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Giovedì 9 luglio 2026 - Numero 434

Guido Lombardi e Anna Lajolo: i ricercatori del viaggio attraverso l’immagine

Insieme ad Anna Lajolo, compagna di vita e di lavoro, ha descritto il nostro territorio e il resto del mondo in libri e in pellicola, con sincero interesse e curiosità
Guido Lombardi e Anna Lajolo hanno descritto il nostro territorio e il resto del mondo in libri e in pellicola
Guido Lombardi e Anna Lajolo hanno descritto il nostro territorio e il resto del mondo in libri e in pellicola
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di ANTONINO DI BELLA *

Proprio nel luglio di cinque anni fa ci ha lasciato Guido Lombardi. Per chi non l’avesse conosciuto, Guido era un chiavarese doc, che con Anna Lajolo, compagna di vita e di lavoro, ha descritto il nostro territorio e il resto del mondo in libri e in pellicola, con sincero interesse e curiosità.

Guido nasce nella “città dei portici”. I suoi genitori, Pietro e Cesarina, erano titolari della storica drogheria “Pompeo” che si affacciava su Piazza Mazzini angolo Caruggio Dritto, nel “salotto buono” della città. La bottega prendeva il nome dal trisavolo Francesco Pompeo Luca, nato a Cremona nel 1846. Dal matrimonio di Pietro, detto Pedrin, e Cesarina, chiamata da tutti Rina, nacquero cinque figli: Maria Antonietta (Nenna), Giacomo (Mino), Amelia (Melitta), Guido e Francesco detto Franco che ha scritto un libro, dedicato alla storica bottega familiare, dal titolo “Le storie della drogheria”.

Mino, l’ultimo gestore del negozio mancato pochi mesi dopo Guido, rappresentava la vera memoria storica della bottega e della famiglia. Guido scriveva invece che negli anni cinquanta e sessanta la bottega era “un crocevia di filosofi nonché libera università popolare”. Certo, all’interno si poteva trovare ogni genere di spezie compresi gli introvabili cardamomo, curry o macis. Un’ampia scelta di grappe, vini e liquori, liquirizia e ogni tipo di caramelle catturavano il cliente, e nel periodo natalizio era poi tutto un esplodere di dolci, frutta candita, fichi secchi, datteri, acqua di fior d’arancio e prelibatezze provenienti anche da oltre i confini nazionali. Completavano l’offerta innumerevoli prodotti per la cura della persona, per la pulizia della casa e per l’agricoltura ma anche cannelli di zolfo per il torcicollo oppure mastice per risanare le botti… e molto altro. Se in città o nelle vicinanze non trovavi ciò che ti serviva potevi sempre contare su quella bottega che si affacciava sulla “Ciassa di coi”.

Ma poco fuori del negozio e sotto i portici antistanti, ecco la ‘scuola di filosofia’: vi si ritrovavano negli anni del boom economico amici e personaggi che per diversi motivi rappresentavano uno spaccato della gioventù di allora. Pensatori e artisti, veri docenti o maestri di vita, appassionati sportivi ma anche fieri “vitelloni” di provincia con annesse storie e relativi sogni. 

Dopo i sogni arrivò però, ai primi anni settanta, il tempo di scegliere o perlomeno di capire “cosa si voleva fare da grandi”. Guido decise di dedicare la vita alla sua passione, cioè l’arte visiva applicata al cinema e alla televisione. Partì quindi per Roma trovando lavoro come tecnico della Rai, ma il suo orizzonte andava oltre.  Eccolo quindi iniziare la sua attività di impegno sociale frequentando una vera ed importante scuola di cinema.  Divenne inoltre uno dei pionieri del video in Italia, fondando nel 1971 con altri compagni la cooperativa Videobase, attiva nella produzione di video militanti e di controinformazione. 

Nella capitale conobbe la torinese Anna Lajolo, insieme gireranno film di impegno politico-sociale premiati anche nei festival internazionali, come opere del cinema underground e docufilm che li porteranno a girare l’Italia per descrivere la realtà delle lotte sociali, come ‘E nua ca simu a forza du mundu’, del 1971, ‘Quartieri popolari di Roma’o ancora ‘Policlinico in lotta/Carcere in Italia’. La passione per il jazz e per la musica gli fa registrare ‘I blues. Viaggio nel vegetale’. Con la realizzazione de ‘L’isola dell’isola’ Guido e Anna documenteranno poi la storia della comunità di Carloforte nell’isola di San Pietro, enclave ligure in terra sarda dove ancora oggi si parla un dialetto genovese.

Nei primissimi anni ottanta, con la nascita del terzo canale Rai regionale, la coppia Lombardi-Lajolo cominciò a realizzare una serie di puntate dedicate al Tigullio e al suo entroterra. Nacquero quindi rassegne di episodi che vedevano al centro personaggi e luoghi tipici e particolari. Grande spazio venne dato alla Val Graveglia, alle spalle di Lavagna, dove all’epoca era ancora in funzione la più grande miniera di manganese, quella di Gambatesa. 

Cassagna, ove Guido da bambino trascorreva l’estate, furono intervistati le cernitrici che sceglievano il materiale estratto, e i minatori che raccontavano le difficoltà e la vita all’interno delle cave. Altri episodi di quelle storie televisive erano ambientati a Chiavari: raccontavano la storia delle famose sedie Campanino, o quelle di tipici personaggi che giravano per la città o animavano i locali. 

Un altro argomento descritto era quello del cibo e dei luoghi dove lo si consumava. I fainotti dove si produceva la farinata, famosa specialità a base di farina di ceci, o trattorie dove si potevano incontrare artisti, poeti e scrittori del Tigullio fianco a fianco ai comuni avventori. Il tutto era girato sotto la regia di Guido e Anna e con la professionalità di Guido Benvenuto telecineoperatore della Rai, nonché loro amico, che filmò anche altri reportage come nel caso della Riserva delle Agoraie in Val d’Aveto.

Agli inizi degli anni novanta però, forse con la complicità dell’aria di mare che respiravano quando tornavano a Chiavari (tanto da far scrivere a Guido ‘di questa città mi manca l’azzurro del cielo e del mare in una giornata di Maestrale’ ) ecco nascere in loro il desiderio di andare oltre. Questa voglia crebbe al punto che decisero di chiedere il permesso alle autorità per trascorrere un periodo sull’isola di Tristan da Cunha, sperduto possedimento inglese nell’Oceano Atlantico. Qui nel 1892 dopo il naufragio del brigantino a palo ‘Italia’ avevano trovato rifugio i marinai camogliesi Repetto e Lavarello e il lavagnese Giulio Tiscornia. Dopo le autorizzazioni Guido e Anna partirono per un’avventura che rimase loro nel cuore. Giunsero a Città del Capo e si imbarcarono su di un cargo mercantile, e dopo 3000 chilometri e circa sette giorni di navigazione arrivarono nell’isola più solitaria del mondo, dove vivono trecento abitanti discendenti di balenieri e naufraghi europei e americani. Durante i tre mesi di permanenza documentarono la vita di quella piccola comunità, microcosmo unico, fedele ai principi di solidarietà e uguaglianza, che difende con orgoglio il proprio isolamento e la natura aspra e incontaminata dominata dai venti e dal mare. Quel viaggio si trasformò in un’avventura della mente, tanto che Guido scrisse che ‘Tristan è uno di quei posti al mondo che ti cambia la testa’.

A malincuore ripartirono, e col materiale registrato produssero alcuni documentari per la Rai dal titolo L’isola in capo al mondo e L’isola trovata e scrissero Le lettere di Tristan e Tristan da Cunha: i confini dell’anima. Quel richiamo al senso di libertà del mare rimase loro tanto impresso che decisero in seguito di visitare altre isole remote come l’Isola di Robinson Crusoe, nell’arcipelago cileno delle Isole Juan Fernández, e l’Isola di Pitcairn nell’Oceano Pacifico, producendo in seguito due documentari. 

Ritornati in patria dedicarono da allora il loro tempo a documentare, e filmando, piccole e grandi realtà. Famoso è il loro cortometraggio del 2005 intitolato Sussurrate con me fontane romane dedicato alle tante fontane della loro città di adozione, dove accanto alle belle immagini di Guido si ascolta la descrizione dalla voce di Anna. 

Ma la Liguria e Chiavari restavano sempre nel cuore di Guido, che si dedicò pertanto alla stesura di altri libri come Il respiro del fiume, dedicato al fiume Entella, ai suoi luoghi e a coloro che ci abitano e ancora coltivano le terre circostanti; o Acqua dolce-Storie chiavaresi, o ancora Le storie che noi siamo e L’intarsiatore, dedicato a Luigi Buder. Questo personaggio chiavarese, costruttore di violini, pittore e maestro dell’antica arte dell’intarsio, abitava soffitte da lui considerate porte dell’inferno e si riteneva spiato da immaginari persuasori occulti e persecutori che, a detta sua, gli insidiavano l’esistenza con le radiazioni contaminando i suoi cibi, l’acqua e l’aria.

L’ultimo libro di Guido e Anna, scritto a quattro mani, ma soprattutto a due cuori, è stato Bella la luce del giorno: una specie di testamento culturale, e la loro storia più bella. 

Anna ha raggiunto Guido dopo circa un anno. Le loro opere in pellicola sono state donate all’archivio dell’Istituto del Cinema di Roma.

(* storico e cultore di tradizioni locali)

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