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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410

Chiavari città dei portici: ma quale futuro immaginiamo per il nostro centro storico? Il dibattito è aperto

Emilio Castelli, residente: “La presenza dei chiavaresi va tutelata e agevolata in quanto garantisce al centro storico unicità, sviluppo e, cosa non trascurabile, controllo sociale del territorio”
Via Martiri della Liberazione a Chiavari, nota anche come Caruggio Dritu
Via Martiri della Liberazione a Chiavari, nota anche come Caruggio Dritu
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Come immaginiamo il centro storico di Chiavari? Ancora popolato dai chiavaresi e mantenuto nella sua originalità oppure trasformato come molte altre città italiane, comprese alcune della Riviera, in uno spazio quasi esclusivo per turisti? È un tema molto attuale e che ci piace lanciare, come ‘Piazza Levante’, ospitando una prima riflessione, quella di Emilio Castelli, che racconta la sua esperienza in prima persona. Seguiranno altri punti di vista all’insegna di quello che ci è sempre piaciuto fare: sollevare un confronto franco e animato.

di EMILIO CASTELLI *

Recentemente si è svolto a Chiavari un convegno su “Chiavari città dei portici, Storia/Conservazione e Progetto per il futuro”, in tale occasione è stato presentato lo studio condotto dall’Università di Genova.

Al di là dell’encomiabile studio dell’Università che ha messo in risalto lo stato di conservazione, i materiali usati e il rilievo dei nostri portici, credo opportuno fare un ragionamento più approfondito, più organico e cioè: i portici sono il simbolo del nostro centro storico, ma quale futuro immaginiamo per il nostro centro storico?? 

Per cercare di rispondere a questa domanda bisogna partire da un dato, da una particolarità che caratterizza il centro storico di Chiavari: è ancora abitato in gran parte da cittadini residenti a Chiavari. 

Non è un dato trascurabile in quanto la presenza di cittadini residenti significa servizi comunali sempre attivi e funzionanti al 100%, controllo sociale, esigenze particolari per chi ci vive quale ad esempio il parcheggio dell’auto e molte altre cose.

Se guardiamo a modelli di centro storico a noi vicini, ad esempio il centro storico di Sestri Levante, notiamo che quest’ultimo ormai da anni è costituto per lo più da seconde case per turisti genovesi/lombardi o turisti occasionali da week end. Se ci spingiamo all’estero, per esempio il sud della Francia, vediamo che molti centri storici di città turisticamente famose sono diventati una sorta di “parco del divertimento” con la presenza di negozi che vendono pseudo prodotti locali made in Cina o tuttalpiù ristoranti, i residenti non ci vivono più.

Quindi torniamo alla domanda fondamentale: che futuro per il centro storico di Chiavari?

L’attuale presenza di cittadini residenti va, a mio avviso, tutelata e casomai agevolata in quanto garantisce al centro storico unicità, sviluppo e, cosa non trascurabile, controllo sociale del territorio.

Tutto ciò non avviene per caso, occorre fare in modo che i giovani o coppie provenienti da altre città accettino di vivere nel centro storico di Chiavari non solo per la sua indubbia bellezza. Non è semplice, spesso ci si scontra con una rigida vincolistica imposta al centro storico; non è possibile che chi acquista un attico nel centro storico non possa realizzare un terrazzo o semplicemente ingrandire una finestra o debba impazzire per la ricerca di un posto auto nelle aree adiacenti: il residente deve poter usufruire di parcheggi auto dedicati nelle aree adiacenti.

I relatori del convegno chiavarese hanno evidenziato come se fosse un successo l’ulteriore estensione di queste normative vincolistiche. A mio avviso tutto ciò è sbagliato e scoraggia chi vorrebbe venire a vivere nel centro storico; con questa impostazione i residenti scapperanno e trasformeremo il nostro centro storico come, ahimè, sono diventati molti centri storici: anonimi negozi di catene famose a piano terra e appartamenti vuoti o affittati nei week end con Booking/Airbnb. Vogliamo questo? Il dibattito è aperto.

(* residente nel centro storico di Chiavari)

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