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Giovedì, 25 maggio 2023 - Numero 271

Matteazzi, dg dell’Entella: “I ragazzi del vivaio sono la nostra grande forza”

“Coinvolgiamo 800 persone, un numero impressionante per Chiavari. Serve la riforma dei campionati e si deve puntare sui giovani”
I ragazzi della Primavera stanno disputando un ottimo campionato
I ragazzi della Primavera stanno disputando un ottimo campionato
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di DANILO SANGUINETI

I direttori generali dei club sportivi di fascia alta – per intenderci quelli che militano nelle serie professionistiche e che hanno “i dané” – si dividono in due categorie: quelli che dicono la loro su ogni cosa e quelli che centellinano le parole e soppesano persino le pause. Matteo Matteazzi, scelto dal presidente Antonio Gozzi per portare la società biancoceleste nelle serie che contano e possibilmente tenercela, appartiene senza alcun dubbio al secondo gruppo. Osserva e ascolta, conosce ogni dettaglio della macchina biancoceleste, e dice l’indispensabile. Preferisce agire piuttosto che promettere o vantare. In genere opera lontano dai riflettori, si espone quando c’è da difendere il club, spiegarne la politica, far avanzare i suoi progetti. È il vertice del terzetto che ha portato l’Entella nei 15 anni ‘Gozziani’ a salire dall’Eccellenza alla serie B, a tornarci una volta e a riprovarci, andandoci molto vicina, un’altra. Con lui il direttore sportivo Matteo Superbi (supportato da Daniele Rosso) e Manuel Montali, responsabile di un vivaio che può contare tre scudetti di categoria, due Juniores e una Beretti. È stato responsabile del vivaio per tre anni, dal 2008, quando venne cooptato nel progetto Entella dal presidente in persona, al 2011 quando venne promosso d.g.

Piuttosto che un riassunto di quanto combinato in questi anni preferisce un discorso più ampio. E se c’è da trattare sui massimi sistemi parla, eccome, e parla molto chiaro. “Siamo in un momento di transizione. Parlo del sistema calcio in generale, non sto pensando esclusivamente all’Entella, che in questi anni ha vinto ed ha perso come è normale che sia. Invece ci sono diversi aspetti, degli argomenti ‘macro’ sui quali c’è da fare più di una riflessione”.

Perché portare l’Entella nel professionismo non è stata una passeggiata, meno che mai tenercela. Il team dirigenziale, rimasto sostanzialmente invariato nell’ultimo decennio, lo ha appreso a sue spese. “Il che ci porta dritti al cuore del nostro ragionamento. Parlo della sostenibilità, se e come il calcio professionistico possa reggere di fronte a problematiche economiche e finanziarie sempre più assillanti. Ne parlano tutti, ma le proposte accettabili e realizzabili in un periodo ragionevole faticano a concretizzarsi. Il nostro punto di vista – per ‘nostro’ intendo quello del presidente e di noi suoi collaboratori – è che si imponga un ridimensionamento della struttura dei campionati professionistici e una razionalizzazione delle risorse. I due interventi si sostengono l’un l’altro. E chiaro che la riforma dei campionati permetterebbe di ridistribuire in maniera più equa i proventi di diritti mediatici e sponsorizzazioni . E’ innegabile che la serie C rispetto alle due Leghe superiori sia penalizzata. Attenzione non è solo una questione di entrate ma anche di uscite”.

L’indice di Matteazzi punta ad alcune storture evidenti nei rapporti tra club e gli agenti dei calciatori. “La Fifa ha deciso di regolamentare in maniera differente rispetto a oggi il loro operato, a partire dell’ottobre 2023, e credo che prima o poi anche la Figc si metterà per questa via. Siamo abbastanza attivi su questo fronte, dal presidente Gravina in giù abbiamo trovato la federazione molto disponibile. Con la Lega di serie C c’è piena collaborazione, il nuovo consiglio tiene in grande considerazione il nostro  parere, d’altronde sanno chi è il nostro presidente e come ha operato in questi anni”. I legami con ‘la vetta’ federale sono saldi e permettono di intavolare dialoghi importanti su argomenti che fino a poche stagioni fa erano tabù. “Siamo anche noi coinvolti nel dibattito sulla riforma della formula dei campionati. Per noi va rivista perché secondo me così com’è, è oggettivamente insostenibile. Ed è anche ingiusta per certi versi. Insomma non sta dando i risultati sperati, le incongruenze di un calendario troppo affollato, di cui abbiamo fatto le spese con l’assurda doppia trasferta in 72 ore contro Reggiana e Cesena, e di un meccanismo da migliorare sono sotto gli occhi di chiunque”.

Il d.g. biancoceleste preferisce le proposte alla pura critica. “Certo che serve una proposta alternativa. Io credo che la strada possa essere quella di creare una categoria semiprofessionistica in cui dare la possibilità alle squadre di avere dei benefici e di vantaggi fiscali, lasciando ad un numero più ristretto  di squadre, l’onere degli adempimenti e dei costi che con gli anni si è fatto sempre più gravoso e necessita di un’organizzazione ed una solidità economico finanziaria di alto livello”. Di punto in punto si arriva al cuore della proposta Matteazzi. “La sostenibilità passa anche dalla cura del proprio settore giovanile. Saremmo favorevoli, molto favorevoli alla obbligatorietà della presenza in rosa di ragazzi del proprio settore giovanile, come avviene già in parte in Serie A da questa stagione. Avere in campo dei ragazzi nati e cresciuti con il club dà anche una valenza morale oltre a servire all’abbattimento di costi. Rafforzerebbe lo spirito identitario del gruppo”.

La facile obiezione sarebbe che chi ha i mezzi sarebbe pronto pur di primeggiare a comprare i ragazzi per rafforzare il vivaio con lo stesso metodo piratesco con il quale allestisce le super rose delle prime squadre. La replica di Matteazzi rivela che il tema lo ha analizzato a fondo. “Intanto rispondo che un conto è spendere i soldi per il vivaio, cioè investire sui calciatori di domani invece che buttare fiumi di denaro per accaparrarsi nomi famosi, magari a termine carriera. Lo stesso C.T Mancini sul tema ha speso parole importanti di recente. Se facciamo questo, facciamo il bene del Club Italia, cioè di tutti noi”. La seconda replica è ancora più maligna. Parla bene chi come l’Entella è molto avanti su questa strada… “Questo, se permettete, è un merito non una colpa. E’ vero noi siamo avanti. Ma perché? Perché per anni abbiamo curato il progetto del settore giovanile. Ci sentiamo forti su questo tema, e non ne faccio una questione di opportunità, ne faccio una questione di principio”.

l dg dell'Entella Matteo Matteazzi con il presidente Antonio Gozzi
ll dg dell’Entella Matteo Matteazzi con il presidente Antonio Gozzi

In serie A e B le squadre sono formate spesso quasi esclusivamente da giocatori fatti arrivare da ogni dove, ci si dimentica di guardare a cosa accade in casa propria. E il morbo si sta diffondendo anche in serie C. L’Entella a questa moda non si è mai piegata. “Scegliamo i giocatori con cura. E ci siamo autoimposti la “quota obbligatoria”. Il riuscire a imporre come professionisti ragazzi che hanno compiuto da noi l’intera trafila delle giovanili è motivo di orgoglio. Ci riusciamo ogni anno, da diversi anni. Il che ci suggerisce che possano farlo anche gli altri. Ecco il perché dell’obbligatorietà: avere giocatori che abbiano fatto un percorso di almeno quattro o cinque anni nel settore giovanile implica che siano quasi per forza di nazionalità italiana perché risulta quasi impossibile andare a prendere degli stranieri così giovani”. È il momento di tirare le somme. Matteo Matteazzi fa l’elenco di cosa va fatto nel minor tempo possibile. “Migliorare gli  standard minimi di qualità del seguito mediatico, penso soprattutto alla riprese tv delle partite, che oggi sono insoddisfacenti, ed ho usato un eufemismo. Vengono imposti sacrifici a Società, calciator e tifosi e non ne vediamo il corrispettivo. Per ultima ma non meno importante la riforma dei campionati. Bisogna tagliare sul numero, la riduzione è in atto in forma non dichiarata, portare a due i gironi di C sarebbe il minimo per restituire omogeneità ed interesse al torneo”. Il suo discorso esula naturalmente da quanto sta accadendo in questi giorni, vale per qualunque categoria farà il prossimo anno la prima squadra… “Io sono un uomo di campo, vengo da lì e soffro in ogni partita, vorrei sempre vincere. Ma il mio ruolo mi impone di tirarmi fuori dalla attualità e provare a guardare in prospettiva. E allora mi rendo conto che il risultato sportivo della prima squadra è la punta di un lavoro incredibile. L’Entella non può essere ridotta a cosa fa la prima squadra. L’Entella è soprattutto i ragazzi del settore giovanile, i ragazzi della Caperanese Entella, i ragazzi ed i bambini dell’Academy, le ragazze del settore femminile. Stiamo facendo un lavoro faticosissimo per cercare di dare un valore identitario, una sensibilità comune a tutti questi ragazzi. È questo che ci tiene uniti, che dà forza anche al Presidente, a tutti noi per andare avanti. E’ immenso motivo di orgoglio che il vivaio sia in costante crescita. Sono circa 630  gli atleti che complessivamente indossano la maglia biancoceleste, se comprendiamo i dipendenti, allenatori, dirigenti e collaboratori che fanno riferimento al nostro club superiamo quota 800. Un numero impressionante se pensiamo che Chiavari supera di poco i 27mila abitanti”.

Il direttore generale si accalora quando parla della mission che si sono dati, si scopre che sotto l’apparente imperturbabilità c’è un entelliano che soffre. “In questi giorni la tensione è al culmine. Siamo alla vigilia di appuntamenti importanti. Per fortuna tanti campionati, tante battaglie mi hanno abituato ad interiorizzare nei momenti cruciali. Bisogna avere la forza di pensare e valutare bene: puoi dirti “ok il risultato non è arrivato, ma pensa a cosa stiamo facendo!” Quanti ragazzi stiamo mettendo sul campo, quanto lavoro stiamo facendo e tutto improvvisamente ha un senso”. L’Entella per Matteazzi vuol dire  continuità: pur negli alti e bassi della curva ma è una curva che resta sempre molto al di sopra della linea della sussistenza… “Non ho mai dimenticato quello che mi disse una volta un grande dirigente di un grande club: quando hai una società alle spalle puoi perdere la partita, ma alla fine sai che la società resterà con te e sarai vincente. Se non hai una società alle spalle perdi una partita e perdi tutto”. Il riassunto della grande divisione del calcio contemporaneo: da un lato meteore e dall’altro le società ‘faro’. Per non andare a sbattere a quale delle due vi affidereste?

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