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Giovedì 8 ottobre 2026 - Numero 447

Arbitri aggrediti anche nelle categorie giovanili, Magri del Csi: “Avanti così il calcio si giocherà in un ring”

“È arrivato il momento di adottare qualche provvedimento per fermare questa pericolosa deriva dando segnali immediati: magari anche fermando i campionati”
Gli arbitri sono sempre più vittime di aggressioni anche nei campionati giovanili
Gli arbitri sono sempre più vittime di aggressioni anche nei campionati giovanili
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di DANILO SANGUINETI

Abbagliati dai riflettori del calcio professionistico, iper-ammiratore anche iper-controllato, ci si dimentica che alla base della piramide del football nostrano avvengono fatti a dir poco preoccupanti. Uno di questi è senz’altro la accresciuta violenza verso i direttori di gara, tendenza che è andata accentuandosi negli ultimi anni e che sta dietro, anzi potrebbe essere la motivazione principale del calo delle vocazioni e della sempre crescente difficoltà di trovare ricambi nelle “alte classi” arbitrali.

Un esempio lampante di quanto sta accadendo lo abbiamo grazie alla relazione di Cristiano Magri, vice presidente del CSI Chiavari Tigullio su un episodio assai increscioso accaduto un paio di settimane fa. 

“Ci risiamo. Accade di tutto in serie B dove la terna arbitrale è costretta a sospendere la gara per alcuni minuti per episodi sgradevoli e atti di razzismo (ai danni di un giocatore della Sampdoria). Quanto accaduto un paio di turni fa dalle nostre parti non è da meno ed è veramente vergognoso. Protagonisti in negativo dirigenti, allenatori, giocatori e tifosi-genitori”.

Magri non vuole dare indicazioni più specifiche ma si capisce che è un fatto che lo ha toccato nel profondo. 

“Gara di una categoria giovanile, affidata a un arbitro diciottenne, appena più grande dei giocatori in campo, viene subito rovinata da un dirigente che, per un episodio assolutamente incontestabile, inveisce più volte verso l’arbitro condendo le offese con una bestemmia e viene giustamente espulso. Gli animi si scaldano in campo ma anche sulle tribune. Il clou accade nel secondo tempo quando, dopo una espulsione per grave fallo di gioco (entrata a piedi uniti) dagli spalti e dal campo volano insulti di ogni genere. La gara continua ma i ragazzi in campo se le sono promesse e basta poco per scatenare una rissa”. 

L’atmosfera è elettrica, servirebbe che i più grandi, in teoria i più responsabili, gettassero acqua sul fuoco. Ed invece… “I dirigenti entrano in campo: invece di dividere i ragazzi vanno dall’arbitro per non far estrarre i doverosi cartellini. Un’espulsione per parte e poco dopo la gara finisce. Siamo al parapiglia. Insulti, botte, gestacci, sputi in campo e dalla tribuna con continui insulti al direttore di gara che fugge velocemente negli spogliatoi rincorso dai dirigenti di casa che sferrano pugni alla sua porta. Pessima gestione della sicurezza da parte dei gestori dell’impianto sportivo che continuano a far accedere persone non autorizzate in area protetta. Nonostante i solleciti, non ascoltano, perseverano. E non basta ancora: atto ancora più grave, i dirigenti della squadra di casa rifiutano di chiamare la forza pubblica ridendo in faccia all’arbitro. Tocca a lui contattare polizia e carabinieri. Fuori dal suo spogliatoio succede di tutto fino a quando, all’arrivo delle forze dell’ordine, inizia il fuggi fuggi. Nessuna scusa da parte dei tesserati coinvolti, anzi fuori si sente risuonare l’accusa che l’arbitro ha rovinato la partita”.

Dal particolare si passa alla riflessione, amara, sulle prospettive. 

“Errare è umano, sbaglia il gol il calciatore, sbaglia l’arbitro a fischiare. Tutto va avanti come prima e si gioca. Se i giocatori pensassero a giocare e i dirigenti/allenatori ad educare il calcio tornerebbe ad essere il gioco più bello del mondo, ma in questa società rovinata dai social media, perché utilizzati in modo scorretto da milioni di persone, rovinata dalla convinzione di aver in casa “Messi e Ronaldo”, rovinata dalla mancanza di rispetto ed educazione, andando avanti così il calcio verrà giocato in un ring e dovranno cambiargli nome e regole. È arrivato il momento di adottare qualche provvedimento per fermare questa pericolosa deriva dando segnali immediati: magari anche fermando i campionati al verificarsi di simili episodi”.

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