Home Attualità Chiavari, quel palazzetto dello sport nato male e finito peggio: il tetto crollato è soltanto l’ultimo dei danni della struttura

Chiavari, quel palazzetto dello sport nato male e finito peggio: il tetto crollato è soltanto l’ultimo dei danni della struttura

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

“Palestra Pro Chiavari: oggi pomeriggio sono stato avvisato dal presidente Alessandro Cuneo del cedimento di parte del soffitto. Dopo venti minuti ero sul posto per visionare i danni. Fortunatamente, e questa è la cosa più importante, nessuna persona si è fatta male o peggio. Domani mattina sarà già sul posto la ditta incaricata dal Comune con i tecnici preposti. Non vedo l’ora che finisca questo annus horribilis tra Covid, mareggiate, frane e crolli strutturali”.

Lo scorso giovedì 8 ottobre, alle ore 19,40, il sindaco di Chiavari, Marco Di Capua, pubblicava questo post sulla sua bacheca di Facebook, raccontando, con tanto di fotografie, del danno appena accaduto alla palestra della Pro Chiavari. Seguivano al pensiero del primo cittadino parecchi commenti di solidarietà ma, nel mucchio, ce n’erano due che andavano fuori dal coro e che sono degni di nota: in uno, lo scultore Franco Casoni ricordava che, in quel luogo, un tempo sorgeva il cinema Astor e che la ‘vera’ piscina di Chiavari è il Lido; nel secondo, l’insegnante di punta della Pro Chiavari, Silvia Vatteroni, faceva notare che “non si può paragonare una pandemia con un crollo strutturale, che non dovrebbe avvenire”.

E qui stanno i due punti di questa vicenda, quelli che vanno approfonditi oltre alla superficie. Di Capua associa il crollo del soffitto della palestra di largo Pessagno, quella soprastante la piscina comunale intitolata a Mario Ravera, all’annus horribilis 2020 ma, in realtà, le ragioni di questo incidente, per fortuna senza conseguenze alle persone, vanno ricercate molto prima.

La storia del centro polisportivo nel cuore di Chiavari è infatti iniziata male, proseguita con errori su errori e finita anche peggio. Le spiegazioni di tutto vanno cercate molto lontane nel tempo, sin da quando, cioè, questo edificio venne progettato e successivamente costruito.

Lo ‘strappo’ di Agostino con la Regione Liguria
Siamo ai tempi della prima amministrazione Agostino, quando il futuro ‘faraone’ divenne sindaco di Chiavari per la prima volta. Durante la campagna elettorale del 1992/1993, quando la città era guidata dal commissario straordinario Bruno D’Alfonso dopo il mandato di Renzo Repetto, Agostino promise un intervento sulla piscina del Lido che, al momento, era l’unica piscina cittadina, peraltro storica e amatissima.

La proposta era quella di realizzare una copertura, in modo da consentirne l’utilizzo anche durante la stagione invernale. Una volta eletto, Agostino effettivamente provò ad andare avanti su questo fronte, e mandò un primo progetto di copertura alla Regione Liguria che però, in base ai piani di bacino e al fatto che la piscina si trovasse alla foce del fiume Entella, chiese ulteriori approfondimenti prima di autorizzare l’edificazione. Non si trattava di un diniego, ma di un ulteriore passaggio di verifiche.

Agostino, però, la prese malissimo e, attraverso una variante urbanistica rispetto al Puc, cambiò completamente prospettiva. È qui, tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, che prende corpo l’idea di una seconda piscina, collocata in centro città, laddove un tempo sorgeva il cinema Astor, nel frattempo demolito.

Siamo in largo Pessagno, dietro a via Entella e a piazza Matteotti e ai piedi della collina. È uno spazio tutto sommato angusto, non c’è la possibilità di realizzare un parcheggio di servizio, non c’è la possibilità che gli autobus degli atleti e delle società sportive possano arrivare nei pressi dell’ingresso, ma si decide – o meglio il sindaco decide – che si deve andare avanti lo stesso e che ormai il progetto inerente il Lido è lettera morta. Così inizia, da una parte, la decadenza dello storico impianto, che si protrae sino ai giorni nostri nonostante tutte le amministrazioni successive abbiano prospettato un ripristino della struttura (da Roberto Levaggi a Marco Di Capua); così inizia, dall’altra parte, la costruzione di un palazzetto che non è stato mai amato né mai capito dai chiavaresi, anche per il fatto che rappresenta, rispetto al resto dell’abitato, uno stacco architettonico fortissimo e, per molti versi, incoerente.

Il palazzetto nei dettagli
La progettazione viene affidata all’architetto Isabella Lagomarsino: è uno dei primissimi progetti in carriera di questa professionista chiavarese che storicamente è tra le principali sostenitrici delle amministrazioni Agostino. I lavori partono agli inizi degli anni Duemila e, nel 2006, il centro polisportivo viene inaugurato.

La piscina è di proprietà del Comune, viene affidata in gestione alla Chiavari Nuoto, che ne è tuttora affidataria, e viene intitolata a Mario Ravera, storico dirigente della società nonché maestro di nuoto di lunghissimo corso negli anni Cinquanta.

L’impianto è costituito da una vasca di 33 metri per 21 metri, e di 2,30 metri di profondità, regolamentare per campionati di pallanuoto, nuoto e sincro. Divisa per motivi organizzativi a 25 metri, presenta 8 corsie larghe due metri e una parte più piccola, il retroponte. Ha tribune coperte per una capienza massima di 300 persone.

“L’acqua – si legge nella presentazione – ha una temperatura che si aggira intorno ai 27,5 gradi, idonea per svolgere gran parte delle attività. Gli spogliatoi, maschili e femminili, sono predisposti per l’accesso agevolato ai portatori di handicap. L’ingresso della piscina si trova all’interno del chiostro di largo Pessagno, adiacente all’auditorium San Francesco”.

Al piano superiore della piscina, ci sono due palestre: una più grande, in linea con il piano vasca, e una più piccola, pensata per attività a corpo libero.

I problemi
Il centro è operativo tutti i giorni di tutto l’anno, e praticamente a tutte le ore. L’utilizzo è quindi vasto e intensivo al punto che, già qualche anno dopo, iniziano a manifestarsi i primi segni di usura. I quali, secondo i sopralluoghi, sono riconducibili sia all’utilizzo, sia ad alcuni difetti strutturali e di costruzione che, nel frattempo, vengono evidenziati.

I principali problemi stanno appunto nel soffitto della piscina, che non filtra abbastanza i vapori e rende necessarie continue manutenzioni: un costo enorme per le casse del Comune, oltre che conseguenti infiltrazioni al piano superiore. Altri problemi, pure questi non indifferenti, vengono registrati dal punto di vista idraulico.

L’ultimo intervento radicale del 2016
È nel 2016, sotto l’amministrazione Levaggi, che l’impianto viene sottoposto a corposi lavori, anche grazie a un finanziamento che la Chiavari Nuoto ottiene dalla Regione Liguria dopo aver presentato un progetto volto all’efficientamento energetico, per un totale di cinquantamila euro. Altri cinquantamila euro vengono poi messi a disposizione dall’amministrazione chiavarese.

Nella fattispecie, viene cambiato l’impianto d’illuminazione della vasca, precedentemente costituito da proiettori tradizionali e da questo momento da proiettori a led (che garantiscono, a parità di resa, un notevole risparmio energetico); vengono sostituiti gli apparati di diffusione ed aspirazione per il ricircolo dell’aria, con messa in sicurezza della controsoffittatura della vasca e di tutte le tubazioni nella stessa inserite; vengono posati due recuperatori entalpici a piastre per il trattamento dell’aria di ricambio destinata all’espulsione.

Il crollo dell’8 ottobre 2020
È l’intervento di manutenzione più importante e più corposo fatto alla Mario Ravera da quando è stata inaugurata. Ma non basta. Negli ultimi anni, i segni del tempo tornano a farsi vedere. E a essere coinvolto è ora il piano superiore, quello appunto della palestra della Pro Chiavari. Muri infiltrati dall’acqua, copertura sempre più in pericolo, sino al crollo dello scorso 8 ottobre. Tutta la costruzione è stata dichiarata inagibile, i problemi sono relativi al tetto nel suo complesso e ancora sono ignoti i tempi di ripristino.

No, non è stato un caso, non è stato l’anno bisesto. È che questo edificio, anno dopo anno, ha iniziato a costare sempre di più alle casse comunali, al punto da non potervi più fare fronte. E, nel frattempo, un’altra piscina giace in completo stato di abbandono.

Una decaduta, l’altra decadente. Serviranno adesso tra gli ottanta e i novantamila euro, per l’ennesimo rattoppo. Il tutto mentre una società gloriosa e ricca di campioni come la Pro Chiavari è costretta a emigrare in altre palestre (ne parliamo nell’articolo a fianco) e mentre non si spegne, né si è mai spenta, quella voce dei chiavaresi che dice: ma perché non si mette mano alla piscina del Lido e si chiudono i conti con questo impianto che oltre a non essere più all’altezza non è mai entrato nel cuore delle persone?

Ti potrebbe interessare anche