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Bisogna dire grazie a Matteo Renzi

da Alberto Bruzzone

di ANTONIO GOZZI

Nel momento in cui scriviamo, Mario Draghi è al Quirinale per ricevere dal Presidente Mattarella l’incarico di formare un nuovo Governo di unità nazionale.

Per questo dobbiamo dire grazie a Matteo Renzi che, con un’azione coraggiosa e molto rischiosa, è riuscito a ottenere che la Repubblica mettesse in campo la sua riserva più importante: Mario Draghi, appunto.

Nelle quattro settimane passate dalle dimissioni delle ministre di Italia Viva, Bellanova e Bonetti, si è innescata una campagna politica e mediatica di falsità e di fango che ha cercato di rappresentare le scelte di Renzi come irresponsabili, strumentali, dettate da sete di potere in sfregio alla situazione drammatica di un Paese alle prese con la terribile pandemia del Covid.

Conosciamo bene questo tipo di campagne di demonizzazione dell’avversario politico. Sentiamo da lontano l’odore dell’odio e del disprezzo indotti dalla propaganda. Sappiamo bene da dove vengono, da quali ambienti e subculture. Siamo vecchi e ne abbiamo viste tante in questi anni: prima contro Craxi, poi contro Berlusconi, ora contro Renzi.

In realtà, come già scrivemmo a dicembre, dietro la discussione aperta da Renzi stavano questioni di grandissima rilevanza per il Paese, prime fra tutte la capacità del Paese stesso di reagire alla pandemia sul piano sanitario (a partire dalla campagna vaccinale) e la capacità di presentarsi all’Europa con un piano credibile e ben fatto relativo a come spendere nei prossimi anni i 200 miliardi del Recovery Fund, o meglio del Next Generation EU che, come dice la parola, riguarda il futuro dei nostri figli e nipoti.

La gestione di entrambe le emergenze da parte del Governo Conte bis era stata fino a quel momento assai carente. Dopo una buona capacità dimostrata nella primavera del 2020 di reagire allo shock dell’epidemia, grazie soprattutto all’abnegazione di medici e infermieri negli ospedali e alla disciplina dimostrata dagli italiani nel primo lockdown, l’estate e l’autunno avevano visto l’appannamento dell’azione di Governo, con incertezze ed errori sul da farsi: si pensi ad esempio al permanente conflitto con le regioni, al dramma della scuola e ai ritardi e carenze sui ristori. Ma soprattutto si pensi all’incredibile gestione da parte di Conte del Recovery Plan, un lavoro tutto accentrato a Palazzo Chigi che probabilmente, per non scontentare nessuno della maggioranza, e per le profonde divergenze programmatiche all’interno della stessa, è rimasto una conchiglia vuota, un insieme di genericità, senza un piano di azioni ben definite e senza garanzie di esecuzione.

L’Italia è in una situazione difficilissima e non solo per i duri colpi del Covid-19: è il paese europeo dove la crescita è stata più bassa in assoluto, e lo sarà anche in uscita dalla crisi pandemica; è il paese europeo con il più alto debito (abbiamo ormai superato il 160% sul PIL e siamo in grado di reggere una situazione del genere solo grazie ai bassi tassi di interesse garantiti dall’azione della BCE impostata dall’allora Governatore Draghi; se i tassi dovessero alzarsi il nostro debito esploderebbe); abbiamo perso qualunque ruolo nel Mediterraneo, ormai mare di crisi permanenti e di nuovi protagonismi, quello turco primo fra tutti, i quali ledono fortemente i nostri interessi nazionali che non siamo più capaci a difendere.

In una situazione di questo tipo la credibilità è tutto, soprattutto nei confronti dell’Europa e a partire dalla capacità di presentare presto e bene il Piano Next Generation. Ciò che preoccupa molto gli europei, anche quelli che sono amici dell’Italia e non hanno pregiudizi nei confronti del nostro Paese, è la nostra capacità di fare le cose, di eseguire bene i programmi decisi, di non limitare l’azione della politica agli slogan e alla propaganda.

Mi sembra una preoccupazione legittima. Prendiamo praticamente un terzo di tutti i fondi europei del Recovery. Ciò significa che i cittadini delle nazioni più ricche d’Europa (specie quelli tedeschi) ci stanno regalando soldi loro. Il chiedere che vengano spesi bene per il futuro del Paese, in investimenti fondamentali e non in assistenzialismo e clientele mi pare sia il minimo.

Come detto il Governo Conte non aveva più questa credibilità, immobilizzato da veti incrociati e dalla demagogia di vasti settori del M5S che di fatto bloccava l’azione di Governo su questioni essenziali: il Mes, l’approccio alla transizione energetica, l’assistenzialismo senza limite del reddito di cittadinanza, la giustizia ecc. Un governo che vedeva in molti dicasteri dei veri incompetenti, alla prima esperienza, totalmente non all’altezza del compito richiesto in una situazione così grave.

Matteo Renzi ha denunciato tutto questo. Ha sottolineato le questioni fondamentali che da troppo tempo restavano senza risposta e ha dichiarato in Parlamento la non adeguatezza del Governo a partire dal suo premier.

Tutti i politici, per definizione, agiscono per interesse di parte. La vera questione è se ciò che affermano, sia pure per interesse di parte, va nel senso degli interessi del Paese o no. Ciò che Renzi ha detto e fatto nell’ultimo mese a nostro giudizio è andato nell’interesse del Paese.

Avere, grazie all’azione di Renzi e alle scelte di Mattarella, Draghi in campo significa avere il meglio di cui l’Italia dispone per affrontare credibilmente le gravi emergenze del paese. Significa aver un premier di profilo europeo che proteggerà il nostro paese nella tormenta soprattutto a Bruxelles e sui mercati finanziari internazionali che determinano il destino di un Paese iper-indebitato come il nostro.

L’appello di Mattarella a tutte le forze politiche ad appoggiare un governo di alto profilo guidato da Draghi va esattamente in questa direzione. Vedremo nelle prossime ore se prevarrà davvero l’interesse del Paese o se ci sarà qualcuno che, questa volta davvero per interesse di parte, penserà di suicidare l’Italia non appoggiando Draghi. Se la scelta di Mattarella non dovesse riuscire sarà il caos. Ma vogliamo essere ottimisti. Draghi saprà dominare una situazione così difficile e la maggioranza del Parlamento lo sosterrà.

Ha salvato l’euro dalla dissoluzione, salverà anche l’Italia.

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