Home SportCalcio Calcio dilettanti, ancora uno stop. La proposta di Pinasco della Cogornese per salvare almeno il salvabile

Calcio dilettanti, ancora uno stop. La proposta di Pinasco della Cogornese per salvare almeno il salvabile

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Il Dpcm del 15 gennaio potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso del calcio dilettantistico. E sarebbe una rovinosa inondazione, non un’esondazione controllata. In pratica la decisione del Cts, il Comitato Tecnico-Scientifico, suffragata dalla volontà del Governo, è stata quella di sospendere per un altro mese partite, campionati e tornei calcistici non professionistici, fatta salva la serie D che può rispettare il protocollo messo a punto dalla Figc, con tamponi rapidi ogni settimana e trasferte in piena sicurezza, mantenendo una sorta di bolla. Tirati giù due calcoli non c’è più tempo per portare a termine i campionati dei dilettanti dall’Eccellenza in giù. Tornei che erano iniziati in forte ritardo a settembre e si erano fermati dopo appena quattro turni (per i più fortunati) nell’ultimo weekend di ottobre. Va trovata una soluzione alternativa in modo da dare una parvenza di risultato, al minimo la possibilità di giocare tre-quattro mesi, insomma un contentino alle migliaia di praticanti liguri che ormai da un anno sono costretti, senza colpe proprie, a mordere il freno.

Un’idea forse vincente, sicuramente stimolante, è venuta al direttore sportivo della Cogornese, Luca Pinasco. Il giovane e attivissimo dirigente ha proposto la disputa di una coppa con un regolamento molto particolareggiato e, almeno a un primo esame, che funziona in ogni direzione e per ogni necessità. Un torneo a eliminazione diretta che garantisce allo stesso tempo la giusta carica agonistica e una contrazione di impegni e giornate che permetterebbero di terminare entro l’inizio dell’estate, quando i dilettanti, per loro stessa natura, hanno impegni differenti, dagli esami agli impieghi stagionali.

Ecco come l’autore presenta la sua modesta proposta: “Temo (e sono un ottimista) che prima di fine marzo/aprile sarà impossibile tornare regolarmente in campo. Tenuto conto della necessità di svolgere un piccolo ciclo di preparazione fisica, da aprile fino a fine giugno (al massimo metà luglio) sarà impossibile disputare un torneo che possa definirsi quanto meno regolare. La mia idea è quella di non vanificare i sacrifici compiuti dagli addetti ai lavori la scorsa estate e non dover attendere settembre per permettere ai ragazzi di giocare per i tre punti”.

Il ‘piano Pinasco’ prende come base la Prima Categoria (la categoria dove milita la sua Cogornese), quindi un torneo a 16 squadre. La sua proposta sarebbe ancora più facilmente applicabile nelle altre categorie, visto il minor numero di partecipanti. “Penso a una Coppa Liguria con formula più avvincente. La premessa è che sia giusto e inevitabile bloccare anche per questa stagione promozioni e retrocessioni per permettere disputare una competizione breve che abbia comunque una sua importanza. Sarebbe pur sempre un trofeo da conquistare gareggiando con tutte le squadre iscritte ai campionati, e in più una classifica finale che valga come graduatoria per gli eventuali ripescaggi nelle categorie superiori”.

È facile supporre che nella prossima stagione la redistribuzione dei posti sarà ancora più marcata con il numero di rinunce e fusioni superiore alla media. Ci saranno decine di posti vacanti, è quasi scontato. Il format del torneo. “Si potrebbero dividere i quattro gironi già esistenti in otto mini gironi territoriali da otto squadre ciascuno. Servirebbero sette turni di sola andata (alcuni giocheranno 4 partite casalinghe e altri 3, penso però che sia una discrepanza superabile) per disegnare la griglia per i turni successivi a eliminazione diretta. Infatti le otto squadre di ogni mini girone andrebbero a incrociarsi con le altre otto squadre dell’altro mini girone. Sfida diretta di sola andata con abbinamenti incrociati (la prima di un girone contro ottava dell’altro, ecc. ecc.) in una sorta di tabellone tennistico con ottavi, quarti, semifinali e finale. La squadre meglio classificate al termine del mini girone avrebbero poi dalla loro il fattore campo e la partita da vincere con due risultati su tre (come nei playoff e playout) La vincente di questo tabellone andrebbe poi a scontrarsi con le altre vincenti degli altri tre gironi regionali con sfide di semifinali e finale da disputare su campo neutro, finale che vedrebbe poi la consegna del trofeo alla squadra vincitrice”.

A ogni società sarebbe garantito un minimo di otto partite e avrebbe la possibilità di disputarne un massimo di tredici. Tredici giornate tra aprile e giugno si possono incastrare, al contrario di un campionato con la coda dei playoff e playout. Pinasco tira le somme: “Ho pensato alla Coppa guardando le partite della Nba, la superlega di basket americana. Meno discussioni e polemiche rispetto a un campionato che, comunque vada, sarebbe sempre sentito come falsato. Tante sfide dirette darebbero ai ragazzi e ai dirigenti il giusto mordente, li coinvolgerebbero; metterebbero tutti in condizione di riprendere l’attività e nel frattempo prepararsi serenamente alla stagione successiva. Io penso alla mia Cogornese e alla Prima, ma per le altre categorie immagino sia lo stesso. L’Eccellenza è già strutturata in questo senso, gli altri campionati hanno meno partecipanti del nostro, quindi una coppa ancora più facile da organizzare”.

Pinasco sottolinea come l’obiettivo a breve termine non nasconda le preoccupazione sui tempi lunghi. “La vera scommessa è restare in piedi. So di società, dirigenti, tecnici e giocatori che meditano di gettare la spugna. Il lato economico è prevalente, ma non è l’unico. Chi non appartiene al nostro mondo, neppure immagina le difficoltà alle quali stiamo andando incontro. Per esempio la Cogornese, società virtuosa che ha sempre avuto i conti in ordine, si autofinanzia con la sagra estiva. L’estate scorsa naturalmente è saltata. E se dovesse andare così anche nella prossima? Noi reggiamo ma quanti si sono attrezzati per tempo? Sarebbe un disastro. Siamo piccoli ma siamo anche la radice dell’intero movimento. E senza radici gli alberi, anche i più rigogliosi, appassiscono”.

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