Home Aziende in vetrina Pelletteria De Mauri: da più di 100 anni ‘fa le valigie’ ai chiavaresi (e non solo)

Pelletteria De Mauri: da più di 100 anni ‘fa le valigie’ ai chiavaresi (e non solo)

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Fare le valigie. In partenza era un alludere alla partenza, al viaggio, al cambiare locazione, poi per traslato l’essere costretti ad andarsene da qualche posto, mollare un incarico. Insomma l’uso letterale si è perso e quando si chiede al signor Luigi Sardi ‘Lei fa le valigie?’, nella risposta si coglie sempre un piccolo accento ironico. “No, io resto qua. Le valigie le vendo e le vendo a tutti, tanto che a Chiavari e dintorni in pochi possono affermare di non essere mai passati dal nostro negozio”.

Oggi, dopo oltre 100 anni di fortunato commercio nel locale di via Vittorio Veneto 8, il bagaglio, che lo vogliate di lusso o di praticità estrema, continua a essere il core brand dell’azienda Pelletteria De Mauri. Si sono aggiunti qualunque oggetto in pelle, le coperture in grande stile di teste più o meno gloriose. Le sue vetrine sono un punto fermo nel carruggio prosecuzione – Piazza delle Carrozze come spartiacque – rettilinea del Carruggio Dritu per antonomasia.

Un punto che però proietta sul piano del tempo un’ombra lunga, in barba alle isometrie. La signora Orietta Marletto, moglie di Luigi, è l’erede di una linea che scende diretta dal 1900. I due raccontano a una sola voce la storia di famiglia. “Il fondatore dell’azienda fu Giovanni De Mauri, un ombrellaio ambulante proveniente da Carpugnino, frazione di Brovello”.

Un paesino adagiato sulle colline che circondano il Lago Maggiore, oggi inserito nella provincia Verbano-Cusio Ossola. Un bel salto, dal lago al mare. “A Gignese, altra cittadina della zona, c’è il Museo dell’Ombrello, perché il mestiere del Lusciatt, ombrellaio nel loro dialetto, era il più diffuso. A inizio del secolo XX molti Lusciatt dovettero emigrare data la saturazione del mercato locale e invasero l’intero Nord Italia. Il signor De Mauri, appena convolato a nozze con Teresa Lilla di Brovello, si trasferì con famiglia e attrezzi a Chiavari”.

Attento esame della piazza e scelta strategica del locale dove aprire bottega. “Scelse via Veneto perché vicinissima alla piazza centrale della città, dove si svolgevano i mercati e si tenevano le riunioni d’affari en plein air. Il posto ideale per incontrare gente, stabilire contatti e prendere accordi”.

In bottega c’è una ferrea e funzionale divisione dei compiti. Giovanni crea e ripara ombrelli, lei ricopre gli ombrelli nuovi e anche gli usati con sagome di stoffe. Usa la seta e il pizzo San Gallo per accontentare i clienti benestanti, il cotone per i clienti borghesi. Azienda modulare e brand oriented, una visione all’avanguardia. Con il passare degli anni l’ambito della loro clientela, grazie ai modi gentili e alla qualità delle offerte, si amplia sino alle valli circostanti.

“Soprattutto in Val Graveglia dove Giovanni, nel tempo libero, va di casa in casa a prendere ombrelli da riparare”. In pratica come hobby tornava alle sue origini, indossava i panni del Lusciatt. Poteva farlo perché in negozio adesso oltre alla moglie c’era la figlia Nina. Passano gli anni e, dopo la Prima Guerra Mondiale, Nina prende il posto dei genitori. “Introdusse altre categorie di vendita, gli ombrelloni per il mare, la tela cerata, i bauli, le valigie, le ceste di paglia, infine borse e cappelli”.

Nina De Mauri sposa Enrico Marletto, hanno un figlio, Vittorio, che per hobby fa l’arbitro di calcio, ma che sin da ragazzo aiuta la madre in negozio. “Vittorio si specializza nella riparazione di ombrelli, prosegue nella linea del nonno. Nel 1960 sposta Rosa Eufemia Daneri, originaria di Breccanecca di Cogorno, maestra di taglio e cucito. Due anni dopo, nel 1962, insieme decidono e attuano il rinnovo del negozio, creando un nuovo ambiente tutto vetrine, scintillante, di luce. Raddoppiano lo spazio interno, collocando il reparto valigeria al piano superiore, al quale si accede, oggi come allora, per una scala dal disegno particolarissimo”.

Una rampa degna dei migliori designer razionalisti, uno slancio verso l’alto che farebbe la felicità di un Pier Luigi Nervi. “In effetti è stata fotografata da molti nostri clienti, alcuni intenditori l’hanno voluta studiare per la sua originalità. La coppia Vittorio-Rosa, un’intesa personale e lavorativa da manuale, visitano senza sosta le principali fiere di moda (Palazzo Pitti, un must per la pelletteria, Milano) per trovare nuove ditte e introdurre nuovi prodotti sul mercato del Tigullio, sempre più ricercati. Furono i primi a trattare articoli in rettile: pitone-lucertola-coccodrillo”.

Un legame fortissimo che viene spezzato nel modo più crudo. Nel 1972 Vittorio viene a mancare, a soli 35 anni. I suoi funerali, con la chiesa di San Giovanni Battista stracolma di gente, amici, clienti, colleghi arbitri, sono la più eloquente testimonianza di quanto affetto e stima fosse riuscito a conquistarsi. La moglie Rosa Eufemia (Femi per gli amici) si rimbocca le maniche, va avanti da sola, curando la famiglia (nel 1966 è nata Orietta) e il negozio con imparziale attenzione. Orietta cresce sui banconi del negozio, a soli 5 anni impara a confezionare pacchetti regalo, è la mascotte dell’intera via. Studia, si laurea in Pedagogia e va a insegnare nelle scuole.

“Mamma Femi continuava imperterrita a curare gli affari del negozio. Al suo fianco collaboratrici impagabili, mi vengono in mente Rita Marini, Maria Grazia Cogorno, Antonietta Piazze, Maria Stella Daneri. Io quando avevo un minuto libero correvo a darle una mano, imparavo a conoscere le pelli, la accompagnavo alle fiere di moda”.

Niente da fare, il richiamo della foresta è troppo forte anche per Orietta, soprattutto quando sposa sul finire degli anni Novanta Luigi Sardi, laureato in Economia e Commercio. Si riforma il tandem vincente, come quello della generazione precedente, Orietta e Luigi si buttano anima e corpo nel negozio, ampliando il numero delle ditte fornitrici e dei prodotti forniti, cercando sempre di privilegiare qualità e articoli di moda. Girano fiere e sfilate. Propongono marchi che non hanno bisogno di presentazioni come Borsalino e Doria per la cappelleria, Tuscani’s, Romeo Gigli per le borse, Roncato e Delsey per la valigeria.

E siamo arrivati ai giorni nostri. Gli eventi incredibili di questi mesi colpiscono anche la Pelletteria De Mauri, ma non l’abbattono. “Femi, che compirà 84 anni il prossimo 15 dicembre, è ancora la titolare, solo l’obbligo del lockdown l’ha tenuta lontana da via Vittorio Veneto. Ma è agguerrita come non mai”.

Qualcosa è stato modificato dalla pandemia? “Non molto, certo ora ci sono diverse precauzioni e particolari attenzioni da prendere, ma i clienti continuano a venire perché sanno che noi non li deluderemo. Sulla porta è ancora bene in vista il nome della famiglia De Mauri. Pensiamo che non ci sia un chiavarese che almeno una volta non abbia varcato la soglia del nostro negozio. Siamo una parte della città e ne siamo orgogliosi”.

Le vetrine che creavano un’ansa di specchi attorno alla colonna portante sono un circuito irresistibile. Dal ’62 ad oggi un girotondo non è stato negato a nessun bambino chiavarese. Lo stesso bambino, qualche decennio dopo, ci avrà comprato una valigia, una cintura, un portafogli, un cappello. De Mauri ha viaggiato nel tempo rimanendo fermo nello spazio. Il Salgari dei commercianti. Ti fornisce i bagagli, le armi dovrai inventarle tu.

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