(r.p.l.) Ai lettori – Il settimanale ‘Piazza Levante’, seguendo la tradizione anglosassone dei media che sostengono apertamente una posizione, ha deciso di ospitare sulle proprie pagine solamente le ragioni del Sì riguardo al prossimo referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Lo scriviamo in piena onestà intellettuale e con piena trasparenza rispetto a chi ci segue.
di ALBERTO BRUZZONE
“La riforma della corte disciplinare per i magistrati era nel programma del 2022 del Pd. Confesso il mio stupore per questi cambi repentini. Noi siamo sempre stati per una democrazia bipolare: distinguiamo e votiamo Sì”.
Lo sostiene il costituzionalista Stefano Ceccanti, già parlamentare del Partito Democratico e oggi vicepresidente di Libera Eguale, una delle associazioni schierate per il Sì al prossimo referendum sulla riforma della giustizia in programma il 22 e 23 marzo. Ceccanti, che proviene per storia e per idee dal centrosinistra, è tra quel gruppo di esponenti politici che voteranno Sì unendosi, in questo senso, alle intenzioni di voto del centrodestra. Una ‘spaccatura’ dentro la coalizione progressista che sta infiammando questa stagione politica e, in particolare, questa campagna referendaria.
Per Ceccanti però, che da oltre vent’anni è docente ordinario di Diritto Pubblico Comparato alla Sapienza di Roma, oltre che allievo del costituzionalista Augusto Barbera (un altro grande sostenitore del Sì), “si tratta di un referendum in cui, per definizione, non c’è disciplina di partito né di coalizione. Non è quindi per nulla strano che una parte del Pd e del centrosinistra riaffermi un punto in cui ha sempre creduto, la separazione delle carriere come conseguenza logica del nuovo codice con il processo accusatorio di Giuliano Vassalli di fine anni Ottanta”.
Ceccanti prosegue: “Oltre alla nostra associazione, sono impegnati per il Sì anche due partiti del centrosinistra, piccoli ma densi di elaborazione su questa materia: Più Europa e il Psi. Un terzo partito, Italia Viva, lascia libertà di voto ma mi sembra di vedere che la grande maggioranza dei suoi quadri sia per il Sì. Fuori dal centrosinistra, ma comunque all’opposizione, sono per il Sì anche Azione e i Liberaldemocrratici. Tutte forze che alle Elezioni Politiche saranno contrarie al centrodestra, ma che al referendum votano con convinzione sul tema specifico, rispettando il significato profondo di questo strumento di democrazia diretta”.
Ceccanti osserva: “Noi votiamo Sì in nome del socialista riformista e partigiano Giuliano Vassalli, che riteneva la riforma decisiva per l’implementazione del nuovo processo accusatorio. Quindi in nome delle diverse, e non poche, matrici del riformismo che convergevano su quelle posizioni. Erano ancora largamente maggioritarie nella legislatura 1996-2001 dei Governi dell’Ulivo e del centrosinistra quando si approvò il nuovo articolo 111 della Costituzione che parla di giudice terzo, alludendo a un futuro completamento con la separazione”.
Secondo l’ex parlamentare dem, “le ragioni del No sono politiche: la voglia di opporsi a tutto ciò che propone la maggioranza, non distinguendo le istituzioni dalla politica ordinaria, come invece ha invitato a fare il presidente Mattarella richiamando il dialogo alla Costituente, alla capacità di allora di distinguere tra lavoro comune sulle regole e divisione sul Governo dovuta alla Guerra Fredda. Vi è poi e la paura del Pd di farsi scavalcare dal M5s che finisce per approdare a una sorta di sindrome di Stoccolma. Non sono quindi, per la gran parte, motivi di policy, di merito. Quelle di merito sono sostanzialmente delle sovrastrutture propagandistiche che deviano rispetto all’impianto riformista delle culture politiche riformiste originarie. È il No che è in discontinuità rispetto al solco tracciato dall’Ulivo e dalla nascita del Pd e non si può certo chiedere un conformismo solo per ragioni politiche, snaturando a tal fine il ruolo del referendum dove il giudizio deve essere sul testo della riforma”.
Anche perché “la riforma non tocca i rapporti tra giustizia e politica. L’impatto è a garanzia dei cittadini perché separando davvero le carriere a partire dal Csm si consente a gip e gup di poter dire di no ai pm nella fase delle indagini preliminari, dove la loro subalternità odierna porta a colpire le persone, rendendole vittime di un processo mediatico. Molti vengono poi assolti in seguito, ma questo non compensa il calvario precedente”.
Libertà Eguale, fatta di persone tutte di centrosinistra, “da venticinque anni sostiene questa posizione. Era giusto rimarcare il pluralismo che esiste nel centrosinistra in modo chiaro e netto e non solo come singoli dissensi. La Costituzione prevede il referendum come possibilità per l’elettore di esprimere un giudizio diverso rispetto al partito che si vota alle politiche. Esse sono un giudizio complessivo, e ognuno di noi semplifica perché nessuno condivide del tutto le posizioni della forza politica che vota, il referendum è una scelta puntuale di merito. Questo è ancora più vero per i referendum costituzionali. La Costituzione è molto più importante e destinata a durare, non avrebbe senso votare sulla base degli schieramenti di oggi. Se dovessimo ragionare per appartenenze tanto varrebbe eliminare i referendum”.
Sul tema del sorteggio per i magistrati del Csm, Ceccanti precisa: “Io avrei preferito i collegi uninominali al sorteggio, lo sostenni anche nella Commissione ministeriale in cui mi nominò il ministro Orlando, ma i magistrati volevano sistemi basati sulle correnti. Pur essendo uno strumento rozzo, il sorteggio comunque migliora lo status quo perché mette in discussione le rigidità correntizie. Siamo comunque attenti a non demonizzare il sorteggio: la Costituzione già lo prevede per un compito importantissimo, per scegliere sedici giudici aggregati tra una lista di quarantacinque votata dal Parlamento addirittura per giudicare il Capo dello Stato per alto tradimento o attentato alla Costituzione”.
Infine, un messaggio al suo partito: “Ho fatto il candidato del Pd nel 2022 e nel programma c’era scritto che bisognava fare la riforma costituzionale con la riforma disciplinare: qualcuno dice che l’avremmo fatta diversa, ma era l’unico partito ad avere nel programma del 2022 la riforma costituzionale con la Corte disciplinare. Noi non ce ne siamo scordati e proseguiamo il nostro impegno con la sinistra del Sì. Con questa riforma completiamo il lavoro dei parlamentari del 1999 che votarono il nuovo articolo 111 della Costituzione che dice che il giudice è terzo ed equidistante dalle parti. Vedo invece con dispiacere un gioco alla campagna chi delegittima di più gli altri individuando sostenitori ‘impresentabili’ nello schieramento altrui o argomenti derivanti dal settarismo. Da molti me lo posso aspettare, ma dalla campagna ufficiale di un partito serio e con cultura di governo come il Pd, no. Sarebbe bene che qualcuno vigilasse da qui in avanti”.