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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410

Antisemitismo di sinistra

Portare la stella di David ai cortei del 25 aprile sta diventando impossibile, perché ci sono gruppi di facinorosi e violenti ai quali della liberazione dal nazifascismo non importa nulla, e che sono lì solo per scagliarsi contro chi sfoggia colori e simboli che richiamano Israele
Il vessillo della Brigata Ebraica al Corteo del 25 Aprile
Il vessillo della Brigata Ebraica al Corteo del 25 Aprile
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di ANTONIO GOZZI

Esiste l’antisemitismo in alcuni ambienti di sinistra? 

La mia risposta è sì. Si tratta di un fenomeno minoritario ma esiste. Le aggressioni alla Brigata Ebraica a Milano e al giornalista David Parenzo a Roma, accusato da un gruppo di giovani di aver sfilato alla manifestazione del 25 aprile a porta San Paolo a Roma sotto le insegne della Brigata Ebraica sono lì a dimostrarlo.

La Brigata Ebraica, ricordiamolo, è stata un corpo che ha combattuto con le truppe anglo-americane per la liberazione dell’Italia dai nazifascisti.

Non capire, o far finta di non capire, che questo gruppo militare di volontari che ha combattuto il nazifascismo e ha avuto per questo i suoi morti, ha tutto il diritto e l’onore di sfilare il 25 aprile e che un giornalista ebreo, che molto spesso è stato critico con Netanyahu e le sue politiche in Israele, può sfilare a una manifestazione antifascista con il rabbino capo e il presidente della comunità israelitica della Capitale , la dice lunga sul settarismo e sull’idiozia di questi estremisti di sinistra che avevano già impedito a Parenzo di parlare all’Università di Roma qualche mese fa.

Portare la stella di David ai cortei del 25 aprile sta diventando impossibile, perché ci sono gruppi di facinorosi e violenti ai quali della liberazione dal nazifascismo non importa nulla, e che sono lì solo per scagliarsi contro chi sfoggia colori e simboli che richiamano Israele.

Criticando alcuni cortei femministi dell’8 marzo per non aver dato dignità di lutto al massacro di ebrei e di donne ebree stuprate e uccise da parte degli assassini di Hamas il 7 ottobre 2023, Luigi Manconi ha suggerito di non ignorare il fatto che “la persistenza in settori della sinistra di tracce di un’antica e tenacissima giudeofobia tende a riprodurre diffidenza e sospetto”.

Eppure sui valori di base non dovrebbero esserci dubbi; e la lotta all’antisemitismo è senz’altro fra questi. C’è il timore di sostenere anche solo in parte l’operato di Netanyahu? Direi di no. Si può essere completamente critici sulle politiche israeliane senza per questo scivolare, come vorrebbero alcune accuse infamanti e strumentali, nell’antiebraismo.

Ma la questione di questi giovani che sfilano con le bandiere della Palestina e denunciano le sofferenza dei palestinesi a Gaza, ma si guardano bene di dire una parola sull’aggressione russa dell’Ucraina e delle centinaia di miglia di morti provocati da questa aggressione, è probabilmente più profonda.

In un mondo multipolare in cui emergono nuovi imperialismi, l’alleanza di Israele con l’asse occidentale e atlantico viene interpretata secondo un’ideologia anti-imperialista segnata da torsioni antisemite dell’anticapitalismo (Ve la ricordate “la plutocrazia ebraica” di mussoliniana memoria?).

In questo contesto si confondono analisi sociali e di lotta di classe con analisi razziste e antiebraiche, così come le analisi politiche della violenza israeliana contro Hamas e contro la popolazione palestinese di Gaza, che in fondo di Hamas è vittima, vengono sostituite da stereotipi antiebraici.

Uno degli istinti che guida il pregiudizio di questa sinistra ignorante e violenta è la rabbiosa certezza che in fondo tutto e sempre si risolva nella diseguaglianza sociale e che tutto sia giustificabile quando si tratta di additarla e combatterla.

Ho conosciuto da giovane questa rabbia e questa violenza tipiche delle formazioni di estrema sinistra che in parte sfociarono nel terrorismo e in particolare nelle Brigate Rosse.

Gli imprenditori, i manager, i professori universitari, i giornalisti, i magistrati, i sindacalisti come Guido Rossa ammazzati o gambizzati per strada al mattino quando si recavano al lavoro, per le BR non erano persone, esseri umani, ma simboli dello Stato imperialista delle multinazionali che in quanto tali andavano abbattuti senza pietà.

È una violenza che abbiamo già vissuto nei nostri “anni di piombo” e di cui ci siamo liberati con fatica e dolore. Oggi eguale violenza risorge nel jihadismo islamista e nelle frange delle società occidentali incapaci di riconoscere questa violenza e di combatterla. L’antiebraismo affonda le sue radici anche lì.

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