Home Attualità Le città del Levante genovese tra passato, presente e prospettive per il futuro: Santa Margherita secondo Marco Delpino

Le città del Levante genovese tra passato, presente e prospettive per il futuro: Santa Margherita secondo Marco Delpino

da Alberto Bruzzone

Prosegue in questo numero di ‘Piazza Levante’ una serie di contributi che ci arrivano da diverse personalità del territorio e dedicati alle loro rispettive città. Come sono, com’erano un tempo, come possono cambiare e migliorare, come possono essere investite le risorse. Il quinto intervento è da Santa Margherita ed è a firma di Marco Delpino, giornalista, scrittore e stimato animatore culturale. 

di MARCO DELPINO *

I testi più accreditati fanno risalire la fondazione di Santa Margherita Ligure al 262 d. C., ma non si può escludere che il territorio avesse insediamenti umani molto più antichi.

In tempi lontani, l’attuale Santa Margherita era un’umile borgata di pescatori, un minuscolo ‘vicus’ che portava il nome di ‘Pixinum’ (Pescino), forse per il fatto che i suoi abitanti si dedicavano alla pesca, in forza della pescosità di quel mare che è sempre stata la fonte di economia dei liguri antichi.

Tuttavia, sino ai primi dell’Ottocento, Santa Margherita era divisa in due borgate: Corte e Pescino, divise dall’antico Castello, costruito nel 1550 sotto l’incombente pericolo dei pirati saraceni.

Toccò a Napoleone Bonaparte, imperatore dei francesi e dominatore dell’Italia, il 22 dicembre 1812, unire la bella cittadina ligure di levante, con atto d’imperio, intitolandola addirittura a sé stesso. Così l’antico borgo di Pescino, per quasi tre anni, sino al Congresso di Vienna, si chiamò ‘Port Napoléon’.

Sull’internazionalità di Santa Margherita Ligure nessuno può avere dubbi.

Sin dal 1870, infatti, quest’angolo di Tigullio aveva già offerto preziosi spunti a un grande fotografo come Alfred Noack, ad uno scrittore come Valéry Larbaud, ad un poeta come Guy de Maupassant, ad un filosofo come Friedrich Nietzsche, e, tra teste coronate, attori e artisti, persino a un enigmatico Oscar Wilde che trovò il suo soggiorno sammargheritese (nella primavera del 1899) alquanto affascinante e misterioso.

Anche lo scrittore Edmondo De Amicis conservò di Santa Margherita un ricordo dolcissimo, quasi un rimpianto entusiastico “per tanta semplice e aggraziata bellezza”, al punto che, sconfinando con poetica fantasia nel sogno, bramò di poter vivere in una delle pittoresche case sul mare “come promessa di felicità”.

C’è una linea di demarcazione tra la Santa Margherita di oggi e quella del passato, che si colloca tra la fine della prima guerra mondiale e gli anni Trenta.

Lo scrittore del mare Vittorio G. Rossi constatava che “il turismo è stata la rivoluzione più rivoluzionaria che sia stata fatta nella storia; ma, mentre le rivoluzioni usuali cambiano le cose in peggio, questa le ha cambiate in meglio”.

Si racconta che il poeta André Gide, osservando estasiato il crepuscolo dall’alto di una strada che si inerpica lungo la collina, abbia definito “l’heure bleue” lo spettacolo più affascinante, forse il più prezioso e naturale che Santa Margherita sappia offrire ai suoi ammiratori.

Oasi di pace in sito di bellezza naturale incomparabile, Santa Margherita Ligure è come una baia amena sprofondata nel verde perenne dei pini che protendono sullo specchio dell’acqua turchina le chiome ariose. E il Monte di Portofino quasi le fa corona, con i versanti ripidi e folti di vegetazione, col suo profilo sereno appoggiato sul cielo.

Chi poi ha la possibilità di guardare il Monte di Portofino dal mare di Santa Margherita ha come l’impressione di trovarsi di fronte ad un ampio anfiteatro illuminato dal più limpido sole che tutto avvolge e accarezza e infonde quasi i palpiti di una vita sua propria.

Questi sentimenti li ritroviamo anche nella poetica di Camillo Sbarbaro, altro illustre figlio di questa nostra terra, nato a Santa Margherita Ligure nel 1888, che esaltò quest’angolo di Riviera attraverso il contatto con quel Dio che poi, in definitiva, è il grande regista dell’universo in cui viviamo.

In campo artistico, un altro cantore della natura e valente artista della tavolozza, fu Rubaldo Merello, nato in Valtellina ma trasferitosi nel Tigullio per trascorrere in questa terra il resto della sua esistenza. E se Gide riuscì a descrivere un tramonto a Santa Margherita, Merello seppe ‘fotografarlo’ sulla tela quasi in un amplesso tra terra e acqua, in una fantastica trasmutazione di luminosità dominante, ora rosea o rossa, ora azzurrina.

Tra momenti lieti e periodi di tensioni, non manca lo spazio per la poesia, che si ammanta di favola. Forse è la stessa storia di Santa Margherita Ligure che corre a cavallo tra leggenda e fantasia, tra sogno e realtà.

Sicuramente ebbe ragione Vittorio G. Rossi a scrivermi, in una lettera che è pura poesia, che “questo Golfo è stato rifinito personalmente dal Creatore qualche settimana dopo aver fatto il mondo. Anche per questo, nei secoli, sembra nuovo tutte le mattine”.

Parole che, in questo periodo di pandemia, servono a restituirci la speranza in un futuro che saprà essere ricco grazie all’esperienza del passato.

(* giornalista e scrittore)

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