Home SportCalcio Spezia calcio: il patron Gabriele Volpi lascia al culmine di un’impresa sportiva destinata a rimanere nella storia

Spezia calcio: il patron Gabriele Volpi lascia al culmine di un’impresa sportiva destinata a rimanere nella storia

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

In pellicceria è impossibile che finisca. Troppo rapido, efficace, silenzioso per farsi impallinare. Ha chiuso una porta e aperto un portone quando si scommetteva che avrebbe accantonato i propositi di cessione dello Spezia Calcio dato che la serie A, conquistata tra la sorpresa generale, probabilmente anche la sua, era una possibile fonte di visibilità e guadagni insperati.

Nessuno aveva capito, soprattutto nella vicinanze della società e in città, con chi aveva a che fare. Gabriele Volpi aveva già deciso, era già andato via scegliendo come sempre i tempi e i modi di entrata e uscita di scena. A fine girone di andata, con la squadra, costruita di nuovo senza esagerare nelle spese ma egualmente con un senso, guardando al domani e anche al dopodomani, si badi bene virtualmente salva. All’esordio assoluto nella categoria cercata e mai trovata in 114 anni di storia – se si prende che l’Associazione Sportiva Dilettantistica Spezia Calcio 2008 sia l’erede legittima della Foot Ball Club Spezia, poi Associazione Calcio Spezia e ancora dopo Spezia Calcio 1906 – il team bianconero stava facendo cose egregie, risultato tutt’altro che scontato tenendo conto come ci era arrivato, quasi senza preparazione e senza poter fare un mercato ‘sensato’ causa i tempi anormalmente ristretti.

Nonostante la partenza ad estremo handicap e nonostante l’annuncio che chi gli subentra, il billionario Usa Platek era come minimo altrettanto ‘solido’ finanziariamente, i commenti di tifosi, media locali e, in maniera un po’ più sfumata, pure dei politici e degli amministratori variano dal freddo addio all’invettiva a stento trattenuta.

Soprattutto i commenti dei tifosi, che si dicono traditi e abbandonati, hanno suscitato più di una perplessità a chi non è nato tra lo stadio Picco e l’Arsenale: d’accordo che il personaggio non è mai stato amatissimo, d’accordo che non ha mai posato da salvatore della patria e ha sdegnosamente rifiutato i trucchetti da demagogo capace di suscitare entusiasmi senza mai mantenerli, ma forse il suo operato meriterebbe un’analisi più razionale valutando con attenzione i risultati che ha ottenuto in 12 anni di gestione. Volpi non ha mai venduto fumo e soprattutto ha regalato tanto arrosto ai tifosi degli Aquilotti. Quando li prese tra i dilettanti, disse che li avrebbe portati in A nel giro di un decennio: ha fallito, ce ne sono voluti dodici…

Un doveroso salto al 2008 per rammentare in quali condizioni si trovava il club che oggi è stato pagato da mister Platek (dopo averlo attentamente valutato) 30 milioni. Il tycoon italiano, metà lodigiano e metà recchelino, uno dei maggiori player mondiali nel campo della logistica petrolifera, presidente dal 2006 della Pro Recco Pallanuoto, aveva appena iniziato un ciclo vincente che dura ancora oggi e che non ha eguali negli sport di squadra in Italia e pochissimi paragoni nel mondo. A luglio di quel 2008 lo Spezia salta in aria. Nella stagione 2007-08 penalizzazione di 1 punto in classifica da parte della Co.Vi.Soc. per il ritardo nella presentazione di documenti contabili, a gennaio il presidente Giuseppe Ruggieri passa il testimone alla collaboratrice Cristina Cappelluti, vende molti giocatori, altri, i più forti, se ne vanno.

I tifosi creano la società ‘Lo Spezia Siamo Noi srl’, che raccoglie contributi economici da sportivi e sponsorizzazioni da alcune realtà economiche della Provincia. Non è sufficiente per salvare la squadra, che retrocede in C1, e per salvare il club che viene messo in liquidazione perché non può iscriversi alla serie di competenza. Il 17 luglio 2008 nasce, dalle ceneri dello Spezia Calcio 1906, l’Associazione Sportiva Dilettantistica Spezia Calcio 2008. Il 4 agosto 2008, dopo la trasformazione in srl, lo Spezia Calcio 2008 viene acquistato da Gabriele Volpi.

Lo Spezia è ammesso al campionato di Serie D, Girone A. Comincia la cavalcata: conclude la stagione al secondo posto (con 78 punti) alle spalle della Biellese, accede ai play off e si ferma sulla soglia delle semifinali, sconfitto dal Vico Equense per 2-0. Presenta quindi domanda di ripescaggio in Lega Pro Seconda Divisione, domanda che viene ufficialmente accolta il 31 luglio 2009. Nella stagione 2009-10 arriva secondo in regular season, vince i play off e sale in Prima Divisione. Nella prima stagione nella nuova categoria si ferma al sesto posto. Nel 2011-12 vince il campionato (con una fantascientifica rimonta sul Trapani), la Coppa Italia Lega Pro e la Supercoppa di Lega di Prima Divisione.

Lo Spezia diventa anche la prima squadra in assoluto a centrare nella stessa stagione il triplete di Lega Pro formato da campionato, coppa e supercoppa di categoria. Nella serie cadetta i bianconeri restano sino alla promozione dello scorso agosto. Nel 2012-13, da matricola, lo Spezia si salva alla penultima gara. Volpi lascia la presidenza operativa a Tacoli e rimane proprietario e presidente onorario: a causa dei suoi impegni lavorativi, non può seguire quotidianamente la società. Nel 2013-14 ottavo posto e primo accesso ai play off, uscendo al primo turno. Nella stagione 2014-15 quinto posto, ancora play off e ancora eliminazione al primo turno. Nel 2015-15 settimo posto, in play off si arriva alla semifinale, i bianconeri si tolgono comunque la soddisfazione di approdare fino ai quarti di finale della Coppa Italia (in cui vengono eliminati tra le mura amiche dall’Alessandria), battendo all’Olimpico la Roma per 4-2 ai tiri di rigore.

L’anno successivo la squadra si qualifica per la quarta volta consecutiva ai play off, ma viene di nuovo eliminata al turno preliminare. Nel 2017-2018 un passo indietro: piazzamento finale a centro classifica, niente play off. Nel 2018-19 sesto posto e play off, ed è sempre delusione perché la squadra allenata da Marino si ferma al primo turno. In città si ha la sensazione che il patron sia stanco e che voglia andarsene. Da tempo non si vede allo stadio, dà in mano la conduzione tecnica allo scafato direttore sportivo Angelozzi che sceglie come tecnico il poco quotato Vincenzo Italiano, reduce dall’aver vinto la serie C alla guida del Trapani.

La campagna acquisti – per la prima volta nell’era Volpi – è condotta al risparmio, spendendo meno della metà degli anni precedenti. Ed invece… Italiano e la squadra partono malissimo, a novembre chiedono la testa del tecnico tifosi, dirigenti, commentatori, insomma Italiano ha tutti contro. O meglio tutti meno uno: Gabriele Volpi. Ed è quello che conta. E che ha ragione. La squadra da dicembre in poi vola, si piazza al terzo posto, facendo registrare il miglior piazzamento della storia del club in un campionato ufficiale. Sarebbe tanto, diventa tantissimo perché i bianconeri compiono due autentiche imprese eliminando in sequenza le favorite Chievo e Frosinone.

A fine agosto lo Spezia è in A. Ci arriva con i conti in perfetto ordine, con un settore giovanile fiorente, un’organizzazione societaria impeccabile e con due impianti gioiello. Il centro sportivo Bruno Ferdeghini, situato a nel quartiere di Melara che Volpi ha rifatto quasi ex novo, tra 2011 e 2013, realizzando una struttura interamente dedicata al settore giovanile, con un campo a 11 in sintetico e due campi a 7, una palestra e due edifici con le sedi della società e del settore giovanile. In più nel 2019, in accordo con il comune di Follo, ha sottoscritto un protocollo per la gestione del centro sportivo Comunale nel comune della Val di Vara, creando due campi a 11 in erba naturale, utilizzati per le sedute di allenamento.

È sufficiente per fare di Gabriele Volpi il presidente più vincente e munifico della società. Potrebbe lasciare vantando crediti di riconoscenza e materiali (consistentissimi). Invece trova pure un erede quanto meno alla sua altezza. Come dichiarerà al ‘Corriere della Sera’: “Il gruppo Platek? Non è serio: è serissimo. Ha offerto tutte le garanzie e permetterà allo Spezia di avere un futuro persino migliore di quello che avremmo potuto promettere noi”.

Se ha un difetto, Volpi, è quello di essere brutalmente sincero: “Mi dispiace? Io mi tengo la Pro Recco. È anche una scelta di cuore, giocavo a pallanuoto prima di lasciare tutto per lavorare, tanti anni fa. Ma non ho rimpianti, mi sa che ho fatto la scelta giusta”. Perché ha lasciato allo zenit. Minore monte ingaggi della serie A eppure ad oggi, a 15 turni dalla fine, lo Spezia ha nove punti di vantaggio sulla zona retrocessione. Stipendi in regola, bilancio in attivo. “Anche per questo Platek ha deciso di investire nello Spezia. Sa di avere a disposizione un allenatore bravissimo. È costato qualche soldo in più trattenerlo ma mi pare che ne sia valsa la pena. Da non credere quanto lui e il d.s. Angelozzi siano stati bravi: ci sono riusciti con una squadra meno forte dell’anno prima”.

Dietro le lenti e il sorriso cordiale c’è una vecchia volpe assai pragmatica. Ora gli restano l’amata Pro Recco nella pallanuoto; nel calcio l’Arzachena Academy, in serie D, di cui è proprietario dall’estate del 2019, dopo aver rilevato il titolo sportivo in seguito alla mancata iscrizione al campionato di serie C; il 70 per cento della squadra di serie A croata Rijeka e la scuola calcio in Nigeria. E forse sarà meglio che a Spezia rivedano alcuni giudizi un po’ troppo pepati. Non sarebbe la prima volta – chiedere al Posillipo Pallanuoto – che chi lo attacca debba amaramente pentirsi. Uno come lui quanto ci metterebbe a portare l’Arzachena tra i professionisti?

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