È mancata nei giorni scorsi, all’età di 90 anni, Fernanda Contri, avvocata di lungo corso, membro del Consiglio Superiore della Magistratura, ministro per gli Affari Sociali e prima donna a diventare giudice della Corte Costituzionale. Era nata a Ivrea nel 1935, aveva vissuto a lungo tra Genova e Roma e, negli ultimi anni, si era stabilita a Chiavari, dove aveva un appartamento pieno di libri, studi e ricordi di una vita. Pubblichiamo un ricordo del nostro editore, Antonio Gozzi, e, a seguire, un colloquio concesso a ‘Piazza Levante’ sul tema delle Madri Costituenti.
(a.g.) Il rimpianto più grande è non essere riuscito a vederla nelle ultime settimane. Conoscevo Fernanda da tantissimo tempo: avevo 23 o 24 anni quando mi consigliarono di rivolgermi a lei per aiutare una famiglia in difficoltà con una pratica di adozione. Risolse tutto brillantemente, unendo una competenza giuridica straordinaria a un’umanità rara, cresciuta nel contatto con la gente comune, con gli anziani e con i più deboli, nel suo percorso nel Partito Socialista.
Quando come segretario regionale del PSI alle elezioni politiche del 1992 le proposi di candidarsi al Senato nel collegio di Albaro, accettò con grande umiltà, pur sapendo che si trattava di una vera e propria “mission impossible”. Da lì il nostro legame si è rafforzato: un’amicizia profonda, una comunanza quasi fraterna. Andavo a trovarla spesso, perché la sua presenza era un conforto e una lezione di vita.
Ricordava sempre il rapporto con Giovanni Falcone: lo aveva difeso nel Csm, anche trovandosi in minoranza, e il legame tra loro è rimasto saldo fino alla fine. E poi c’era Giorgio, suo marito, uomo di straordinaria saggezza e simpatia: insieme hanno vissuto con passione, stimandosi e sostenendosi a vicenda.
Fernanda era una donna di grande cuore, intelligenza e coraggio, che ha lasciato un segno indelebile in chi ha avuto la fortuna di conoscerla.
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(r.p.l.) “Quando la Costituzione entrò in vigore, nel 1948, avevo tredici anni e andavo alle scuole medie. A casa mamma e papà avevano un entusiasmo particolare, mentre noi alunne e alunni in classe capimmo subito che stava per cominciare un periodo eccezionale.
Eravamo ancora molto giovani, ma della Costituzione in classe si parlava tantissimo: ci pareva una meraviglia, una manna dal cielo dopo anni vissuti in maniera veramente difficile, prima con la guerra e poi con la dittatura. Sapevamo che in Parlamento le Madri Costituenti avevano fatto un lavoro straordinario, e sapevamo che, dentro quel Parlamento, ventuno donne, una piccolissima parte in percentuale rispetto a tutto il resto dell’Assemblea Costituente, erano riuscite con le loro battaglie a scrivere un testo così bello, così profondo, così preciso che, a 75 anni di distanza, è ancora la nostra bussola, il nostro punto di riferimento.
La Costituzione mi ha fatto da mamma, è stata la mia migliore amica, è stata quella compagna di vita che mi ha accompagnato per tutto il percorso lavorativo: il mestiere di avvocata, la nomina all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura, l’incarico di ministro per gli Affari Sociali, sino alla vicepresidenza della Corte Costituzionale. Ma niente di tutto questo sarebbe stato possibile, senza le Madri Costituenti. È grazie a loro che, nel 1963, il concorso per entrare in Magistratura fu aperto pure alle donne. Da quel momento, tutto è cambiato.
Io sono stata la prima donna in Italia a entrare nella Corte Costituzionale, sono stata la prima donna in Italia a presiederne una seduta pubblica. Ho sempre ripensato a quei momenti, ce li ho ancora davanti agli occhi. E ho ancora davanti agli occhi quando, da bambina, le donne volevano accedere alle professioni giuridiche, eppure ancora non potevano. E qui ho pensato al lavoro delle Madri Costituenti, in particolare di Teresa Mattei, a quanto è stato mirabile ed eccellente.
Lo sapete italiani tutti perché la Costituzione è straordinaria, lo sapete perché, da giovani e da giovanissimi, ce ne innamorammo subito? Perché esprime la parità assoluta tra uomo e donna: nella vita, nella società, nel salario, nella famiglia. Uguali condizioni per tutte e per tutti: ditemi se non fu qualcosa di rivoluzionario. Nessuna legge è mai stata così alta.
Ebbi modo di dirlo spesso, nei colloqui con Teresa Mattei, e anche con Nilde Iotti. Ricordo quando tornava a Genova da Roma e quella volta in cui le dissi che, se la Costituzione fosse esistita prima, avremmo avuto più elementi per ribellarci contro il fascismo. Io ho vissuto una vita splendida, perché ho avuto la fortuna di avere a che fare con la Costituzione, tutti i giorni di tutto l’anno. È il faro della democrazia, la più grande salvaguardia che abbiamo. Ed è mamma, donna, amica: come quelle donne che in questi articoli lasciarono il segno”.