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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410

Fi.Ma, il presidente Righi replica alla Lipu Tigullio: “Noi ci battiamo per la tutela del territorio con fatti e non parole”

“Non mi sembra di aver sentito o visto interventi di tali soggetti animalisti quando ogni estate le pompe di Coreglia Ligure mandano in secca il torrente Lavagna per 7 km”
I pescatori della Fi.Ma Garbolino Chiavari replicano alle accuse mosse nei loro confronti
I pescatori della Fi.Ma Garbolino Chiavari replicano alle accuse mosse nei loro confronti
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di DANILO SANGUINETI

D’accordo, c’è la calma olimpica che si richiede per praticare uno sport dove i tempi apparentemente morti sono tanti e dove la pazienza viene richiesta in quantità industriali, però… Non si deve confondere la normale mansuetudine di coloro che si dedicano a canne e lenze e ami con l’inerte accettazione di qualsiasi provocazione.

In estrema sintesi: mai far arrabbiare un pescasportivo! Lo dimostra la polemica che la società Fi.Ma Garbolino Chiavari del presidente Umberto Righi ha affrontato senza battere ciglio e senza timore di smentite. In questi giorni tristi per i pescatori del Tigullio in lutto per la scomparsa di un loro grande socio – Giampietro Colombini, 70 anni, noto campione della pesca a mosca negli anni 1995-2000, uomo chiave del nutrito numero di componenti lo squadrone Fi.Ma della pesca a mosca di quegli anni – è arrivata la replica della Fi.Ma a diversi attacchi sui social. 

Ecco come la pensa Umberto Righi: “In un paese democratico si deve dare spazio anche all’altra campana, i pescasportivi da decenni sono l’unica organizzazione che controlla e si batte per la tutela del territorio, con i fatti e non con parole. Non credo debba dimostrarlo, basta guardare negli archivi dei giornali”. 

Righi si riferisce a un comunicato di Lipu Tigullio: “I volontari della Lipu del Tigullio hanno soccorso e recuperato alla foce del fiume Entella un Piovanello pancianera con una lenza avvolta attorno alle ali e l’amo nel becco. Una volta recuperato i volontari si sono accorti che l’animale aveva ingerito l’amo, per cui è stato necessario portarlo al Centro recupero di Livorno. A causa di questo impedimento non riusciva a nutrirsi adeguatamente ed è arrivato al Centro in uno stato di grave debilitazione. Grazie alle cure ricevute e al monitoraggio costante, dopo qualche settimana l’animale si è infatti ripreso ed è stato liberato. Il nostro centro conta infatti su una solida esperienza in questo ambito, che permette di offrire cure specifiche e mirate. Ma spesso non è sufficiente. Cruma e Lipu Tigullio denunciano infatti la quantità di rifiuti umani abbandonati in mare, in particolare gli oggetti legati alla pesca come ami, nasse, reti, che costituiscono una grave minaccia per numerose specie animali – sia acquatiche che terrestri – e in particolare per gli uccelli migratori. Ricordiamo inoltre che l’animale è stato recuperato in un’area che è sia Oasi faunistica che area SIC Natura 2000, dunque protetta e di grande importanza naturalistica. Un’area che teoricamente dovrebbe essere priva di simili pericoli”. 

Un comunicato che ha sollevato un vespaio sui social. Righi replica: “Abbiamo avuto modo di leggere accuse rivolte ai pescasportivi per ami, reti, nasse, abbandonate in acqua. Siamo contenti che il piovanello si sia salvato, perché amiamo e rispettiamo tutta l’avifauna dell’Entella, ma non si può fare “di tutta l’erba un fascio”, e precisiamo che i pescasportivi utenti del Fiume Entella non hanno alcun motivo di abbandonare lenze e ami lungo le sponde, e ancor di meno reti e nasse vietate dalle Leggi Italiane e regionali. Visto che alcuni pescasportivi sono anche qualificati agenti di Polizia Giudiziaria per il controllo della pesca e l’ambiente (Vigilanza Ittica Ambientale), sarebbe opportuno anziché lanciare accuse pubbliche senza fondamento, collaborare per il controllo delle aree SIC per controbattere l’abbandono di rifiuti, elettrodomestici, plastiche varie, compreso scarichi fognari e inquinanti, che di frequente rinveniamo lungo le sponde del fiume Entella e affluenti, vero reale pericolo per l’intero ecosistema fluviale, ove oltre all’avifauna vivono anche i pesci”.

Non contento, il presidente della Fi.Ma rincara la dose: “Non mi sembra di aver sentito o visto interventi di tali soggetti animalisti quando ogni estate le pompe di Coreglia Ligure mandano in secca il torrente Lavagna per 7 km con ecatombe di pesce, vari anfibi, oltre anatre e uccelli vari, tutti animali che vivono nelle zone acquatiche fontanine, che senza un goccio d’acqua muoiono di stenti. Non mi risulta che durante gli svasi dei laghi artificiali del Tigullio, si siano mai presentati per dare una mano a togliere dal fango trote, carpe e altri pesci. Eppure “questi pescatori assassini e pericolosi” invece, a salvare tutto il pesce c’erano, e numerosi. Non si dica che non si sapeva, perché vi è stato ampio risalto mediatico locale e nazionale, con tanto di strutture di prevenzione che hanno fatto storia, realizzando un taboga per convogliare acqua, fango e pesci nel sotto-diga e poterli catturare e trasferire a braccia in acque sicure e pulite”.

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