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Giovedì 11 giugno 2026 - Numero 430

“Basta far aspettare i giovani in panchina”: l’appello degli industriali al convegno di Confindustria a Rapallo

La presidente dei Giovani Imprenditori, Maria Anghileri: “Lanciamo la proposta di un salario competitivo: fine a mille euro in più nel primo anno”. Emanuele Orsini: “Confindustria non sta con nessuna forza politica”
Maria Anghileri ed Emanuele Orsini al convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria svoltosi a Rapallo
Maria Anghileri ed Emanuele Orsini al convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria svoltosi a Rapallo
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(r.p.l.) Gli industriali under 40 chiedono un Paese dove “i giovani non aspettano in panchina”. Giovani che oggi “sono arrabbiati, bloccati”, giovani che il Paese “sta perdendo”. La leader dei Giovani Imprenditori di ConfindustriaMaria Anghileri, dal convegno di Rapallo, occasione di confronto con i leader dei partiti, chiede quindi di “restituire ai giovani la fiducia nella prospettiva del proprio futuro”, di ricostruire “una promessa di futuro” che “in Italia si è incrinata”. Si rivolge a “tutte le forze politiche”, chiede “un impegno concreto” ora che “sta iniziando una lunga campagna elettorale: fare le riforme che servono per far ripartire la crescita in Italia”.

Industriale dell’acciaio, Maria Anghileri interpreta il clima tra i giovani industriali e si rivolge alla politica guardando alle elezioni: “Credo che sia chiaro, ormai, che il Paese non va. Non va perché non cresciamo”. E lancia una “proposta forte, concreta, un salario competitivo per i giovani under 35: fino a mille euro in più al mese nel primo anno di lavoro. Cambiano la vita. Il meccanismo è un’esenzione Irpef decrescente su cinque anni, fino a 50mila euro di reddito: dal 100% nel primo anno al 20% nel quinto”.

È una sfida alla politica: “Ora ci serve trovare chi abbia il coraggio di attuarla”. C’è un problema di costi? “È un investimento per il futuro”. Va affrontato il nodo dei salari bassi per i giovani (“Lo Stato, per primo, non paga a sufficienza i suoi lavoratori”).

“Dobbiamo detassare chi investe in start-up, per cinque anni, affinché i giovani possano consolidare la loro iniziativa d’impresa”, dice dallo stesso palco il vicepremier Antonio Tajani. La proposta dei giovani industriali rilancia quella “lanciata alla Leopolda chiamandola start-tax”, rivendica il leader di Italia Viva Matteo Renzi che dice: “È una proposta che ha un senso e su cui si può ragionare”. Anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, richiama “la start-tax proposta dall’alleanza progressista” e condivide la proposta degli imprenditori, proponendo anche “un fondo per aiutare le start-up dei giovani” nelle aree interne dove serve più sostegno.

I giovani industriali chiedono anche di “facilitare la creazione di nuova impresa in Italia”, con due proposte: “Una borsa per l’imprenditorialità, ispirata alle borse di dottorato, il cui unico fine sia la nascita di una nuova impresa innovativa, ed un portale unico, un’unica interfaccia digitale che integri in un solo punto l’avvio d’impresa, l’accesso agli incentivi e le garanzie”. E in vista della tornata elettorale sollecitano il voto a distanza per i cinque milioni di fuorisede per motivi di studio, lavoro o salute: “Basta rimandare”.

Il quadro dell’economia preoccupa: “Dalle spalle delle piccole, medie e grandi imprese va tolto il peso delle inefficienze di sistema – fisco, burocrazia e costo dell’energia – affinché liberino spazio per aumentare ancora gli investimenti, l’innovazione, la produttività e quindi i salari”, avverte ancora Maria Anghileri: “Lo Stato deve togliere il giogo che ci ha messo sulla schiena, a noi e ai nostri dipendenti”: è ingiustificabile, aggiunge, continuare a farne “una miniera da cui estrarre l’80% del gettito fiscale”. E serve una spending review, ci sono “storture del sistema che vanno riequilibrate”: Anghileri ricorda che “su oltre 1.100 miliardi di spesa pubblica, solo 99 miliardi sono stati destinati a istruzione, ricerca e sviluppo, 33 al sostegno delle giovani famiglie e alla natalità. Dall’altra parte, quasi 400 miliardi sono stati assorbiti dalla spesa previdenziale e assistenziale. In Italia il rapporto fra passato e futuro è di quasi 3 a 1. Non è più accettabile. Deve diventare 1 a 3, a favore dei giovani. Servono scelte scomode”.

Il giorno dopo, a chiudere i lavori del convegno è stato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. Anche lui ha parlato del quadro politico nazionale. “La giacca non ce la tira nessuno. Continueremo a dire le cose che servono per l’industria e lo continueremo a fare con forza”. Confindustria si tiene lontana dal primo riscaldarsi di clima preelettorale, a 500 giorni dal voto, e respinge il commento di chi ha letto un endorsement al governo nell’appello alla responsabilità lanciato dall’assemblea annuale degli industriali. Il presidente Emanuele Orsini ha scelto di dirlo in modo diretto, con molta chiarezza. Alla politica dice: “Serve che i partiti ci mettano il coraggio. È quello che noi chiediamo”. L’appello alla responsabilità lanciato dagli industriali è a non dividersi “anche sull’acqua naturale”, a evitare posizioni “ideologiche” quando “ci sono alcune grandi questioni sulle quali è assolutamente assurdo dividersi”. Un esempio – è una occasione per ribadirlo – è l’appello degli industriali alla politica perché ci sia unità sul tema del nucleare: serve “una visione comune”.

E sulla linea degli industriali sottolinea: rispetto alla relazione all’assemblea annuale del Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, “siamo molto allineati, e le stesse cose le dice il presidente della Repubblica. E poi dicono che noi siamo schierati?”.

Orsini ricorda quando ha preso posizione in modo critico verso il Governo, con il ministro Giorgetti: “In passato ho detto: non ci serve un ministro da copertina”, e “le litigate fatte con Adolfo Urso”, così come al ministro riconosce “l’appoggio dato sugli esodati di Industria 4.0”. “Noi non abbiamo risparmiato nulla a nessuno”, rimarca, così come va riconosciuto che “quando una cosa è fatta bene, è fatta bene per tutti”.

Intanto, già “si parla un po’ troppo di campagna elettorale, credo che a 500 giorni dal voto di cose da fare ce ne siano tante. Detto questo, Confindustria non sta con nessuno. Sta con le cose che fanno bene alle imprese”, sottolinea ancora il leader degli industriali indicando che, da qui verso il voto, l’atteggiamento dell’associazione degli industriali sarà quello di “essere propositivi, che è quello che sa fare”. Di “parlare con tutti i partiti per cercare di fargli capire che comunque se vogliamo tutti bene a questo Paese, dobbiamo ottenere un solo risultato, farlo funzionare. Noi faremo quello, continueremo a farlo nel bene e nel male, però non cambieremo il nostro modo di essere”. Ed il modo di essere di Confindustria – Orsini lo ribadisce più volte – “è quello di essere indipendenti”.

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