Home Approfondimento Il 2020, ‘annus horribilis’ del turismo: lo confermano gli indicatori economici di Confindustria. Ma resta ancora una grandissima voglia di ripartire

Il 2020, ‘annus horribilis’ del turismo: lo confermano gli indicatori economici di Confindustria. Ma resta ancora una grandissima voglia di ripartire

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Poteva andare molto peggio, in certi settori, mentre altri, che rappresentano un elemento centrale per la nostra regione, sono drammaticamente fermi al palo. È il quadro generale che emerge dalla lettura degli Indicatori Economici relativi al secondo semestre 2020 e con le previsioni 2021, un documento come sempre redatto dalla sede genovese di Confindustria sulla base di molteplici indicatori statistici.

La ricerca è stata presentata nei giorni scorsi dal presidente Giovanni Mondini e dal direttore Guido Conforti e restituisce una fotografia molto precisa di come la Liguria abbia subito la pandemia di Covid-19, di come abbia risposto e di come stia tentando seppur faticosamente di reagire.

Secondo l’analisi di Confindustria, sono ben ripartite le aziende del comparto industriale, con alimentare e metalmeccanica su tutte, ma sono andati in netta sofferenza i servizi, in particolare logistica, trasporti e, soprattutto, turismo. A pesare e a rendere incerto il quadro in prospettiva è stata la seconda ondata dell’emergenza sanitaria, il che rende difficile fare delle previsioni sui primi sei mesi di questo 2021, anche se, a dire di Giovanni Mondini, “la sensazione è che siamo ancora in tempo per avere un anno non disastroso”. Solo che, è il parere del presidente degli industriali genovesi, “a maggio occorre liberalizzare gran parte delle attività: il turismo e i servizi devono poter ripartire al fianco dell’industria manifatturiera”.

L’impatto della seconda ondata
Secondo Confindustria, “dopo lo shock di inizio anno dovuto all’esplodere dell’emergenza sanitaria, nel terzo trimestre 2020 il prodotto interno lordo italiano è stato sostenuto da un forte rimbalzo (+16,1% rispetto al secondo semestre 2020), tuttavia l’inizio della seconda ondata dell’epidemia e le conseguenti misure restrittive poste in essere da fine estate hanno inciso negativamente sui risultati del quarto trimestre 2020, i cui risultati sono attesi in calo”.

Tutto questo “avrà un impatto statistico anche sul 2021, in cui si attende un rimbalzo inferiore rispetto a quanto precedentemente stimato. Le nuove restrizioni alla mobilità e le chiusure parziali in alcuni settori, soprattutto legati al turismo e al commercio, hanno pesato sulla domanda relativa ai comparti dei servizi, che nella seconda parte dell’anno risultano nuovamente in difficoltà. Anche l’industria manifatturiera accusa un rallentamento, soffrendo la battuta d’arresto delle esportazioni”.

Dal lato investimenti, invece, il credito bancario alle imprese ha accelerato, spinto dai prestiti per liquidità con garanzie pubbliche, arrivati ad ottobre a circa 120 miliardi. Tuttavia, secondo Confindustria, “senza un solido recupero di fatturato, in molti settori questo fatto può accrescere eccessivamente il peso del debito e degli oneri finanziari delle imprese, prosciugando le risorse interne e mettendo a rischio gli investimenti”.

I consumi e l’occupazione
Una dinamica debole riguarda pure i consumi: dalla ripartenza dell’epidemia la fiducia delle famiglie è calata, dopo il rimbalzo nel terzo trimestre 2020; a ciò consegue una flessione dei consumi e un aumento del risparmio precauzionale.

Infine, l’occupazione: dopo il rialzo dei mesi estivi, si è fermata nel mese di settembre per cominciare nuovamente a calare ad ottobre. L’attività delle aziende genovesi, ripartita nei mesi estivi dopo il crollo del primo semestre 2020, ha chiuso la seconda parte dell’anno in chiaro-scuro, con molte incognite per il futuro.

A giugno scorso è stato evidenziato come le conseguenze della pandemia nei primi sei mesi del 2020 siano state gravi soprattutto per l’industria, che ha risentito della cancellazione di ordini dal mercato interno ed estero, e per molte attività terziarie (turismo, trasporti, attività ricettive e di ristorazione).

Poi, la fine del lockdown di primavera e la ripresa estiva hanno determinato, secondo la ricerca, “un’importante risalita della domanda, che in molti settori si era sostanzialmente azzerata, e ha rilanciato l’attività soprattutto nell’industria manifatturiera con incrementi rilevanti nel terzo trimestre. In sintesi, nel comparto manifatturiero, risultati complessivamente positivi caratterizzano gli andamenti delle aziende metalmeccaniche ed impiantistiche (ad eccezion fatta per la raccolta degli ordini, in calo), del settore chimico e di quello alimentare, che registra le performance migliori. Meno bene l’high-tech, la cantieristica e il tessile”.

Nei servizi pesano le nuove restrizioni
Nei servizi, invece, il recupero iniziato in estate si è arrestato ad ottobre: la seconda ondata di contagi ha colpito nuovamente l’attività economica delle aziende che hanno chiuso l’anno con ulteriori cali di fatturato e ordini. Nei mesi estivi, mentre altre attività ripartivano, il settore turistico è stato gravato dalla forte diminuzione dei flussi turistici, specie quelli provenienti dall’estero; la ripartenza dei contagi ha poi definitivamente affossato qualsiasi speranza di parziale recupero nel semestre in corso da parte degli operatori del settore.

Il secondo importante settore maggiormente in difficoltà rimane quello dei trasporti e logistica: i cali maggiori si concentrano sulle aziende dei trasporti, ma anche i terminal operator e gli altri operatori della logistica denunciano cali del giro d’affari.

I dati del lavoro
Sul fronte dell’occupazione, infine, le difficoltà delle aziende si sono riflesse in una decisa contrazione del monte ore lavorate e delle cosiddette ‘Ula’ (Unità Lavorative Annue, equivalenti, virtualmente, a lavoratori a tempo pieno). Le misure governative hanno tuttavia evitato che vi fosse anche un deciso calo del numero di occupati, preservato grazie al blocco dei licenziamenti e dalla possibilità per tutte le aziende di avvalersi della Cassa Integrazione Covid-19.

A questo proposito, nel secondo semestre 2020 le ore autorizzate di Cassa Integrazione Guadagni nella Città Metropolitana di Genova sono state oltre 14,4 milioni. Nello stesso periodo 2019 ammontavano a meno di ottocentomila. In particolare, la Cassa Integrazione in Deroga Covid-19, dedicata alle attività che non dispongono di ammortizzatori sociali attivabili per i propri dipendenti in tempi ordinari, ha oltrepassato i 6 milioni di ore autorizzate, mentre la Cassa Ordinaria Covid-19 ha raggiunto e superato i 7 milioni di ore autorizzate.

E, sul punto dell’occupazione, il presidente Giovanni Mondini ha espresso una posizione che ha subito suscitato perplessità da parte dei sindacati. Secondo Mondini, infatti, “occorre lavorare per togliere il blocco dei licenziamenti che scade il 31 marzo, mantenendolo solo per qualche settore, come il mondo dello spettacolo, il turismo congressuale e gran parte del turismo. Noi crediamo sia giusto che non ci sia più il blocco dei licenziamenti, perché alcune aziende devono riorganizzarsi, è inevitabile. Ma se la liberalizzazione sarà esclusivamente per i settori in mano all’industria manifatturiera, ci saranno riorganizzazioni, ma non quella che qualcuno definisce una ‘macelleria sociale’. La riorganizzazione, infatti, potrà comportare cambiamenti del personale, magari ci sarà una fase di turning dove, fra un licenziamento e un’assunzione di nuove figure professionali, potrà non esserci contemporaneità, ma sono convinto che si tratterà di pochi mesi. Se ci saranno riorganizzazioni, porteranno poi assunzioni di nuove professionalità più consone a percorsi che alcuni tipi di imprese oggi devono seguire”.

Lo sguardo sul Tigullio
Per quanto riguarda il Tigullio, a commentare gli Indicatori Economici relativi al secondo semestre 2020 ci pensa Giancarlo Durante, presidente della sezione locale di Confindustria. “Sono dati evidentemente in chiaro-scuro, perché se da una parte ci sono settori che sono rimasti in sostanziale equilibrio rispetto all’analogo semestre del 2019, oppure che sono cresciuti, ce ne sono anche altri che sono crollati in maniera vertiginosa. In particolare, abbiamo visto una buona tenuta da parte delle aziende della metalmeccanica e dell’impiantistica, e per quanto riguarda chimica e alimentare c’è stata una crescita, fatta eccezione per la sola chimica legata al settore dell’automotive. Male invece l’hi tech, la cantieristica e il comparto tessile”.

Flessione molto forte per i servizi: i dati locali rispecchiano, quindi, l’andamento nazionale. “Il turismo – prosegue Durante – è stato il settore che ha registrato la peggiore performance, come c’era da aspettarsi. E questo è dovuto alla pressoché totale assenza del turismo estero, di quello congressuale e delle gite scolastiche. In generale, le imprese hanno perso il 37,6%, con un calo delle presenze straniere del 23,2%”.

Difficile, in questo quadro, fare delle previsioni, perché tutto dipenderà dai prossimi Dpcm e dalle regole che verranno imposte. Se saranno meno restrittive, si può sperare in un 2021 migliore rispetto al 2020: “Il solo fatto di riuscire ad aprire, per molti alberghi, significherà già aver fatto meglio”, osserva Durante, e per il Tigullio questo non è poco, anzi, visto che stiamo parlando di un territorio che vive fondamentalmente grazie al turismo. “Ci saranno da recuperare un 3% di Pil rispetto al 2019 e un 8% di reddito rispetto al 2008, ovvero l’anno dell’ultima grande recessione. Speriamo davvero che tutta l’industria turistica possa riprendere l’attività da Pasqua in poi. L’unico dato positivo è che c’è una forte voglia di ripresa e c’è ancora un’elevata reattività. C’è tanta voglia di fare, per uscire al più presto da una situazione economica difficile”.

Le prospettive
Ma che cosa ci aspetta quindi nel 2021? L’analisi di Confindustria chiude con il proprio scenario. “Nel 2020 il Pil italiano è atteso in profondo calo e in parziale recupero nel 2021. Tuttavia, il rimbalzo del Pil italiano nel 2021 compenserà solo parzialmente il crollo dovuto al Covid: nel quarto trimestre del prossimo anno il livello del reddito sarà ancora inferiore di oltre il 3% rispetto a fine 2019. E molto lontano dai massimi di inizio 2008, di circa otto punti percentuali”.

Le indicazioni delle aziende genovesi per i primi sei mesi del 2021 sono coerenti con lo scenario nazionale: nella prima parte dell’anno il fatturato è atteso in aumento dell’1,8% rispetto al secondo semestre 2020, così come gli ordini (+1,5%). Le attese evidenziano anche un aumento delle esportazioni, sebbene contenuto, e dell’occupazione.

“Tuttavia – è la conclusione dell’analisi – quelle presentate sono previsioni espresse a fine 2020 dalle aziende, formulate sulla base delle informazioni e strategie ad adesso elaborate. Sono quindi esposte all’incertezza dell’evolversi dell’epidemia e delle conseguenti misure che verranno introdotte per contrastarla, non essendo previsto un particolare impatto del piano di vaccinazioni nei primi mesi dell’anno. Sono quindi passibili di correzioni al ribasso dovute a una terza ondata dei contagi”.

È ancora il virus, insomma, a spaventare e a generare incertezza. È ancora il virus che deciderà quali pagine scrivere nella prossima ricerca. Ma bisogna ugualmente sperare che si sia sempre più vicini alla fine di questo tunnel.

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