Home SportCalcio Mister Bruno Tedino a cuore aperto: “Io vengo dalla strada e vorrei sempre avere undici Tupamaros”

Mister Bruno Tedino a cuore aperto: “Io vengo dalla strada e vorrei sempre avere undici Tupamaros”

da Alberto Bruzzone

di LORENZO MANGINI

Il lavoro come unica strada per il miglioramento. Bruno Tedino rivendica con orgoglio le sue origini di allenatore che ha fatto la gavetta, ha saputo partire dai giovani fino ad indossare la tuta dell’Italia. Friulano, 56 anni il 13 agosto, è reduce dall’esperienza al Teramo in C1, dove è stato esonerato lo scorso 16 febbraio, malgrado il settimo posto in classifica. Dopo una breve carriera da calciatore chiusa a 22 anni per un serio infortunio, nel 1986 inizia ad allenare nelle giovanili del Sandonà ed undici anni dopo esordisce in C2. Nel 2013 viene chiamato a guidare l’Italia U16 e poi diventa vice della Under 17. Nel 2015 torna ai club per un ottimo biennio al Pordenone in C1, propedeutico al salto a Palermo, dove ritrova il presidente Zamparini, con cui aveva già collaborato a Venezia, ma è un’esperienza dolceamara.

Con la Liguria ha avuto il primo contatto calcistico nel 2012 con il Sandonà, quando incrociò il Bogliasco d’Albertis, allenato all’epoca da Invernizzi, per la semifinale di Coppa Italia di serie D e furono i veneti a passare il turno, malgrado la sconfitta 2-1 del ritorno. “Ormai sono passati tanti anni. Mi piace ricordare quella gara, anche perché ho avuto modo di incrociare Giovanni, un ragazzo di grande educazione e di cui condivido molte idee”.

La Virtus Entella era nel suo destino. A Chiavari è arrivato dopo un lungo corteggiamento e così, alla fine, ha seguito le orme del padre, Giovanni. “Nel 1977 ha fatto un corso per sottoufficiali dei carabinieri a Chiavari e mi ha sempre descritto un posto molto sereno, tranquillo, con rapporti diretti e persone schiette e solari”.

Nell’Entella ha ritrovato questa qualità. “C’era empatia da tempo. Adesso si sono create le giuste condizioni per un accordo. Sono orgoglioso ed euforico e spero di regalare il meglio. Ritengo che esistano tutte le condizioni per portare avanti un buon lavoro”.

Il mare non guasta in questo quadro. “È affascinante, regala caratteristiche uniche alle città, che bisogna imparare a scoprire piano piano, perché cambiano ogni giorno e riescono a regalare sempre delle sorprese”.

Una vita a misura d’uomo, lontano dal caos e dove si può anche andare al campo in monopattino. L’ambiente sereno aiuta, ma in campo servono altre doti. “Vorrei avere undici Tupamaros. Dobbiamo essere affamati, calcisticamente parlando con la bava alla bocca. Vengo dalla strada, ho energia da vendere, voglio vedere sempre questa carica in campo”.

Tedino viene considerato un maestro di calcio. Ha allenato anche l’Italia. “Sono stato inserito, grazie a Maurizio Viscidi, in uno staff con la supervisione di Arrigo Sacchi, mister Prandelli come CT ed il presidente Abete. Dopo un anno sono andati via ed il progetto è cambiato. Mi stimolava il confronto internazionale, ma non ero contento perché avevamo al massimo due-tre giorni al mese di lavoro, troppo poco. È stato un esercizio utile, ma non potevi incidere in profondità e questo mi ha spinto verso i club”.

A Chiavari potrà mettere a frutto questa sua esperienza. Il club è ormai conosciuto in tutta Italia per la sua capacità di lanciare giovani e rilanciare talenti, il caso più eclatante è Ciccio Caputo, arrivato addirittura in azzurro dopo un’escalation partita proprio con la Virtus Entella. “È vero, questa è la politica. Si deve, però, creare un giusto mix, guardare al presente e al domani, serve attenzione e creare le condizioni giuste per poter valorizzare il patrimonio a disposizione”.

La sfortuna iniziale è solo un incidente di percorso, anzi per certi versi anche un’opportunità. “Non abbiamo ancora visto la squadra che avevamo immaginato, ma abbiamo potuto dare spazio a ragazzi interessanti, che hanno, però, bisogno di fare esperienza. Sono fuori, solo per fare qualche nome, Pellizzer, Schenetti, Settembrini, Rodriguez, Morra, ma non deve diventare un alibi. Il gruppo segue, ha entusiasmo ed energia, dobbiamo avere più coraggio nel gioco e maggiore cattiveria, ma stiamo lavorando insieme da appena quaranta giorni. Serve ancora tempo”.

La prima sconfitta stagionale con la Reggiana non ha regalato solo preoccupazioni. “Abbiamo affrontato una squadra scorbutica, che ci ha creato problemi, soprattutto all’inizio, ma farei la firma per avere così le stesse occasioni ogni gara. Abbiamo solo sbagliato tanti gol, lavoreremo per migliorare in questo senso”.

Sulla categoria ha le idee chiare, senza esagerare si può parlare di un’autentica A2. “È divisa in due gruppi, dieci squadre partono per vincere e dieci per salvarsi. Le matricole sono molto forti, non sono mancati gli investimenti importanti. Esistono tutte le condizioni per vedere un campionato avvincente”.

A proposito di talenti, c’è molta curiosità su Morosini e De Luca, due potenziali fuoriclasse per la categoria. “Da avversario mi hanno sempre dato grattacapi, ma la qualità non basta, occorre continuità. Sono ragazzi splendidi e facili da allenare, sono sicuro che daranno grandi soddisfazioni”.

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