Home Attualità Ultima spiaggia contro la Diga Perfigli: ricorso al Tar per dire no agli espropri dei terreni. Ma intanto i fondi per l’opera sono a bilancio

Ultima spiaggia contro la Diga Perfigli: ricorso al Tar per dire no agli espropri dei terreni. Ma intanto i fondi per l’opera sono a bilancio

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Si apre un nuovo fronte, si fa strada un ultimo disperato tentativo per difendere la Piana dell’Entella dall’edificazione di quel ‘monstrum’ di cemento rappresentato dalla cosiddetta Diga Perfigli.

È una battaglia di cuore, di nervi ma anche di estrema sostanza e di altrettanto buon senso, quella che i cittadini che abitano da queste parti stanno portando avanti non solo in difesa dei loro terreni, ma soprattutto in difesa delle loro attività e in generale per la salvaguardia dell’ambiente.

Si lotta contro quel mastodontico ciclope chiamato burocrazia, visto che l’iter, pur in maniera lenta ma inesorabile, è andato avanti per vent’anni e mai come adesso si è vicini alla partenza ufficiale dei cantieri: con le lettere di esproprio recapitate ai singoli proprietari; con il via libera da parte del sindaco della Città Metropolitana, Marco Bucci; con il silenzio assenso da parte della Regione Liguria (nonostante gli impegni di segno contrario assunti in campagna elettorale dal presidente Giovanni Toti); con la resistenza ormai tardiva e inefficace dei sindaci di Lavagna e di Chiavari, Gian Alberto Mangiante e Marco Di Capua; con i primi sette milioni di euro per l’opera ormai messi a bilancio dall’ex Provincia di Genova.

Ancora un ricorso
Ma non è detta l’ultima parola e i residenti non hanno alcuna intenzione di arrendersi. Sono stati sconfitti lo scorso anno al Tribunale delle Acque, anche se, a loro dire, la sentenza non è mai entrata nel pieno merito della questione, e ora provano a impugnare il provvedimento di esproprio dei terreni attraverso un ricorso al Tar, il Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria, che è stato depositato dall’avvocato chiavarese Alfredo Rivara e che è stato notificato nei giorni scorsi agli enti direttamente interessati.

Il Comitato della Piana dell’Entella si è ricomposto, come fa sapere il suo presidente, Evro Margarita: “Il ricorso – spiega – è stato notificato al Tar, alla Città Metropolitana di Genova e al Demanio ed è finalizzato all’annullamento, previa sospensione, del provvedimento numero 1696 del 17 settembre 2020, a firma del dirigente della Direzione Territorio e Mobilità, Servizio Amministrazione Territorio e Trasporti della Città Metropolitana di Genova, avente a oggetto ‘Interventi di mitigazione del rischio idraulico del bacino del Fiume Entella relativamente al tratto terminale dalla Foce al Ponte della Maddalena in Comune di Lavagna, 1° Lotto , 1° Stralcio funzionale’. Il Comitato Piana dell’Entella, che rappresenta parte dei  proprietari dei terreni interessati all’edificazione dell’argine voluto dall’allora Provincia di Genova e ora dalla Città Metropolitana di Genova, ribadisce in questa maniera concreta e, si spera, efficace, la propria totale contrarietà all’opera, dissenso peraltro manifestato sin dal 2010, quando il Comitato iniziò la battaglia contro la Diga Perfigli”.

Secondo Margarita, “nulla osta alla progettazione di difese atte alla mitigazione del rischio idraulico, ma queste vanno pensate rispettando le peculiarità naturali e ambientali della seconda piana alluvionale per estensione della Liguria, territorio di particolare pregio naturalistico che va preservato alle future generazioni e non devastato da un’opera di proporzioni insensate”.

È quanto si è sempre ribadito, anche con proposte precise e con un’amplissima documentazione a supporto: la mitigazione dal rischio alluvionale è assolutamente prioritaria, ma esistono interventi assai meno invasivi rispetto a un muraglione di cemento e, soprattutto, va prima risolto il problema del ‘tappo’ alla foce dell’Entella, responsabile dei frequenti allagamenti sia sulla sponda chiavarese (Parco Rensi e viale Tito Groppo, con relativo sottopasso), che su quella lavagnese.

Invece, secondo Città Metropolitana, prima bisogna far partire la Diga Perfigli, poi tutto il resto si vedrà. Sono le parole di Gianni Marchini, responsabile della Direzione Territorio e Mobilità della Città Metropolitana: “Le analisi vere e proprie le faremo a lavori avviati, per poi eventualmente proporre delle varianti”.

Evro Margarita ricorda: “Non è stato semplice ricomporre le file del Comitato e convincere persone ormai rassegnate e giustamente deluse a riproporre un’ulteriore azione di contrasto all’iter burocratico che porterà, se non interrotto, alla devastazione della Piana ma, alla fine, ha prevalso il desiderio di non cedere ai meccanismi della politica e di agire concretamente, per quanto possibile”.

Le accuse del Comitato Giù le mani dal fiume Entella
Intanto, anche Federico Cardelli, del Comitato Giù le mani dal fiume Entella, ricorda la pochissima coerenza mostrata dai consiglieri metropolitani al momento di votare il bilancio dell’ente, dove appunto si fa cenno anche alla Diga Perfigli. Il più interessante? L’avvocato chiavarese e presidente del Consiglio Comunale, Antonio Segalerba, che ha candidamente dichiarato: “La diga è brutta e dannosa, ma non ci crea problemi”. Ma come? Ma non era stato il sindaco Marco Di Capua a dirsi fermamente contrario al progetto, con tanto di firma apposta alla richiesta di ritiro? C’è qualcosa che non quadra, insomma.

Le vie alternative
Eppure, si diceva, le soluzioni alternative ci sarebbero. Come mai non si è ascoltata la proposta da parte di Confindustria Tigullio, una delle poche realtà a schierarsi seriamente, e non solo a parole, in favore dei cittadini? Gli industriali propongono la costruzione di uno scolmatore, all’altezza di Carasco, per il deflusso delle acque del torrente Lavagna: è un’ipotesi di buon senso, ma niente da fare, non trova spazio nelle stanze dove si prendono le decisioni.

E le proposte da parte del Comitato Giù le mani dal fiume Entella? Come mai non sono state ascoltate? Val sempre la pena ricordarle, nei loro quattro punti focali.

La foce. A causa della presenza dei porti di Lavagna e Chiavari e del pennello del Lido, è stata deviata rispetto alla curvatura a destra (verso Chiavari), attestata dalle antiche cartine. Tale curvatura evitava che lo sbocco in mare incontrasse l’ostacolo dei marosi, come avviene nelle attuali condizioni. Da tale modifica della foce deriva il crescente insabbiamento e il conseguente rallentamento della velocità delle acque del fiume nella parte terminale, con frequenti esondazioni nel tratto focivo del fiume. Si rende dunque necessario uno studio, che indichi gli interventi opportuni in tale zona.

Il ‘seggiun’. Secondo il comitato, è fondamentale la riparazione del ‘seggiun’ (cioè il vecchio argine napoleonico), specialmente in alcuni tratti in cui risulta leggermente danneggiato. Potrebbe essere valutato, se tale intervento fosse ritenuto insufficiente al contenimento delle piene più importanti, un ulteriore argine, delle stesse dimensioni del ‘seggiun’, anche sul limitare esterno della piana, nella zona opposta rispetto alla pista ciclabile.

Le opere a monte. Assolutamente irrimandabili il monitoraggio e gli interventi per il rallentamento della velocità delle acque a monte specie, ma non solo, sul torrente Sturla, confluente insieme al torrente Lavagna e al torrente Graveglia nel fiume Entella, con attenzione per la diga di Giacopiane e soprattutto per la frana che interessa il bacino di Malanotte.

Lo scolmatore. Infine, la soluzione del canale scolmatore sul torrente Lavagna, già ipotizzato da Confindustria in zona Carasco, ma interessante è anche l’ipotesi di realizzarlo nella zona di Coreglia, con sbocco a Zoagli, secondo uno studio degli anni Settanta, in quanto, in tal modo, anche gran parte della Val Fontanabuona sarebbe protetta. Per tale canale si potrebbe probabilmente utilizzare una galleria già esistente.

L’intervento del Club Alpino Italiano
Contrario alla Diga Perfigli, attraverso un intervento degli ultimi giorni, si è detto infine anche il Cai, ovvero il Club Alpino Italiano. Secondo l’associazione, che si affianca ad altri gruppi ambientalisti contrari all’intervento, “la ‘diga’, una colata di cemento armato lunga 1500 metri, larga 15 e alta 4, qualora fosse terminata, andrebbe ad alterare irrimediabilmente uno dei siti ornitologici più importanti della costa ligure. Inoltre fondamenta massicce come quelle ipotizzate renderebbero più difficile il raggiungimento dell’acqua nella falda usata per uso potabile e di irrigazione e andrebbero a sostituire lo storico argine napoleonico, il cosiddetto ‘seggiun’, che è ancora efficiente e necessita solo di minime opere di manutenzione”.

“La caratteristica della sponda lavagnese e chiavarese dell’Entella – ricorda il Cai – sono gli orti ben curati e il verde, che verrebbero deturpati. Così come verrebbe pesantemente pregiudicata l’oasi faunistica dell’Entella istituita dalla Provincia di Genova nel 1988, catalogata ‘Zona SIC (Sito d’interesse comunitario) Foce e medio corso del fiume Entella’. Inoltre, anche il ponte della Maddalena è un sito di interesse storico che risale al XIII secolo”.

La cosiddetta ‘diga’ venne sostenuta nel 2010 dall’assessore provinciale Paolo Perfigli per ‘mitigare’ il rischio di alluvioni a Chiavari e Lavagna. Il Cai riconosce che “la sicurezza della popolazione è di importanza primaria”, ma ricorda anche che “il progetto si fonda su analisi e studi che risalgono ai primi anni 2000, in base a dati e parametri che oggi appaiono superati”. Inoltre le esondazioni avvengono con maggiore frequenza a monte del tratto interessato dalla ‘diga’, nei pressi della confluenza dei torrenti Lavagna e Sturla, mentre nel tratto finale del fiume il regolare deflusso dell’acqua è ostacolato dalle dune sabbiose che si sono formate soprattutto dopo la costruzione dei porti di Lavagna e Chiavari e la conseguente modifica della direzione naturale della bocca del fiume.

Il Cai fa appello al buon senso. “Purtroppo l’iter burocratico per la realizzazione è già partito, ma il buon senso richiederebbe una riconsiderazione del progetto, l’aggiornamento degli studi e la realizzazione di opere meno invasive, a partire da manutenzione e adeguamento dell’argine napoleonico”. Questo anche tenendo conto che le recenti esondazioni sono state modeste, dimostrando che per migliorare il naturale deflusso delle acque non sono necessari interventi invasivi, bensì limitati e diffusi sul territorio. Le opere suggerite dal Cai sono: il dragaggio dei corsi d’acqua e la realizzazione di un canale scolmatore a monte lungo il corso del torrente Lavagna, peraltro già proposto in studi precedenti.

Nessuno parla di un muraglione di cemento. Tant’è, va avanti il muraglione di cemento. Siamo alla follia.

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