Home Attualità Le città del Levante genovese tra passato, presente e prospettive per il futuro: Camogli secondo Antonio Leverone

Le città del Levante genovese tra passato, presente e prospettive per il futuro: Camogli secondo Antonio Leverone

da Alberto Bruzzone

Inizia da questo numero di ‘Piazza Levante’ una serie di contributi che ci arrivano da diverse personalità del territorio e dedicati alle loro rispettive città. Come sono, com’erano un tempo, come possono cambiare e migliorare, come possono essere investite le risorse. Il primo intervento è da Camogli ed è a firma di Antonio Leverone, già consigliere comunale e oggi coordinatore del Comitato Spontaneo ‘Per la tutela del territorio – Salviamo il paesaggio’.

di ANTONIO LEVERONE *

Dopo oltre dieci anni di ‘uso’ di un Piano Regolatore scaduto (il Piano Regolatore del Comune è stato approvato nel 2002) nell’agosto 2019 il Comune delibera di affidare l’iter per la realizzazione del Piano Urbanistico alla Città Metropolitana.

Recentemente il Comune sollecita i cittadini a compilare un questionario relativo al piano in elaborazione, questionario certo utile da compilare, ma che non vorremmo fosse l’unica iniziativa per giustificare la partecipazione dei cittadini.

Come Comitato Spontaneo abbiamo chiesto a più riprese (si può verificare con la documentazione messa a protocollo) la possibilità di avere un confronto con l’ufficio tecnico o con l’assessore di riferimento delle diverse amministrazioni che si sono succedute (ricordo che il Comitato Spontaneo è attivo e noto alle Amministrazioni fino dal 2001), senza alcun risultato.

In ogni caso, riteniamo che i valori irrinunciabili che il nuovo Puc dovrebbe contenere sono:

  • V.A.S Valutazione Ambientale Strategica;
  • controllo dell’espansione dei centri abitati e gestione dell’ecosistema urbano secondo il principio di precauzione;
  • conservazione e sviluppo del patrimonio naturale e culturale;
  • alleggerimento della pressione urbanistica eccessiva, in particolare nelle zone costiere;
  • conservazione della biodiversità;
  • protezione del suolo e riduzione dell’erosione; conservazione e recupero delle grandi zone umide; gestione e recupero degli ecosistemi marini;
  • conservazione e gestione di paesaggi d’interesse culturale, storico, estetico ed ecologico;
  • adeguata compatibilità delle misure di sviluppo che incidono sul paesaggio;
  • recupero dei paesaggi degradati dalle attività umane;
  • tendere al consumo zero del territorio con opportune strategie.

Il Piano di Assetto del Territorio
Per costruire il PAT bisogna individuare i punti critici e i problemi che caratterizzano i loro impatti sul territorio e sulla qualità della vita (di valore storico, ambientale, paesaggistico) per decidere quali parti dovranno essere riqualificate, quali le risorse e i valori non sacrificabili, in definitiva come sarà o dovrà essere il paese di domani.

Gli elementi indicati sono noti. È chiaro che ogni voce deve essere interpretata nella realtà del nostro territorio. Questo è il problema.

Alcune considerazioni nella realtà di Camogli:

1) Sono anni che nella nostra città si verificano cambi di destinazioni d‘uso di locali per negozi, magazzini, superfici. Alcuni esempi: deposito sotto strada della fermata dell’autobus, scalinata per il Museo Marinaro (trasformato in appartamento), magazzino con servizi igienici sotto piazza Schiaffino (trasformato in un B&B), ex negozio di abbigliamento in via Repubblica (in fase di trasformazione in appartamento).

2) Fasce, tipiche del nostro territorio e del paesaggio, trasformate in parcheggi privati a vista, spesso collegati con la viabilità pubblica da improbabili rampe se non sopraelevazioni particolarmente impattanti sul paesaggio. Alcuni esempi recenti: Ruta in via Romana, fasce a ulivi, attualmente parcheggio da anni in fase di completamento. Via Aurelia, Case rosse: parcheggio in costruzione lato mare con viabilità sopraelevata di collegamento con l’Aurelia.

3) Viabilità secondaria periferica. Tale viabilità nel nostro comune è molto sviluppata sia nelle direttive est-ovest che verticalmente. La maggior parte sono di pregio paesaggistico ed escursionistico. In questi ultimi anni parti importanti di tali percorsi sono stati cementificati e trasformati in viabilità automobilistica, pare, al di fuori di una qualsiasi pianificazione. Due casi sono da considerare con attenzione: via San Giacomo (Case Rosse) e più recente via di Mezzo. Queste due strade sono state aperte alla viabilità automobilistica con parcheggi a vista. Entrambe sono state realizzate quali strutture consortili per ‘miglioramento fondiario’ esclusivamente su struttura viaria pubblica.
Ritengo sia un argomento da approfondire anche considerando che tali soluzioni provengono sempre e solo da unico studio tecnico presente in città. Non si hanno informazioni in merito agli statuti dei consorzi, alle finalità e soprattutto ai risultati degli interventi in funzione del miglioramento fondiario. Si hanno informazioni su lavori non completati e sulla qualità tecnica e paesaggistica degli stessi.
Sostanzialmente non esiste un piano complessivo ed esaustivo sulla questione della viabilità periferica e pedonale della città, anche se esiste in Comune uno studio specifico, con relative proposte circa le modalità di recupero e manutenzione, certamente datato ma puntuale.

4) Regimazione delle acque: la configurazione del nostro territorio è interessata da ripidi defluvi spesso con frequenti salti generati dalle tradizionali fasce e creuze. Nel passato l’attenzione nel controllo e distribuzione delle vie di flusso delle acque di scorrimento era prioritaria. L’urbanizzazione spesso disordinata in particolare nelle aree a cornice del centro storico e soprattutto la mancanza di controlli da parte degli uffici comunali, hanno ridotto le creuze e le numerose scalinate a ruscelli con spesso impraticabili impetuosi scorrimenti.

Elementi di impatto paesaggistico
Abbiamo una complessa situazione paesaggistica, dove la stretta fascia costiera rapidamente si sviluppa con notevole inclinazione verso i 400/600 metri di altitudine. In questa realtà fisica, la lunga storia dei diversi insediamenti umani ha trasformato e anche definito una situazione paesaggistica particolare, di pregio ma anche molto fragile.

La fascia costiera si sviluppa dalla spiaggia dei ‘Genovesi’ al confine con Recco a Ponente. Una piccola spiaggia che nel tempo si è ridotta, raggiungibile dalla provinciale con una pedonale.

Un sito che merita attenzione, dove valutare l’opportunità di realizzare strutture stagionali a miglioramento dell’accoglienza, considerando un eventuale ritorno economico.

La stessa attenzione potrebbe essere posta per la spiaggia a levante di San Fruttuoso e per il sito di Punta Chiappa.

Procedendo verso levante il fronte costiero è caratterizzato da una sovrapposizione urbanistica antica dei tre palazzi in località Lazza costruiti sulla falesia a picco sul mare, ora sufficientemente protetta dalla diga del molo del porto e da più recenti nuove costruzioni (villette residenziali) più a Ponente che si insediarono dopo la demolizione del mattatoio comunale alla fine degli anni ’50.

La particolare composizione della roccia sedimentaria vistosamente stratificata con sovrapposizioni argillose rappresenta, in ogni caso, una situazione di instabilità dovuta anche al continuo impatto del moto ondoso contro la falesia non protetta.

In questa situazione territoriale si è sviluppato anche lo stato franoso che recentemente ha interessato il lato a mare del cimitero comunale. Il complesso in origine realizzato più all’interno rispetto alla falesia (area occupata dalla Casa dei Marinai costruita a cavallo degli anni 1929/1930) si è sviluppato nell’attuale sito ampliandosi con costruzioni verticali (loculi) a limite della falesia lato mare.

Considerando ancora la contingenza ambientale in corso che tende a far aumentare la frequenza e l’intensità dell’impatto marino sulla costa e il possibile aumento dell’altezza media del mare, una tale situazione necessita di particolari attenzioni, valutazioni specialistiche e interventi conseguenti.

Certamente la protezione di tutta la falesia a ponente dall’imbocco del porto è da considerare con una certa urgenza, considerando anche che nel recente passato si è dovuto intervenire al consolidamento con palificazioni della roccia sottostante l’ex ristorante Rosa, parte di falesia non protetta dal molo.

Le soluzioni dovranno interessare il consolidamento della base e la protezione con dighe sottoflutto per rallentare l’azione ondosa.

La falesia del promontorio a partire dal complesso alberghiero del Cenobio dei Dogi fino a Porto Pidocchio (Punta Chiappa) necessita di costante monitoraggio essendo presente una frana attiva che può coinvolgere nella sua evoluzione aree urbanizzate da San Rocco alla Mortola.

Per la spiaggia centrale sono da considerare l’uso delle parti pubbliche e di libero accesso, in merito al miglioramento delle strutture per servizio di spogliatoio e doccia e soprattutto per un articolato servizio di fruizione per disabili e piccoli accompagnati.

Ripascimenti delle superfici a spiaggia
La spiaggia centrale inesistente fino agli anni 1912/15 è stata realizzata con i detriti della demolizione della prima fila di case a mare, dove attualmente si sviluppa la passeggiata. Successivamente, intorno al 1928, viene incrementata con i detriti della seconda galleria ferroviaria verso levante.

Tutto questo rende la spiaggia soggetta a erosione e a importanti modificazioni dovute al forte moto ondoso. Il ripascimento naturale avviene per l’apporto di detriti della falesia rocciosa a levante dove è in atto da tempo una frana attiva. Tale ripascimento è da tempo rallentato dai ‘pennelli’ di scogli perpendicolari alla costa realizzati dal Cenobio dei Dogi e dal pennello sotto alla ‘Rotonda’ in passeggiata, che ha aumentato la spiaggia della Pria-Guea.

Una preoccupante erosione è in atto a ponente per tutta la lunghezza della spiaggia fino al Rivo Giorgio.

Le esperienze per limitare l’erosione nella parte centrale della spiaggia hanno visto la realizzazione di due pennelli di scogli di fronte agli stabilimenti balneari (molti anni or sono) che avevano ottenuto qualche risultato utile. La mancanza di manutenzione e ripristino hanno fatto sparire i due interventi.

I ripascimenti più recenti sono avvenuti via mare con pontoni e via terra con numerosi trasbordi di piccoli mezzi, con scarsi risultati e forse con costi maggiori. I ripascimenti a San Fruttuoso via mare hanno avuto buoni risultati ma devono continuare, considerando che la spiaggia di fronte all’abbazia è artificiale, dovuta all’accumulo di detriti causati dall’alluvione del 1915.

Dato che le attività descritte sono costose e mai definitive, sarebbe utile avere degli studi propedeutici, nei due siti, per valutare eventuali interventi strutturali (pennelli di scogli, dighe sotto flutto) per ridurre se non eliminare tali frequenti ripascimenti.

Centro storico e oltre
Nel nostro porto c’è storia e tradizione ed è circondato da una fantastica sovrapposizione di costruzioni, vie e colori che creano un insieme unico e prezioso.

Dagli anni Ottanta si assiste a una graduale ma costante sostituzione dei residenti con soggetti esterni, che dal centro storico si dilata anche alla valle di Ruta. Il centro abitato della città si è spostato verso levante. Attualmente si può considerare nella zona del Boschetto – Seja. Sono anni di interventi che, sia pure con modeste opere, modificano l’aspetto paesaggistico: inserimenti di terrazzi sui tetti, modifiche nelle aperture e arredi di finestre, cambi di destinazioni d’uso di locali, aperture di viabilità carrabile di tratti pedonali, realizzazione di parcheggi privati a box, senza una programmazione strategica, utilizzo di costruzioni precarie, spesso realizzate opportunamente, per ottenere aumenti di volume in ristrutturazioni o per nuove edificazioni. Recentemente si sono intensificati i parcheggi in superficie a vista utilizzando le classiche ‘fasce’. Situazioni molto impattanti dal punto di vista paesaggistico. Non si è minimamente pensato di imporre definite coperture leggere per attenuare l’impatto estetico.

Con la ristrutturazione o l’urbanizzazione di territorio, in particolare a valle della Via Aurelia, da tempo vengono autorizzate le costruzioni di veri ‘svincoli’ carrabili per collegare ville presenti con la viabilità principale, spesso anche per realizzare un solo posto auto.

Altro aspetto è la realizzazione di ascensori completamente esterni a vista molto impattanti che, se replicati, tenderebbero a modificare sostanzialmente il paesaggio. L’interramento, anche se parziale, nei muri di fascia potrebbe alleggerire l’impatto negativo.

Riteniamo necessaria un’attenta riflessione su tali interventi, non necessariamente per proibirne la realizzazione, ma per trovare soluzioni meno impattanti.

Altro aspetto di riflessione e intervento è rappresentato dalla realizzazione di siepi e coperture di recinzioni che spesso precludono la visuale di particolari porzioni di paesaggio. Dovrebbe essere prioritario far rispettare disposizioni e regolamenti esistenti. In ogni caso, la libera visione del paesaggio è un diritto di tutti.

Nell’ambito dell’esigenza, sempre più pressante, di ottenere un puntuale e sempre aggiornato controllo del territorio, nasce l’esigenza di dotare, ad esempio, la polizia municipale di una figura professionale con specifiche conoscenze su: urbanizzazione, inquinamento, regolamenti sull’utilizzo del territorio, sicurezza, prevenzione, che sappia interfacciarsi con i settori cittadini di protezione civile, tecnici del Comune e forze dell’ordine.

Aree e struttura portuale
L’estensione e il potenziamento della diga foranea, fatta di recente, ha reso il Porto più sicuro. Non è stata chiara la riduzione dell’ultimo allungamento del molo diga (da mt. 60 a 30). In ogni caso risulta incomprensibile il motivo per cui nei nuovi 30 metri interni al molo siano stati posti scogli e non realizzato un prolungamento di banchina utile per potenziare la rotazione di ormeggi turistici (ma forse questa è un’altra nostra storia).

Le attività portuali (pesca, trasporti, servizi al diporto, scalo di alaggio) e le esigenze di collegamento turistico e di fornitura alle attività dei nuclei di Punta Chiappa e San Fruttuoso, richiedono una nuova e opportuna logistica di azioni e spazi nell’ambito portuale.

Nel tempo, un alto numero di locali a piano strada si sono trasformati da magazzini al servizio delle attività portuali, al servizio del turismo (bar, ristoranti, negozi, locali per mostre). Si è così creata l’esigenza di depositare attrezzature sui moli, spesso in modo trascurato, causando situazioni di disordine, immagine negativa e possibilità di pericolo.

Una recente disposizione nazionale sugli aumenti dei canoni demaniali (aumenti di sette volte) costringe, in particolare le attività lavorative nel porto, a rinunciare alla disponibilità di superfici o piccole strutture, senza spazi o volumi alternativi.

Altro aspetto è rappresentato, in particolare in stagione turistica, dell’inquinante e pericolosa pressione di mezzi commerciali, in occasione delle prime partenze mattutine dei collegamenti via mare per Punta Chiappa e San Fruttuoso e per esigenze di consegna merci alle attività commerciali nel centro storico. Quanto sopra, si concentra sulla calata e nel parcheggio di piazza Ido Battistone.

In tale situazione emerge la mancanza strategica (non colta a suo tempo con la disponibilità dei volumi e spazi della ex fabbrica Pisoni al Migliaro) della creazione di un’area di interscambio periferica, dove concentrare e gestire tutto il traffico prima descritto. La strategia di fermare il traffico commerciale e turistico in area periferica ai centri storici è soluzione per migliorare i servizi, diminuire l’inquinamento, migliorare la qualità della vita dei cittadini.

È da valutare se nell’area Migliaro ci fossero ancora possibilità, sia pure ridotte, di applicare soluzioni utili: sopraelevazioni degli attuali spazi parcheggio, con strutture leggere componibili dedicate o più complesse e costose (se possibili) con la copertura dell’area ferroviaria. L’aumento dei posti auto a rotazione potrebbe essere utile, se non risolutivo, per parte dei problemi del turismo automobilistico.

In questo quadro si inserisce l’eventuale utilizzo dell’area di piazza Ido Battistone dove, in passato, erano pervenute al Comune idee strutturate per l’utilizzo di volumi interrati e in superficie.

Nella valutazione di utilizzare due piani interrati, uno a uso per attrezzature e materiali (pesca, trasporti, servizi portuali) e un secondo per interscambio merci e parcheggio a rotazione, la superficie dell’attuale piazza dovrebbe rimanere libera per attività turistiche e culturali, in una prima prospettiva di pedonalizzazione dell’intera area portuale e non solo.

In una tale prospettiva c’è da valutare la possibilità di ‘intubare’ la linea ferroviaria del ‘Priaro’ e il primo tratto parallelo a via Repubblica realizzando sopra parcheggi per residenti, riducendo anche l’impatto acustico ai vicini condomini.

La questione della realizzazione del parcheggio pubblico interrato nell’area ex Scalo e di fronte al Teatro Sociale è da valutare.

(* coordinatore del Comitato Spontaneo ‘Per la tutela del territorio – Salviamo il paesaggio’)

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