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di MATTEO MUZIO *
Si è parlato moltissimo, in modo torrenziale, dell’involuzione autoritaria degli Stati Uniti sotto la seconda presidenza di Donald Trump. Poco si è detto invece di chi sta rallentando questa deriva, attuata da chi ha sempre mostrato un disprezzo patologico per le tradizioni e i riti della democrazia americana, preferendogli i modi spicci di imprenditori, faccendieri e criminali del sottobosco newyorchese.
Come diceva un noto cantautore emiliano “C’è chi dice no”. E non si tratta di esponenti dell’opposizione democratica, stretti spesso tra i metodi di un forzato istituzionalismo e i toni di una demagogia radicale che spesso si risolvono in mosse inefficaci. Né tantomeno di critici repubblicani come gli ex appartenenti all’entourage della famiglia Bush, che usando formule da “laudator temporis acti” risultano pomposi e scollegati dalla realtà, anche qualora i loro rilievi siano puntuti e centrati.
C’è un deputato che a mio avviso ha saputo più di chiunque altro mettere in difficoltà il presidente, dimostrando che non si tratta di un autocrate invincibile, ma di un personaggio ondivago e sempre più scollegato dalla realtà che se colpito nei giusti punti deboli, può essere fermato.
Il personaggio in questione non è né mediatico né appariscente, ma si descrive benissimo da solo: un “conservatore costituzionale”. Il deputato del quarto distretto del Kentucky Thomas Massie alla fine è quello. Non che questo voglia dire che sia un perfetto erede della tradizione jeffersoniana. Ha idee molto radicali e restrittive sul ruolo del governo federale, con una filosofia di fondo definibile come libertaria. Vive in una casa rurale, che si alimenta solo con l’energia rinnovabile, per non dover dipendere da terzi. Ha un passato però interessante, da inventore e detentore di brevetti informatici, lontano dal cv di un politico di professione.
Ed è questo a renderlo particolarmente sicuro di sé. E anche se non può dirsi immune dal populismo (è stato spinto fortemente nel lontano 2012 dal Tea Party) e le sue idee spesso sono tutt’altro che condivisibili (è critico soprattutto del sostegno dato all’Ucraina da parte americana) in quest’anno ha resistito prima all’approvazione del maxipacchetto legislativo denominato dai media “Big Beautiful Bill”, restando l’unico no repubblicano fino alla fine perché riteneva il provvedimento spendaccione, poi ha deciso di diventare l’alfiere della trasparenza sui cosiddetti file del processo Epstein, il lungo procedimento legale che ha messo in luce la rete di amicizie e complicità altolocate del finanziere newyorchese Jeffrey Epstein, ritenuto dagli inquirenti il capo di un giro di sfruttamento sessuale di minori.
Se Trump in campagna elettorale batteva la grancassa sull’élite dem che lo avrebbe coperto, una volta in sella ha cambiato idea e ha accusato i democratici di farla più grande di quello che è. Massie non l’ha bevuta e insieme a un deputato progressista californiano ha tenuto botta per diversi mesi, raccogliendo il consenso di tre colleghe di partito che hanno sfidato le pressioni del presidente, che alla fine ha ceduto, concedendo il suo via libera al rilascio dei file, che come prevedibile sono stati pesantemente redatti in vari punti e forse non solo per coprire i nomi delle vittime.
Il deputato sul punto non molla un attimo e accusa Trump non come molti influencer mediatici di area progressista che si spingono a collegarlo direttamente al giro di sfruttamento sessuale del discusso finanziere newyorchese, ma puntando sulla scarsa trasparenza e sulla mancata promessa fatta in campagna elettorale. Trump ha reagito da par suo, spingendo un competitor alle primarie repubblicane, l’ex Navy Seal Ed Gallrein e definendolo “malvivente” nel messaggio di auguri di Natale (pieno di insulti ad altre categorie). Massie non si scompone e mira ad altre risoluzioni simili a quella su Epstein che aggirino il volere dello speaker della Camera Mike Johnson, totalmente allineato con la Casa Bianca.
Lo spirito del piccolo deputato del Kentucky, che non teme di affrontare l’uomo più potente del mondo a viso aperto, quello che ha piegato i “progressisti di cartone” della Silicon Valley a tante figurette scodinzolanti nei confronti dell’aspirante sovrano della Casa Bianca, rappresenta a parere di chi scrive la miglior incarnazione della fiamma forse un po’ fioca ma sempre viva della Libertà Americana. E questo, nell’anno dove si celebrerà in modo forse inappropriato la Dichiarazione d’Indipendenza, fa di lui l’Uomo dell’Anno. Thomas Massie, il deputato imperfetto, ha messo la sabbia nell’ingranaggio del presidente che vuol sentirsi dire che è perfetto.
(* fondatore e direttore della piattaforma ‘Jefferson – Lettere sull’America’)