Home SportGinnastica Atlete e insegnanti della Pro Chiavari costrette a ‘emigrare’ a Genova: “Facciamo anche questo ulteriore sacrificio”

Atlete e insegnanti della Pro Chiavari costrette a ‘emigrare’ a Genova: “Facciamo anche questo ulteriore sacrificio”

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Volteggi e capriole, atterraggi, e balzi sono problematici quando perdi l’orientamento, i riferimenti ottici. Per esempio se il soffitto della tua palestra viene giù come una foglia morta. Gli infissi e le strutture di un luogo aperto al pubblico, soprattutto agli sportivi giovani che lo frequentano sette giorni su sette per almeno 18 ore su 24, dovrebbero essere al di sopra di qualsiasi cedimento.

Sarebbe preoccupante se venissero giù pochi centimetri di intonaco. Figuriamoci se c’è un cedimento strutturale. L’8 ottobre è accaduto qualcosa di gravissimo nella palestra di via Mafalda di Savoia a Chiavari, un qualcosa che solo per buona sorte non ha prodotto danni alle persone. E la voragine apertasi nella copertura dell’impianto continua a fare danni anche dopo lo svuotamento e la transennatura dell’area.

La palestra è stata ovviamente chiusa, si è proceduto a controlli, poi è arrivato il Dpcm sulle palestre e ogni cosa si è paralizzata. Nella tempesta un singolo fulmine non fa più notizia, tuttavia la società Pro Chiavari è stata folgorata dall’incidente. Il presidente Cuneo all’indomani dell’accaduto commentava: “Eccoci qui, davanti a una nuova sfida da affrontare. Una parte del controsoffitto della palestra è improvvisamente crollato a terra a seguito del cedimento di una delle paratie. Un episodio spaventoso quanto sconcertante per tutti noi che, in quelle quattro mura, ci siamo sempre sentiti a casa. Per fortuna, e questa è indubbiamente la cosa più importante, nessuno si è fatto male. Per la sicurezza di tutti, la palestra è stata immediatamente chiusa e tutte le attività sono state sospese. Ora, trattandosi di edificio comunale, siamo costretti a seguire tutti gli iter previsti in questi casi: le prime perizie per verificare cosa ha provocato il crollo e poi altre verifiche ancora più dettagliate. La società ci tiene a far presente, però, che si sta muovendo per trovare al più presto una valida alternativa che consenta a tutti di continuare le proprie attività in sicurezza. Questa è un’altra grande sfida per noi, che si aggiunge alla già difficile situazione sanitaria, ma ce la faremo! Insieme ce la faremo”.

Silvia Vatteroni, allenatrice del team agoniste, rivive quei momenti: “Il crollo avvenne verso le 17,20 di una giornata come tante altre, io ero entrata alle 14 e come negli altri giorni feriali sarei uscita alle 20. Stavano finendo la loro lezione le piccoline dei corsi pre-agonistici e dovevamo iniziare la sessione di allenamento con le agoniste. Nella palestra c’erano 35-40 persone, una manciata di minuti prima proprio nella zona del crollo, davanti a una porta-uscita di emergenza, si trovavano parecchie bambine che stavano cambiandosi. Un puro caso che nessuno sia rimasto ferito. Ci eravamo spostati in un’altra parte della palestra, all’improvviso un rumore come se qualcosa di grande si spezzasse, un rombo di tuono. Siamo rimasti tutti paralizzati per una decina di secondi, poi io e gli altri grandi abbiamo radunato le nostre piccoline e mentre provavamo a tranquillizzarle, le abbiamo indirizzate verso l’uscita più lontana dal crollo”.

Uno spavento che risuona ancora nella voce di Silvia: “Subito pensi ai tuoi allievi, a cosa c’è da fare, a come ti hanno insegnato a reagire. Sono accorsi da ogni parte, attirati dal boato. Dalla piscina, dalla scuola e dall’asilo vicini, dai negozi. Poi a mente fredda realizzi che pericolo hai corso e rabbrividisci”.

E l’odissea era appena iniziata. Le istruttrici, in testa le due Silvia, Vatteroni e Cella, si ritrovano senza un posto dove allenare la squadra agoniste della Pro Chiavari. Un team che vanta diverse atlete nel giro delle nazionali giovanili, e una alle soglie di quella maggiore. Ecco come raccontano le successive due settimane: “Era chiaro che i tempi per rientrare nella palestra che la società ha in gestione ma che appartiene al Comune sarebbero stati lunghi. Servivano controlli accurati. E allora, ancor prima che arrivasse l’ultima decisione governativa che chiude le palestre a chi non svolge attività agonistica, ci siamo dati da fare noi istruttrici e i dirigenti per una soluzione alternativa”. Che è stata trovata a prezzo di un ulteriore sacrificio. “Saremmo rimaste senza lavoro, e soprattutto le nostre bambine avrebbero subito un nuovo lungo e deleterio stop, proprio ora che arrivano le gare decisive per acquisire punteggi e guadagnarsi convocazioni in azzurro. Pertanto ci siamo accordati con alcune società genovesi e diverse volte alla settimana partiamo per il capoluogo dove ci sono palestre, o meglio spicchi di esse, a disposizione per i nostri allenamenti”.

Ecco che cos’è la passione. Una molla ad agire, la volontà di non fermarsi neppure di fronte ad ostacoli apparentemente insormontabili. “Certo, sul lungo periodo questa situazione non potrà durare. Ma non ci arrendiamo, speriamo che in tempi ragionevoli si arrivi a una soluzione meno penalizzante per la Pro Chiavari”. Che di tutta la faccenda è quella che non ha colpe, neppure indirette.

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