Home Aziende in vetrina Il Servizio Marittimo del Tigullio: quando si naviga per lavoro, ma anche per vocazione

Il Servizio Marittimo del Tigullio: quando si naviga per lavoro, ma anche per vocazione

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Sei della Riviera di Levante, devi navigare per forza dato che vivi e operi nell’ansa più bella della regione, angoli di paradiso tra mare e collina a ogni svolta della strada. Non a caso uno spicchio di questo litorale è stato battezzato come Golfo Paradiso.

I novelli Caronte che traghettano i mille-mila pellegrini, ansiosi di poter ammirare le celestiali bellezze della ascosa San Fruttuoso, dello scintillante Portus Delphini, e via via scorrendo dalla razionale Recco, all’incantata Portus Veneris, toccando l’ubertosa raccolta Ca delle Mogli e le ombrose baie di Paraggi e Pagana, fanno base nella città fulcro, la Santa Margherita sospesa tra un passato battelliero e un presente alberghiero.

Per stare al passo hanno allascato la randa, acceso il motore e scelto come ragione sociale la distesa denominazione Consorzio del Servizio Marittimo del Tigullio in modo da abbracciare senza infingimenti o ripensamenti l’intero comprensorio. Un’unione di forze che non naufraga un attimo dopo essere stata concepita sarebbe già una notizia dalle nostre parti. Se poi cresce e prospera a un sorprendente ritmo, è da segnare nel libro dei sogni con circoletto rosso.

La Servizio Marittimo nacque quando i forzatori di blocchi e i ciurmadori dei sette mari – ce ne erano anche partiti dal Levante, non crediate – compresero che era ora di fare ritorno ai lidi natii. Due guerre mondiali, tre rivoluzioni industriali e decenni di incontrollabili mutazioni sociali portarono agli anni spensierati, quelli segnati dalla calata dei turisti su una Riviera che chiedeva solo di essere… invasa. C’erano i gozzi, pescare turisti era più facile, meno faticoso e soprattutto più remunerativo che spaccarsi la schiena sui remi o gettare palamiti in acque generose ma non sterminate e soprattutto logorate da uno sfruttamento insensatamente intensivo.

Il presidente del consorzio, Sergio Michelini, non era neppure una scintilla negli occhi dei genitori quando suo padre, nel 1954, decise di passare dal primario al terziario e diventare armatore di un battello per il trasporto di passeggeri su e giù per il Levante.

Nel tracciare il percorso, riassume i ricordi di due generazioni: “L’idea piacque subito, presto arrivarono barche un poco più grandi del gozzi, armate e condotte da quegli uomini pittoreschi e spigolosi, che seppero essere così intraprendenti da unirsi per lavorare insieme, per costruire imbarcazioni che potessero offrire un servizio migliore ed accogliere più passeggeri”.

Lui, cinquantaseienne, non ha tradito il suo retaggio, è discendente in linea retta dei barcaioli che a fine anni ’50 e negli anni ’60 già andavano a Portofino e a San Fruttuoso e proponevano viaggi (per quei tempi quasi avventurosi) alle Cinque Terre e a Porto Venere.

In quegli anni si costituì il primo nucleo dell’odierno Servizio Marittimo del Tigullio, successivamente più volte allargato fino a comprendere tutti gli operatori locali del settore e ad assumere l’attuale denominazione nel 1983.

L’espansione della flotta a disposizione andò di pari passo con il potenziamento dei servizi offerti sino ad arrivare nel decennio che volge al termine ad avere 9 imbarcazioni dai 18 ai 31 metri di lunghezza, con una portata passeggeri che varia dai 130 ai 400 posti a sedere, dai classici ed accoglienti battelli in legno, alle più recenti imbarcazioni in vetroresina di varie dimensioni, spinti da moderni propulsori in grado di assicurare buone velocità di crociera e quindi di raggiungere comodamente destinazioni relativamente lontane.

Sei le linee coperte, tre fisse, tre stagionali, più l’utilizzo dei natanti ad uso di gruppi particolari, anche studenti, per escursioni private su rotte particolari. La Linea 1 Rapallo-Santa Margherita è il classico servizio di linea in battello/traghetto che collega Rapallo, Santa Margherita Ligure, Portofino e San Fruttuoso fra loro, tutto l’anno con orari differenti in funzione del periodo, e partenze continue nei giorni di massima affluenza.

La Linea 2 Moneglia-Deiva Marina-Sestri Levante-Lavagna-Chiavari-San Fruttuoso e Portofino, pensata per i foresti, e per gli indigeni che vogliono conoscere o rivedere da una prospettiva diversa il Golfo del Tigullio fino a San Fruttuoso e Portofino, navigando tra storia, natura, colori.

La Linea 3 Santa Margherita Ligure-Rapallo – Chiavari-Lavagna-Sestri Levante- Portovenere – Cinque Terre intesa come escursione panoramica che partendo dal Golfo del Tigullio consente di ammirare tutta la Riviera di Levante.

Poi nei periodi di grande afflusso scattano le Linee 4 e 5 verso le Cinque Terre, differenziate solo dalle località di partenza: Santa Margherita Ligure-Rapallo in un caso, Chiavari-Lavagna-Sestri Levante nell’altro. Danno l’opportunità di abbinare il piacere di una giornata in barca a quella di visitare le Cinque Terre in lungo e in largo, nel senso letterale dell’espressione.

La 6 (solo pomeriggio, mentre la 4 e la 5 tutto il giorno) venne aggiunta per dare uno sfogo alla richiesta impetuosa di passaggi verso Manarola e le altre perle del comprensorio pentastellato (trattasi di stelle turistiche, nessun riferimento alla politica spicciola). Si deve usare il trapassato perché al momento questo servizio è stato sospeso. E anche le linee 2-3-4-5 sono rinviate a primavera 2021.

Se nel 2019 Servizi Marittimi Tigullio celebrava il suo anno più glorioso, fregiandosi del meritorio impiego della sua flotta per aggirare la frana della Cervara e consentire a Portofino di non restare isolata per mesi, il 2020 è stato l’anno dell’incubo.

“Un fortunale che si è abbattuto sul nostro mare, talmente placido da farci pensare che niente potesse andare storto – riassume con dolore Michelini – Eravamo reduci da mesi faticosi ed esaltanti. Il mix di tradizione ed esperienza ci aveva fatto conoscere in Italia e all’estero. La compagnia era una garanzia che si appoggiava ai tour operator, grandi e piccoli, ed era ricambiata con prenotazioni massicce. Siamo arrivati a vendere il 70% dei posti su prenotazione, in pratica i biglietti al dettaglio erano una parte minoritaria degli incassi. Un privilegio, la certezza di avere i sold out in ogni momento della stagione turistica, da aprile a settembre come minimo. L’ anno scorso l’intervento per trasportare i portofinesi fuori e dentro il Borgo in attesa che il collegamento stradale venisse ripristinato, un intervento fatto a titolo totalmente gratuito per i cittadini, lo avevamo interpretato come un modo per restituire qualcosa a chi ci aveva dato tanto. E che ci aveva restituito molta riconoscenza e, lo ammetto, anche un’intima soddisfazione”.

Poi a inizio marzo il vento è girato. “L’otto marzo era in programma un’escursione di una comitiva che avrebbe fatto il giro nel Golfo. Erano tutti turisti provenienti da una delle prime zone rosse… Naturalmente la gita non si tenne, un segnale inquietante di cosa stava per accadere”.

L’armatore Michelini abbassa le braccia, come se avvertisse il peso di quei mesi. “Fermi in porto sino a inizio giugno, valanghe di prenotazioni cancellate, 50 persone che lavorano nella Smt, oltre 40 a titolo permanente, a casa a guardare nel vuoto. Poi l’inevitabile sequela di burocratici adempimenti. Cassa integrazione, attesa degli aiuti, riapertura graduale e faticosa”.

In estate si tenta di metterci un rattoppo. “Abbiamo fatto il possibile in una situazione organizzativamente da incubo. Le misure di distanziamento sociale e precauzione sanitaria ci hanno portato a ridurre di metà il numero massimo di passeggeri su ognuna delle nostre nove motobarche. Che però dovevano viaggiare con lo stesso carico di carburante, lo stesso equipaggio, che in più doveva preoccuparsi di far rispettare le norme: mascherine sempre addosso, tutti distanziati se non appartenenti allo stesso nucleo familiare, portelloni e finestroni sempre aperti, imbarco e sbarco frazionati nel tempo, sanificazione delle barche a ogni approdo e prima di ogni partenza. In breve, una fatica immane, costi più che raddoppiati e ricavi al meglio dimezzati”.

Una bonaccia non troppo rassicurante che è sfociata nella seconda ondata senza soluzione di continuità. “A metà ottobre, quando la Svizzera ha inserito la Liguria nelle zone da quarantena obbligatoria, se visitate, abbiamo capito che si metteva di nuovo male. Lavorando tanto con l’estero e su prenotazioni di almeno sei mesi sarebbe adesso che dovremmo chiudere gli accordi per avere garantito il lavoro la prossima primavera. Capirete che al momento parlare di cosa accadrà a marzo è come indovinare il futuro leggendo i fondi del caffè. Roba da fattucchiere, non da imprenditori”.

Almeno sarà arrivato in soccorso dei battellieri dal remo logoro, quasi prossimo allo spezzarsi, lo Stato ‘patrigno’… “Mi limito a un’osservazione. Nell’ultimo Dpcm per gli aiuti alle categorie in difficoltà c’è anche un paragrafo che riguarda la nostra. Per le imprese di trasporti passeggeri su acqua i cosiddetti ‘Ristori’ saranno erogati alle imprese che operano in ambienti lagunari e fluviali”.

Cioè, l’armatore Sergio Michelini e la Smt non sono compresi in quanto operatori in ambienti marini! “Mi auguro che sia una dimenticanza, un errore dovuto alla fretta. Altrimenti…”.

Michelini tace, si volta, guarda verso l’orizzonte ottico. I marinai non vanno ai cocktail, non sono piazzisti del sentimento, non si commuovono a comando davanti a una telecamera come certi disperati a uso tiggì ai quali ci hanno abituato cronache senza discernimento. Si limita a indicare il mare. “Sono e sempre sono stato lì, spero che me lo lascino”. Peccato non abbia a disposizione, tra i suoi battellieri, Caron dimonio che alza la pala e batte senza pietà le anime prave. Nell’Italietta attuale trovare qualunque si adagia sarebbe sin troppo facile.

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