Home Approfondimento Quattro autrici, quattro stili, quattro storie. Ecco ‘Il Maggio dei Libri’ di Piazza Levante, finalmente in presenza

Quattro autrici, quattro stili, quattro storie. Ecco ‘Il Maggio dei Libri’ di Piazza Levante, finalmente in presenza

da Alberto Bruzzone

(r.p.l.) Quattro autrici, quattro stili e quattro storie differenti. Una per ogni settimana. ‘Piazza Levante’ e Wylab salutano il ritorno delle iniziative culturali in presenza con il ciclo ‘Il maggio dei libri di Piazza Levante’: un poker di incontri dal vivo, presso la sede di Wylab in via Davide Gagliardo 7 a Chiavari, che rientra nell’ambito degli appuntamenti de ‘Il maggio dei libri’, la grande rassegna di livello nazionale promossa dal Centro per il libro e la lettura del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Ospiti di Wylab, per la presentazione dei rispettivi libri, saranno Ester Armanino (7 maggio), Valeria Corciolani (14 maggio), Manuela Monaco (22 maggio) e Raffaella Romagnolo (29 maggio).

Tutti gli eventi sono a ingresso libero e sono organizzati nel pieno rispetto delle normative anti Covid: è quindi necessario accedere con la mascherina indossata e la prenotazione del proprio posto, sino ad esaurimento, è obbligatoria, utilizzando la piattaforma EventBrite (i singoli appuntamenti saranno lanciati nei prossimi giorni), oppure telefonando al numero 347 2502800. In caso di rinuncia dopo la prenotazione, si raccomanda di avvisare, in modo da rendere il proprio posto nuovamente disponibile per altre persone interessate.

Chi volesse seguire online, lo potrà comunque fare, grazie alle dirette YouTube che saranno visibili sulla pagina di ‘Piazza Levante’.

A condurre le interviste saranno Alberto Bruzzone (con Ester Armanino e Manuela Monaco) e Goffredo Feretto (con Valeria Corciolani e Raffaella Romagnolo). Letture a cura dell’attrice Lucia Caponetto.

Al termine degli incontri, sempre nel rispetto delle norme di distanziamento, sarà possibile acquistare le copie dei libri e le autrici saranno disponibili per il firmacopie.

Il programma
Venerdì 7 maggio 2021, ore 18Ester Armanino presenta ‘Contare le sedie’ (Einaudi). Intervista di Alberto Bruzzone, letture di Lucia Caponetto.

Venerdì 14 maggio 2021, ore 18Valeria Corciolani presenta ‘Il tempo fa le pietre’ (Amazon Publishing). Intervista di Goffredo Feretto, letture di Lucia Caponetto.

Sabato 22 maggio 2021, ore 18Manuela Monaco presenta ‘Per colpa di una merendina’ (Edizioni Esperidi). Intervista di Alberto Bruzzone.

Sabato 29 maggio 2021, ore 18Raffaella Romagnolo presenta ‘Di luce propria’ (Mondadori). Intervista di Goffredo Feretto.

Le autrici e i libri

Ester Armanino. Chi è ‘la vera me’ di questo libro? ‘Contare le sedie’ è un libro fatto di frammenti, di approcci sempre diversi e nuovi all’eterno quesito della definizione di sé. Frammenti che potrebbero essere altrettanti incipit di romanzo, di più approfondite indagini sul rapporto con le cose, più facile; con le persone, più impegnativo; e con le tante ‘me’ che tutti siamo nel tempo: forse il più sfuggente, certo il più prezioso. Alcuni sembrano appunti messi giù in fretta, la sera, per fissare un pensiero che altrimenti fuggirebbe perdendosi nel flusso della vita. Altri, più strutturati, sono quasi un abbozzo di racconto. Ma sempre, proprio quando l’attenzione del lettore è avvinta, quando si è sul punto di catturare il filo di una storia, di approfondire una delle tante ‘me’, la narrazione, se mai ce n’è stata una, si interrompe, il frammento è finito: soffocando la curiosità, si riparte alla ricerca di un altro pezzetto di ‘me’.
Ed ogni volta si resta un po’ più coinvolti, un po’ più curiosi: ma la ‘vera me’ è poi colei che cerchiamo o ciò che combattiamo e cerchiamo di nascondere? Quando chiudiamo il libro, il puzzle è momentaneamente composto: abbiamo un ‘Ritratto di donna in frammenti’, necessariamente non finito, necessariamente in divenire.
In bilico tra una spietata, intransigente ipersensibilità quasi adolescente e una straordinaria maturità nel dominio della penna, la ‘vera me’ dice di prediligere l’attrezzatura pesante, asce, martelli e betoniere, ma per le parole usa il bisturi e il bulino fine: nessuna è di troppo, nessuna è scontata.
Come si addice ad un ritratto fatto di schegge, Ester Armanino ci consegna un’immagine di donna sfaccettata, incongruente, luminosa e a tratti tagliente.

 

Valeria Corciolani. Parafrasando il linguaggio tennistico, si può certamente dire che Valeria Corciolani ha completato il set, ma non ha affatto completato il match. E che nuove sfide, professionali e di vita, la attendono, stimolanti quanto mai.
Ha completato il set perché è uscito per i tipi di Amazon Publishing il sesto (e per ora ultimo) capitolo dell’ormai popolarissima saga della colf e l’ispettore, ovvero Alma e Jules, ovvero i due personaggi che hanno reso questa simpatica, brillante, entusiasta ed entusiasmante autrice chiavarese famosa in tutta l’Italia e pure in qualche parte del mondo dove arriva con i suoi lavori (Stati Uniti e Canada, tanto per dirne due).
‘Il tempo fa le pietre’ è il titolo di questa puntata di commiato, e arriva dopo: ‘Acqua passata’, ‘Non è tutto oro’, ‘A mali estremi’, ‘E come sempre da cosa nasce cosa’, ‘Peggio per chi resta’. Ultimo lavoro e ultimo titolo con un mezzo proverbio, secondo quella scelta editoriale partita in occasione della prima avventura e poi sempre confermata. E dopo una ‘escursione’ in Valle d’Aosta, la terra natale dell’ispettore Jules Rosset, dove Valeria ha ambientato il quinto titolo, ‘Peggio per chi resta’, ecco che l’azione ritorna in Liguria. Non sono posti scelti a caso, è ovvio: un po’ perché Liguria e Valle d’Aosta sono la prima e la seconda casa di Valeria Corciolani, un po’ perché uno scrittore riesce a dare il suo meglio quando racconta dei posti che conosce, dei posti di cui può respirare l’aria, le storie, finanche i pettegolezzi, dei posti di cui può sentire a pelle le persone, prima ancora che con lo sguardo.
‘Il tempo fa le pietre’: comincia tutto alla stazione ferroviaria di Chiavari, all’alba di un giorno di maggio. Un corpo viene ritrovato tra i binari, dilaniato dal treno merci delle 4.43. Tutto lascia pensare a un suicidio, ma l’ispettore Rosset non ne è convinto sino in fondo. Riuscirà a risolvere l’enigma, come sempre, grazie ad Alma. Ma rimarranno gli enigmi interiori dentro di lui, ed è anche per questo che Valeria ha lasciato una finestra volutamente aperta. Torneranno Jules e Alma? Mai dire mai, si potrebbe rispondere, sempre per utilizzare il linguaggio dei proverbi.

 

Manuela Monaco. “La separazione è precisamente come un lutto: non ci sono cadaveri da seppellire ma ci sono un sacco di vittime”. Solo che “un lutto lo si mette sempre in conto nella vita, un divorzio, paradossalmente, no”. Che siano aspettati o inaspettati, che siano più o meno drammatici, tutti i traumi vanno però rielaborati: occorre ricostruire da quelle macerie e quasi sempre la formula migliore è trovare la forza dentro se stessi. La strada non è semplice da prendere, ma raccontare la propria esperienza e condividerla può essere la medicina giusta per molti. È il caso di questo libro, ‘Per colpa di una merendina’, un titolo da scoprire leggendo tutte d’un fiato queste centocinquanta pagine, in parte spiegato dal sottotitolo ‘Come sopravvivere a una separazione restando interi’.
Aprendo lo ‘scrigno’ che porta la firma di Manuela Monaco si può scoprire tutto un mondo. Un mondo dove la separazione è sì parte importante della vicenda, ma non l’unica. Scrigno non è una parola usata per caso: perché allude a qualcosa di segreto che viene svelato, difatti le pagine di Manuela sono tanto simili a un diario, a volte nostalgico, a volte un filo rabbioso, spesso decisamente esilaranti.
Rielaborare quel lutto inaspettato che è la separazione non significa per forza dimenticarlo. Significa semmai decodificarlo, significa saper tirar fuori delle opportunità anche dalle situazioni sfavorevoli. È una via lastricata di dolore, di lacrime e di qualche ciucca (decisamente triste) all’inizio, ma poi si scopre che camminare da soli non è sempre e solo negativo, si scopre ad esempio che una donna può diventare ancora più forte, si scopre che quanto più una giovane madre soffre, tanto più riesce a trovare in se stessa l’energia per assomigliare, molto molto da vicino, alle eroine di fumetti e cartoni animati.
Manuela lo racconta in prima persona, attraverso un periodare ironico e divertente che è l’arma vincente, perché incarna una scrittura moderna, emozionale, mai scontata, sempre piena di colore e soprattutto di amore.
Non serve, anzi non bisogna raccontare di più: perché i libri vanno letti, pagina dopo pagina. Sarà un’opportunità per Manuela ma anche per chiunque si trovi o si sia trovato nella stessa situazione, non importa se uomo o donna: “Rinchiudi la vita in un libro e avrai sempre qualcosa da portarti dietro”, come ci ricorda l’autrice.

 

Raffaella Romagnolo. Nello schedario dell’Ospedale Maggiore detto di Pammatone, sezione Esposti di Genova, c’era scritto che Antonio Casagrande era nato nei pressi del porto di Genova. Non era noto il luogo esatto, solo giorno, mese e anno: 13 giugno 1855. Ignoti i lombi che l’avevano generato e il grembo che l’aveva accolto. Il neonato Antonio era stato deposto sulla ruota dell’orfanotrofio. “Ma io chi sono?”: si chiedeva il bambino Antonio, uno dei tanti bastardi del Pammatone. Ma una mattina di fine aprile del 1867, il ragazzino, nella sala dell’orfanotrofio dove gli orfanelli schierati spalla a spalla attendevano di essere scelti, il miracolo era avvenuto.
Antonio, ragazzino con un occhio color perla perché cieco, che finora nessuno aveva voluto adottare, era stato scelto dal fotografo Alessandro Pavia. Nella bottega di Alessandro, Antonio avrebbe imparato l’arte di stare al mondo, avrebbe scoperto la passione per la politica, ma soprattutto il ragazzino si sarebbe appassionato alla nuova arte della fotografia. Aprire la mente alle novità e al progresso proprio mentre l’Italia stava diventando una nazione, era questa la meravigliosa opportunità che attendeva l’orfano Antonio Casagrande.
Con ‘Di luce propria’, Raffaella Romagnolo scrive un grande romanzo storico, che racchiude in sé un tocco magico. Antonio Casagrande è nato orfano, scartato, menomato. Eppure viene scelto da Alessandro Pavia per essere testimone di una tanto folle quanto visionaria missione: ritrarre tutti i partecipanti alla spedizione dei Mille di Garibaldi. Durante quel viaggio magnifico alla scoperta di un’Italia appena fatta, Antonio scopre una dote meravigliosa e terribile: guardando attraverso l’obiettivo, riesce a vedere quello che gli altri non vedono, la sofferenza, i dolori, gli incubi e il destino di ciascuno dei fotografati.
Una storia ricca e travolgente, che riporta il lettore nel passato, ai funerali di Giuseppe Mazzini, celebrati a Genova nel 1872, o nella Milano del maggio del 1898, durante i moti popolari causati dall’aumento del prezzo del pane; moti e scioperi crudelmente repressi dal generale Fiorenzo Bava Beccaris.

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