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Giovedì 22 ottobre 2026 - Numero 449

Allarme peste suina, ma gli ambientalisti attaccano: “No all’abbattimento dei cinghiali nel Parco dell’Aveto”

Le zone segnalate sono quelle del passo del Bocco, con possibile ingresso nella foresta dello Zatta e in area Parco. La decisione è stata reputata estrema dalla Lega Antivivisezionista
La peste suina continua a creare problemi nel nostro entroterra
La peste suina continua a creare problemi nel nostro entroterra
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di ALESSANDRA FONTANA

L’abbattimento dei cinghiali per il contenimento della peste suina fa discutere animalisti e anche ambientalisti. Nei giorni scorsi il Parco dell’Aveto (e non solo anche quello del Beigua) ha annunciato la decisione: “Come previsto dalle Ordinanze del Commissario Straordinario potranno essere effettuate azioni per il depopolamento del cinghiale, urgenti e necessarie per contenere la diffusione del virus della PSA. In tali giornate raccomandiamo a tutti i fruitori del Parco, per la propria sicurezza e per non vanificare le azioni di contenimento programmate, di evitare l’accesso nelle aree segnalate, modificando eventuali programmi di escursioni, riprogrammandoli semplicemente, e in piena serenità e sicurezza, in altre zone del Parco”. 

Le zone segnalate sono quelle del passo del Bocco, con possibile ingresso nella foresta dello Zatta e in area Parco. La decisione è stata reputata estrema da Leal, la Lega Antivivisezionista che si è scagliata proprio contro il Parco: “Le azioni di abbattimento dei cinghiali, che si svolgeranno nelle aree protette, non solo rappresentano una soluzione drastica e discutibile, ma rischiano di compromettere l’equilibrio ecologico del parco” spiegano.

Gian Marco Prampolini, presidente Leal, sottolinea il pericolo per l’equilibrio ecologico del Parco: “In un momento storico mai così nefasto e scellerato nei confronti della fauna selvatica, continuiamo a dire no a qualsiasi forma di violenza nei confronti degli animali. L’abbattimento massiccio dei cinghiali non tiene conto del ruolo ecologico che questi animali svolgono nel loro habitat e la loro eliminazione potrebbe portare a conseguenze impreviste come un’alterazione della biodiversità. Chiediamo maggiore chiarezza sulle modalità con cui verranno eseguiti questi abbattimenti e su come verranno monitorati gli effetti a lungo termine delle azioni intraprese”.

Quali potrebbero essere quindi le alternative? Leal sostiene la necessità di esplorare metodi più umani e sostenibili per gestire la popolazione di cinghiali e affrontare la peste suina: “Tecniche come la sterilizzazione, la gestione della Peste Suina Africana è una sfida, specialmente in relazione alla popolazione di cinghiali ma una corretta gestione degli habitat aiuterebbe in modo significativo la soluzione del problema”.

L’associazione infine fa un appello ai cittadini per sensibilizzarli sul tema: “È essenziale che le autorità competenti considerino le implicazioni etiche delle loro decisioni e investano in strategie che non solo proteggano gli allevamenti domestici dalla PSA, ma che preservino anche il nostro patrimonio naturale e si impegnino a promuovere, anche con il nostro supporto, metodi alternativi incruenti per risolvere le difficoltà legate alla Peste Suina Africana”, concludono con determinazione.

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