Home Attualità Il fascismo e i conflitti negli occhi delle donne che li hanno vissuti: il libro ‘Bambine in guerra’ presentato online da ‘Piazza Levante’ con Sabina Croce e Lucia Caponetto

Il fascismo e i conflitti negli occhi delle donne che li hanno vissuti: il libro ‘Bambine in guerra’ presentato online da ‘Piazza Levante’ con Sabina Croce e Lucia Caponetto

da Alberto Bruzzone

di SABINA CROCE

Pina, in campagna con la sua famiglia, andava al mulino di notte, per macinare il poco grano che si trovava. Aspettavano in silenzio, al buio o al lume di una candela quando c’era, e poi scivolavano fuori casa cautamente, per non perdersi e per non essere scoperti.

Anna Pia e sua sorella, nel centro storico di Genova, portavano l’acqua dalla fontana, avanti e indietro per pomeriggi interi. Lei avrebbe tanto voluto studiare, “conosceva i libri a memoria”, ma dopo le elementari dovette andare a lavorare da una sarta.

Maria Pia passava l’estate in un paese vicino a Livorno. I bombardamenti erano intensissimi, ma un vicino che per lavoro disponeva di un furgone caricava tutti i bambini e li portava al sicuro nel bosco, così che per loro era quasi come vivere un’avventura.

Sono tante le piccole storie di vita quotidiana che escono come spezzoni di filmati in bianco e nero dalle pagine di‘Bambine in guerra’, il libro di Luana Valle che ‘Piazza Levante’ presenta domani, venerdì 29 gennaio, alle 18, sul suo canale YouTube (https://www.youtube.com/channel/UCsQc8gPY8vltkvtLNpQGU2A). Letture di Lucia Caponetto, introduzione a cura di Alberto Bruzzone.

Luana ha avuto la bella idea e il grande merito di cercare e raccogliere le testimonianze di alcune signore che al tempo della guerra erano bambine o adolescenti. Sono donne come tante, potrebbero essere le nostre nonne, zie, mamme; si presentano, ordinate e decorose, nei ritratti in bianco e nero di Luca Dore con i loro bei sorrisi, l’aria mite e gentile di persone di famiglia, e raccontano le loro storie di bambine e di ragazze dalla vita ordinaria in un tempo straordinario.

Ha fatto bene Luana a fissare sulla carta, prima che vadano perduti, i ricordi delle ultime testimoni di quei tempi oscuri e non così lontani come oggi possono sembrare.

Non ce ne hanno mai parlato molto, i nonni, dei tempi della guerra. Alle generazioni della ricostruzione sono stati risparmiatie i racconti sulla fame, le privazioni, il freddo, la paura, l’allontanamento dalle famiglie di bambini che non si riusciva a mantenere. Tanto ci sono stati risparmiati, che oggi nessuno sa più che l’Italia prima della guerra era un paese povero, e che durante e subito dopo la guerra era poverissimo. Le signore di Luana sono lì a raccontarcelo, e senza l’ombra di un lamento, anzi con una levità invidiabile.

Alla domanda sul perché abbia scelto proprio delle bambine, Luana risponde che nel mare della memorialistica di guerra nessuno aveva ancora interpellato le bambine, le ragazze, le donne, che invece avevano una loro storia da raccontare.

Ed è vero: dalle pieghe delle piccole vicende di ogni giorno a poco a poco si fa strada il germe di un mutamento epocale, di un ruolo nuovo delle donne.

Come nel ricordo di Miranda, che un giorno a casa del fidanzato vede la madre di lui tornare dalla spesa, posare i pacchi per terra e aprire il giornale sul tavolo, disponendosi a leggerlo con calma. Mai Miranda aveva visto una scena simile, mai aveva pensato che una donna potesse anteporre la lettura del giornale alla cura della casa e della famiglia: si aprivano tempi nuovi per le ragazze.

O come i confronti a muso duro con tedeschi e camicie nere, o l’aiuto ai partigiani e ai fuggitivi dopo l’8 settembre, i ruoli di staffetta, il coraggio e la paura vissuti a fianco degli uomini condividendone i rischi. Come la nonna di Maria Pia che nascondeva i partigiani in soffitta mentre intratteneva i tedeschi in salotto, e i bambini zitti, ché avevano capito da soli che bisognava tener la bocca chiusa. Come Giuliana che in una fabbrica di refrattari spostava quintali di mattoni e veniva pagata il 40% in meno degli uomini.

Nei ricordi di tutte, la gioia, i balli, i canti, gli scherzi, lo scampanio nei paesi che annunciava la fine della guerra: ‘quanto si ballò!’, questo lo ricordano tutte. Così come tutte ricordano, quelle che avevano l’età di votare e quelle che non l’avevano ancora, la fierezza e l’orgoglio di andare al seggio, di mettersi eleganti per l’occasione, l’atmosfera di festa, il sentirsi cittadini e cittadine, tutti uguali, uomini e donne, la gioia di andare a ‘mettere quella crocetta’: avevamo ‘fatto la guerra per questo!’.

Piccole storie che nella loro semplicità cucite tutte insieme di fatto scrivono proprio un libro di Storia con la sua brava maiuscola.

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