intento ha animato l’incontro tenutosi il mese scorso tra la Pro Recco e i detenuti della Casa Circondariale di Chiavari: per un’ora la biblioteca dell’istituto si è trasformata in uno spazio di confronto autentico e partecipato.
Il presidente Maurizio Felugo, l’allenatore Sandro Sukno e il capitano Francesco Di Fulvio, sono stati ricevuti dalla direttrice Darlene Perna e dal comandante della polizia penitenziaria di Chiavari, Matteo Gabriele Vacca.
Felugo, Sukno e Di Fulvio sono stati i protagonisti del dialogo con una trentina di detenuti. Le domande hanno spaziato dalla pallanuoto giocata agli aspetti più concreti della vita di un atleta, toccando temi legati al lavoro, alla progettualità e alla capacità di guardare avanti. Tante curiosità anticipate dalla proiezione di due filmati riguardanti la storia della Pro Recco e la recente tournée negli Stati Uniti.
L’incontro ha offerto anche l’occasione per riflettere su percorsi personali segnati da momenti di difficoltà e sulla necessità di reagire quando la vita impone cambiamenti improvvisi. Un’esperienza che, come sottolineato dalla direzione della struttura, lascia qualcosa a chi vive quotidianamente il carcere ma ancor di più a chi vi entra dall’esterno anche solo per un’ora.