Home Eventi Quarant’anni senza John Lennon: il suo assassinio ispira il libro di Carla Viazzi

Quarant’anni senza John Lennon: il suo assassinio ispira il libro di Carla Viazzi

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

“La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte”, scriveva verso la fine dell’Ottocento Henry Scott Holland, canonico della cattedrale di St. Paul a Londra. È una frase che si trova ormai ovunque, consolatoria e per molti pure veritiera. Poi, però, ci sono quei casi in cui neppure la morte riesce a farti passare dall’altra parte, perché il tuo mito e quello che hai fatto sono talmente speciali che sei ancora, e pure saldamente, da questa parte.

Quarant’anni fa, l’8 dicembre del 1980, sul far della notte veniva assassinato a New York con cinque colpi di pistola John Lennon, sul portone dell’elegante palazzo dove abitava, il Dakota Building di Central Park West, l’edificio probabilmente più raffinato e decisamente più mystery di tutta la Gotham City.

Lennon veniva ucciso sotto gli occhi della moglie e di decine di fan, quei fan che tutti i giorni e a tutte le ore lo aspettavano sotto all’ingresso di casa. Non capita spesso a New York, e anzi è una città che le star scelgono proprio per questo: perché possono farci la vita come le persone normali, senza inseguimenti di paparazzi e senza troppe persone che le importunino quando non è il momento. Solo che John era talmente un mito che tutto questo non valeva. Solo che la relazione con Yoko Ono era talmente chiacchierata che tutto questo non valeva. Solo che lo scioglimento dei Beatles era stato talmente inaspettato e doloroso che tutto questo non valeva.

Così fu proprio un ‘ammiratore’ a decidere che Lennon non doveva più vivere, che non meritava più di stare a questo mondo, di essere da questa parte. Sono tutte situazioni che non solo gli appassionati dei Fab Four conoscono, perché sono entrate nella storia della musica e dell’umanità intera. La bravura sta nel riprendere questi temi per farci qualcosa di nuovo, per costruirci sopra un percorso narrativo che vada ben oltre la paginetta di Wikipedia o l’articolo commemorativo per una rivista, magari scopiazzato da chissà dove.

E in questa operazione riesce egregiamente una collega di Genova, con un’ottima esperienza in televisione e una spiccata sensibilità per la scrittura: Carla Viazzi. La leva sono l’assassinio di John Lennon, le presunte influenze di Yoko Ono, la fine dell’epopea dei Beatles, il tutto sotto l’onda dei movimenti pacifisti che Lennon andò ad abbracciare nell’ultima parte della sua vita e che hanno coinciso anche con il suo maggiore e più marcato impegno civile e sociale. Il risultato è un bellissimo libro che s’intitola ‘La penultima mossa’ e che è pubblicato da Morellini, un editore che ci sa veramente fare non solo per come confeziona i suoi prodotti, ma anche per come li promuove, per come sa scoprire nuovi talenti e per come li tratta.

Quello di Carla Viazzi è un lavoro ispirato a fatti veri, ma che poi prosegue con l’andatura del romanzo e con una piacevolissima verve narrativa. Sono usciti diversi lavori, in queste settimane, per ricordare il quarantennale dalla morte (solo fisica, sia chiaro) di John Lennon, ma questo ‘La penultima mossa’ è decisamente il più singolare e interessante, perché cambia la prospettiva, perché, pur chiamandoli con altri nomi (essendo una storia ispirata), entra nel cuore dei personaggi, delle situazioni, specialmente dell’intenso rapporto tra John e Yoko (che nel libro si chiamano Jo e Yumi) e ancor di più dell’intenso rapporto tra John e Paul (che nel libro si chiamano Jo e Fred).

Si va avanti su due piani paralleli: da una parte c’è l’indagine sulla morte di Jo Nolan, per la quale è stato arrestato il ‘fan’ Robert Pursuit e della quale si occupa l’ispettore di polizia Seth Carlsen; dall’altra c’è l’epopea dei Beatles, che nel libro diventano i Tricks.

Se nel primo filone appassiona la figura dell’ispettore, che non crede alla storia della semplice sparatoria e al gesto di un folle e ha la capacità di andare ad approfondire e a scavare tipica del giocatore di scacchi (passatempo del quale è profondamente appassionato), nel secondo filone è molto ma molto ben tratteggiato il rapporto quasi di fratellanza (ora fratelli di sangue, ora fratelli coltelli) tra Jo e Fred, con tutti gli altri personaggi delle loro vite che finiscono per essere come satelliti, intorno a due mondi talmente grandi, eccezionali e irripetibili.

Pagina dopo pagina ci sono misteri, rivelazioni, un’indagine sempre più contorta e, a far da filo conduttore, gli scacchi: s’inizia con una partita di scacchi lasciata aperta da Jo e Yumi, prima di uscire di casa (di qui il titolo ‘La penultima mossa’), si prosegue con la partita di scacchi che l’ispettore Carlsen porta avanti a distanza con un giocatore russo, perché nessuna delle persone che conosce di persona è considerata alla sua altezza. Strategia e tattica servono anche per risolvere i misteri e, perché no, servono pure al processo creativo: a quello della musica, e a quello della scrittura di una Carla Viazzi davvero esemplare.

C’è una bella frase nel testo, e la pronuncia Yumi Kimura: “Gli scacchi non sono un gioco. Sono un processo creativo. Lo scopo è trovare la verità e per farlo non si deve scendere a compromessi, ma essere coraggiosi”. Difatti, è noto e dimostrato come gli scacchi sappiano aprire la mente: quanto una passeggiata in montagna, quanto la compagnia di una persona cara, quanto un incontro inaspettato, quanto un bel libro.

‘La penultima mossa’ apre la mente, perché un bel libro lo è. E questo è vero tanto quanto il pensiero che John Lennon non è mai morto, ma che è vivo e ‘lotta’ insieme a noi.

La scheda
Carla Viazzi
‘La penultima mossa’
Pagine 254
Morellini Editore

Ti potrebbe interessare anche