Home Sport Un altro ko per il Centro Sportivo Italiano. Il presidente Simonetti: “Ci adeguiamo, ma sarà sempre più dura”

Un altro ko per il Centro Sportivo Italiano. Il presidente Simonetti: “Ci adeguiamo, ma sarà sempre più dura”

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

È al vertice della piramide e non ci sta per niente comodo. Cristiano Simonetti, presidente del Csi Chiavari-Tigullio, vive da uomo di sport, da infaticabile missionario dell’utilità sociale dell’attività sportiva, da instancabile propagandista del Centro Sportivo Italiano, la più grande realtà dell’associazionismo sportivo, questi tormentatissimi tempi con grande preoccupazione.

La crisi monta, si rinnova l’assalto della pandemia, per lo sport potrebbe arrivare un secondo mortale colpo. Se i professionisti vacillano, le discipline minori praticate dal popolo dei dilettanti e dalla folla degli amatori – è tra questi ultimi che si registrano i battaglioni del CSI – sono a un soffio dalla resa.

Le nuove misure imposte dal Governo sono una specie di pietra di Sisifo per le categorie dilettanti: schiacciate dal macigno che avevano appena issato in cima alla collina a prezzo di sacrifici prima economici e ancor prima personali, severi sempre, a volte spropositati, superando a fatica il piano inclinato costituito da protocolli severi e occhiuti prima ministeriali, poi emanati dalle varie federazioni.

“Mi ritrovo a corto di parole – ammette il presidente Simonetti, uno che nella dialettica ha sempre nuotato come un delfino – perché a questo punto è realmente proibitivo trovare qualcosa di sensato in una situazione dove tutto marcia a rovescio. Le nostre società, di ogni sport e di ogni dimensione, ci dicono una sola cosa. Così non ce la facciamo. Puoi rialzarti dopo un ko tremendo, ma se appena torni lucido, ne subisci uno ancora più duro, quasi quasi è meglio restare al tappeto e… lasciarti contare”.

Lo sconforto viene descritto con grande lucidità da una dirigente di lungo corso come la professoressa Federica Schiaffino in un lungo post pubblico: “In qualità di professoressa di educazione fisica, tecnico federale di ginnastica aerobica della Fgi, ex atleta agonista di ginnastica aerobica e di ginnastica artistica, vorrei esprimere un parere circa le perplessità di praticare attività sportiva nei centri addetti in questo drammatico momento storico e l’eventuale chiusura temporanea. L’attività sportiva all’interno delle società sportive si svolge in un ambiente che per la fattispecie è da sempre regolamentato. In questo momento l’applicazione dei protocolli di sicurezza viene garantita da parte dei gestori, dei tecnici, nei confronti di atleti, di genitori, che si devono attenere quotidianamente alle norme attualmente in vigore. Con queste modalità, i luoghi dove si pratica lo sport, in questo caso la ginnastica, assicurano un controllo di un gruppo di persone che si identificano nei tesserati/soci e nelle famiglie in modo tale da riuscire a isolare prontamente il caso sospetto allo scopo di tutelare tutti gli altri componenti del gruppo sportivo. La misurazione della temperatura prima di ogni sessione di allenamento, la certificazione ogni 15 giorni, la sospensione dell’attività di atleti che hanno avuto contatti sospetti, e la sostituzione di essi e del singolo con modalità online, rendono possibile la continuità dell’attività in sicurezza. Il mantenimento delle distanze e l’utilizzo della mascherina viene garantito dalla costante presenza del tecnico allenatore e questa non è una riflessione scontata. L’attività viene svolta in gruppi di lavoro in alternanza in modo da garantire la sanificazione dell’ambiente e degli attrezzi. Lo sport sempre, ma mai come in questo momento può essere veicolo di esempio e di formazione. Non fermatelo!”.

Un manifesto accorato che purtroppo cozza contro le disposizioni che impongono di chiudere piscine e palestre. Simonetti allarga le braccia: “Nel CSI abbiamo una scala di priorità che vanno salvaguardate: famiglia, poi il lavoro, infine l’attività sportiva. Purtroppo per salvaguardare le prime due, dobbiamo bloccare la terza. So che si potrebbe discutere per ore dove e come si rischi di più, che le nostre società curano con attenzione maniacale le sanificazioni, il distanziamento, il rispetto di ogni regola, anche la più astrusa, codificata nei protocolli. Ma adesso c’è questa nuova imposizione e noi la seguiremo sino a quando non verrà deciso altrimenti. Chiediamo come CSI una sola cosa: non dimenticateci, noi siamo qua, pronti a fare la nostra parte per il bene comune”. Pazienti e ordinati, un pezzo di sistema Paese che fa ben sperare per un’uscita in tempi ragionevoli anche dalla seconda tempesta perfetta.

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