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Giovedì 15 ottobre 2026 - Numero 448

L’Archivio Storico di Chiavari nuovamente valorizzato grazie a restauro e trasloco in spazi più consoni. La preziosa azione della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Liguria

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di ALBERTO BRUZZONE

In quei faldoni c’è la vita amministrativa della città di Chiavari, ma anche un pezzo assai importante di storia del Tigullio, dal 1424 in poi. Eppure, quella preziosissima documentazione ha rischiato, e pure molto, di finire distrutta, dai segni del tempo e dell’incuria. Poi, grazie a un’operazione voluta e coordinata dalla Soprintendenza, l’Archivio Storico di Chiavari, che è il terzo più importante della Liguria, è stato recuperato e collocato in nuovi spazi, nell’ex palazzo del tribunale, in piazza Mazzini.

La vicenda è stata raccontata con precisione e dovizia di particolari ieri pomeriggio, nel corso di un incontro promosso dall’Associazione Culturale O Castello, all’interno del 17° Corso di Cultura Genovese. A parlare è stata Cristina Dal Molin, della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Liguria, una delle principali protagoniste di quest’intensa e appassionata operazione di recupero, per la quale è stato ottenuto un finanziamento ministeriale di trentottomila euro.

“Ora rimane da riunire questo archivio con la parte ottocentesca, che si trova presso i magazzini di Sanpierdicanne, anche questa sarebbe un’operazione sicuramente preziosa”. L’Archivio Storico di Chiavari restaurato e recuperato consta di 6700 unità archivistiche tra filze, registri e faldoni, che vanno dal 1424 al 1800, e che sono stati conservati per oltre 85 anni nella Torre Civica, “in locali sicuramente non adeguati, non accessibili al pubblico e decisamente poco sicuri”.

La sezione antica dell’archivio conta 3400 unità tra il 1424 e il 1797, suddivise in registri e filze, composte da diversorum (atti diversi), criminalium (cause penali), judicialium (atti giudiziari e cause civili e penali), literarum (copie delle lettere inviate), brevium (sentenze, decreti e leggi di ambito locale), pronunciationes et ordines (circolari e ordini provenienti dal governo centrale), liber callegarum (aste pubbliche), extraordinariorum (corte d’appello in materia civile). L’archivio prosegue poi a Sanpierdicanne con documenti delle famiglie Maschio e Torre, e altre unità che giungono al 1980, contenti documenti del Tribunale di Chiavari, dell’Opera Pia Rivarola e Luxardi, delle congregazioni di carità dell’ente comunale di assistenza e della Fondazione Antonio Devoto.

È custodita anche la lettera autografa di Giuseppe Garibaldi, datata 1860, che accettava la cittadinanza di Chiavari conferita dal Consiglio Comunale il 6 aprile dello stesso anno. “Non è stato ricostruito esattamente – sostiene Cristina Dal Molin – in quale anno l’archivio sia stato sistemato nei tre piani della Torre Civica: l’introduzione all’inventario delle carte più antiche riporta la data del 1935. Quel che è certo, è che l’archivio era ormai ridotto a un ammasso informe di carte, gettato alla rinfusa in alcuni ambienti sottostanti ai tetti del palazzo comunale, umidi, malsani e mal areati. Lo stillicidio delle acque piovane, i tarli e altri animali hanno compiuto l’opera di distruzione cominciata inconsciamente e selvaggiamente dagli uomini. Salvato ciò che si è potuto salvare, si è tentato di dare a questi avanzi lo stesso ordine che, presumibilmente, aveva l’antico archivio e, nella nuova classificazione, si sono lasciate alle scritture gli stessi nomi originari”.

La svolta è arrivata nel 2020: “In questo periodo – prosegue la studiosa – la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica ha ottenuto un finanziamento della Direzione Generale Archivi che ha permesso di avviare un intervento di messa in sicurezza, disinfestazione in anossia, spolveratura e disinfezione, nonché il trasferimento e la ricollocazione in altri locali del contiguo Palazzo della Cittadella”.

Individuati i locali del palazzo della Cittadella in cui eseguire il trattamento, la ditta RGI bioSteryl Tech, affidataria del servizio, ha proceduto prima dello spostamento a censire ed etichettare tutti gli scaffali e il materiale d’archivio presente per ottenere un corretto tracciamento che consentisse la ricostruzione dell’ordine originario, quindi “l’archivio, dell’entità di circa 450 metri lineari, è stato posto in condizioni di anossia per la disinfestazione da tarli ed altri insetti. Il materiale inserito nella bolla è stato mantenuto per diversi mesi in condizioni di umidità e temperatura ottimali per consentire anche una graduale asciugatura, in attesa dell’allestimento dei nuovi locali al piano terra e ammezzato del palazzo della Cittadella. La documentazione è stata quindi sottoposta a spolveratura, pulizia e disinfezione, quindi la collocazione nei nuovi locali attrezzati”. Ora i volumi, patrimonio archivistico di inestimabile valore storico, possono essere consultati gratuitamente su appuntamento, contattando l’ufficio cultura del Comune di Chiavari, scrivendo una mail a cultura@comune.chiavari.ge.it.

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