Home Approfondimento Giù il controsoffitto. E la piscina di Chiavari è chiusa. Cronaca di un disastro annunciato, e il Comune continua a spendere in un ‘buco nero’

Giù il controsoffitto. E la piscina di Chiavari è chiusa. Cronaca di un disastro annunciato, e il Comune continua a spendere in un ‘buco nero’

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

La piscina di Chiavari è chiusa. È chiusa e non operativa e, per il momento, non si sa ancora per quanto resterà così. Le vasche sono state svuotate, gli atleti che partecipano alle competizioni agonistiche sono stati dirottati ad allenarsi altrove, per tutti gli altri non c’è niente da fare, proprio alla vigilia della riapertura generale dopo la seconda ondata dell’emergenza sanitaria.

Una beffa, certo, ma anche una situazione purtroppo abbastanza annunciata, visto che lo stato di conservazione generale dell’impianto di largo Pessagno è pessimo. L’anno scorso a compromettere parzialmente l’utilizzo della struttura è stato il crollo di una porzione di tetto al piano superiore, dove si trova la palestra in gestione alla Pro Chiavari.

Lunedì, invece, si è staccata una porzione di controsoffitto al piano inferiore, quello appunto occupato dalla piscina, che è in gestione alla Chiavari Nuoto. Non era mai successo prima: la piscina era rimasta aperta anche durante i vari lockdown, per consentire agli atleti dell’agonistica di continuare a prepararsi per le gare, ma adesso i rischi sono troppo elevati, il Comune di Chiavari non se la sente di assumerseli e ha deciso di chiudere i battenti.

Qualche settimana fa, in un’intervista al nostro settimanale, l’assessore comunale ai Lavori Pubblici, Massimiliano Bisso, parlava dello stato di ammaloramento della piscina, così come di tutto il palazzetto in generale, ma ancora non si erano manifestate le condizioni per una serrata generale. Il crollo di una parte del controsoffitto, invece, non ha lasciato altra scelta, e ora il Comune deve correre ai ripari per evitare che la ‘diaspora’ della Chiavari Nuoto duri a lungo, anche perché la situazione delle piscine delle vicine città non è esattamente rosea.

A parlare è il sindaco Marco Di Capua, che afferma: “Nei prossimi giorni stanzieremo centomila euro per i lavori di somma urgenza. Erano stati stanziati per il secondo lotto relativo alla palestra, ma li sposteremo sulla piscina, in modo da poterla riaprire il prima possibile”.

Resterà poi da capire come completare l’intervento al piano superiore, ma quello che è certo è che il palazzetto di largo Pessagno rappresenta ormai una voragine in termini di spesa pubblica, e andare al di là del ‘tappullo’ risulta difficile, visto che la struttura è nata male e sta andando avanti peggio: tant’è vero che inizia a spargersi sempre più la convinzione che sarebbe più opportuna una demolizione completa e una ricostruzione ex novo.

Solo che, non esistendo altre piscine a Chiavari e con il progetto del Lido che stenta a partire, nonostante le promesse e gli annunci da parte di Palazzo Bianco, si rischia di penalizzare troppo due società benemerite e da sempre molto vincenti come la Chiavari Nuoto e la Pro Chiavari.

Fatto sta che l’attuale amministrazione si trova a dover affrontare le più drammatiche conseguenze rispetto a un edificio progettato con limiti enormi, costruito con difetti strutturali altrettanto enormi, usando materiali probabilmente non adeguati, e con manutenzioni successive che non sono mai state fatte nel rispetto dei protocolli e certamente sono state condotte in maniera frettolosa.

“Installeremo ponteggi interni ed esterni – annuncia il sindaco Di Capua – per prevenire ulteriori distacchi e per poter eseguire i lavori di consolidamento. I lavori dovrebbero partire a breve, in modo da ridurre il più possibile il periodo di chiusura”.

Però gli interrogativi restano: com’è possibile che un controsoffitto venga giù a questo modo? Chi doveva vigilare e non lo ha fatto? Come mai appena due settimane fa non esisteva alcuna ipotesi di chiusura? Chi si è preso la responsabilità di andare avanti? È consapevole dei rischi che sono stati corsi? Ancora una volta, come nel caso del crollo parziale del tetto al piano superiore, non si è fatto male nessuno, però viene da chiedersi quanto questa struttura sia ancora sicura e quanto abbia un senso continuare a intervenire, sapendo poi di non risolvere nulla in maniera definitiva e di dover di nuovo intervenire successivamente.

Davvero Palazzo Bianco è disposto ad accettare questo esborso continuo di finanze pubbliche? Per difendere questo progetto? Il presidente della Chiavari Nuoto, Danilo Ghio, si augura che “i tecnici riescano a rimuovere tutto il controsoffitto e si possa poi far proseguire a noi l’attività”. Nel frattempo, “abbiamo chiesto ospitalità alle piscine di Sestri Levante e di Genova”, mentre la Pro Chiavari di ginnastica ormai da mesi si allena presso una palestra di Leivi, che è assolutamente inadeguata in quanto a spazi e attrezzature, e in una palestra in zona Genova Aeroporto.

È proprio il controsoffitto uno dei difetti maggiori dell’impianto di largo Pessagno, ma non l’unico. Massimiliano Bisso, assessore comunale ma prima di tutto architetto di professione, spiega: “Non si può dire che il soffitto della palestra sia stato realizzato a regola d’arte, così come risulta discutibile costruire una palestra e una piscina con una struttura in ferro, visto che il ferro è continuamente esposto ai vapori di cloro che, come noto, sono molto corrosivi”.

Oltre al soffitto, infatti, gli altri difetti sono esterni, e sono altrettanto preoccupanti: “I tecnici hanno rilevato un importante grado di corrosione della struttura in ferro con cui è stato costruito l’impianto. Mentre i piloni principali sono stati trattati, quelli secondari non sono stati trattati e lo strato di ruggine è evidente sia all’esterno sia nelle tracce lasciate sulla controsoffittatura. I piloni secondari sono quelli fatti a mensola, che reggono i finestroni”.

Basteranno centomila euro per mettere tutto a posto? E quanto durerà? Il progetto mostra sempre di più i segni del tempo. Anche se, a ben vedere, di tempo non ne ha poi così tanto: l’inaugurazione fu nel 2006.

Quindici anni dopo, è tutto da buttare via. Compresi i soldi pubblici di un Comune che, non avendo mai risolto la partita della piscina del Lido, per il momento pare non avere altre soluzioni a portata di mano. Un bel pasticcio davvero.

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