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Chiavari è una città sempre più in declino

da Alberto Bruzzone

Con questo intervento di Silvia Garibaldi, che riceviamo e volentieri pubblichiamo, inizia uno dei filoni di ‘Piazza Levante’ che intitoliamo con una domanda aperta a tutti: ‘Chiavari è una città in declino?’.

di SILVIA GARIBALDI *

La recente presentazione di un libro su Chiavari mi ha fatto riflettere sul passato glorioso della nostra città e su come ora, invece, essa stia vivendo un periodo di declino.

Dopo decenni in cui Chiavari è stata il capoluogo del Tigullio e del suo entroterra, la città non ha più una identità, come ha scritto di recente il consigliere Giardini con cui concordo su questo aspetto e che bene ha fatto a sottolineare “il livello troppo piatto che sta caratterizzando l’azione amministrativa”.

Mi pare che, in questi ultimi tre anni, contrariamente a quanto affermato nelle frequenti autocelebrazioni delle varie correnti dell’attuale maggioranza e amministrazione, si siano fatte più parole che fatti, anzi più post Facebook che fatti, e si siano perse molte occasioni di rilancio.

Un sintomo del declino è il calo repentino dei prezzi degli affitti e delle vendite del patrimonio immobiliare anche nelle zone più pregiate, in una città che anche in momenti duri aveva tenuto.

Diversi a mio parere sono i fattori che creano decrescita, prima fra tutte la mancanza di posti di lavoro. Chi lavora in una città vi spende in ristorazione, in acquisti, in parcheggi. Spesso vi si stabilisce e quindi vivacizza il mercato immobiliare perché chi cambia casa, chi ristruttura, chi cambia arredamento sono principalmente le famiglie giovani che, se assestate dal punto di vista lavorativo, fanno figli e fanno girare l’economia sotto tutti i punti di vista.

Gran parte di coloro che abitano a Chiavari e sono lavoratori dipendenti sono pendolari, lavorano fuori città e quindi spendono fuori città, la generazione dei trentenni è quasi tutta emigrata da Chiavari e quindi non vi abita e non vi passa nemmeno il weekend.

La chiusura del Tribunale ha fatto sì che anche molti professionisti abbiano chiuso gli uffici a Chiavari e che si sia perso l’indotto di lavoratori.

Chiavari, da sempre città della scuola, non riesce più ad esprimere più il prestigio di un tempo. Si pensi che per la prima volta ha ospitato una succursale di una scuola di un’altra città. Gli spazi e gli sbocchi per la scuola non sono stati ripensati in maniera attuale.

Chiavari non è quindi attualmente una città per giovani, ma purtroppo non lo è nemmeno più per gli anziani poiché ormai non si parla più di Terza età, ma di Terza e Quarta età. Gli anziani di oggi richiedono strutture per la cura e per il tempo libero ben diverse di quelle di quarant’anni ma anche dieci vent’anni fa e Chiavari non le fornisce.

In tre anni abbiamo assistito ad una stasi non giustificabile, visto l’allentamento delle norme finanziarie che per un decennio hanno ostacolato lo sviluppo dei Comuni virtuosi.

Quasi due anni per approvare un Puc pronto, la collocazione del depuratore nell’area che poteva dare sviluppo economico alla città, lo stesso iter del depuratore ripartito da zero causa lo stallo sul Puc hanno fatto sì che la città stia perdendo anche il treno dell’industria 4.0, facilmente inseribile in una realtà quale quella chiavarese sia in area di Colmata che in altre quali per esempio l’area Cantero di corso Garibaldi-corso De Michiel dove si costruirà di nuovo residenziale in un momento di stasi del mercato immobiliare, come detto. La zona ex Italgas che poteva diventare un parcheggio per decongestionare il quartiere ed aiutare gli utenti degli uffici ospitati nel Palazzo ove doveva essere il nuovo Tribunale, è, o almeno pare, in stand by.

La pandemia che stiamo vivendo non è una giustificazione ai treni persi, perché sopraggiunta dopo e perché proprio la diffusione dello smart working sarebbe un’occasione per creare centri direzionali dai quali comunicare con le grandi città come Milano e Torino permettendo ai chiavaresi e ai milanesi di vivere e lavorare in una cittadina a misura d’uomo e non in hinterland anonimi.

La presenza di centri direzionali potrebbe portare ad un circolo virtuoso e ad aumentare il numero di treni intercity che si fermino a Chiavari da Milano e Torino favorendo lavoratori ma anche gli anziani che potrebbero più facilmente raggiungere la loro seconda casa.

Lo stallo sulla destinazione delle aree strategiche fa sì che per le scuole, per le strutture sportive, per le aree verdi e ricreative ci si sia limitati a piccoli interventi di riqualificazione ordinaria o semi straordinaria e con tempi lunghi. Si è passati dalla promessa di una Cittadella dello Sport a Sampierdicanne alla ristrutturazione delle vecchie palestrine e così è avvenuto per le scuole e per i giardini pubblici.

La mobilità sostenibile è in alto mare, la viabilità verso l’entroterra ancora un rebus e, per quanto riguarda la messa in sicurezza, non si è approfittato dei finanziamenti per rifare i ponti in attesa di procedere con lo scolmatore che è passato solo attraverso la fase della conferenza dei servizi preliminare e quindi ben lontano da arrivare in porto.

Anche gli interventi sulla rete delle acque bianche si sono rivelati in tanti punti il classico ‘tappullo’ perché in zone come via Entella/corso Lavagna alla prima pioggia veramente seria si è tornati agli allagamenti.

Riassumendo, non c’è una visione a largo respiro ma si vivacchia magnificando qualche marciapiede e qualche aiuola, opere utili e necessarie ma di certo non perno di una tornata amministrativa.

(* Consigliere Comunale del gruppo Noi di Chiavari e coordinatrice della sezione chiavarese di Forza Italia)

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