Home SportPallanuoto Pallanuoto, un altro stop. I campionati non ripartono, le società: “Protocolli sicurezza da rivedere”

Pallanuoto, un altro stop. I campionati non ripartono, le società: “Protocolli sicurezza da rivedere”

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Si parte, si ferma, si riparte, ci si riferma. Il caos nel quale è piombata la pallanuoto era facilmente pronosticabile, un po’ perché l’ambiente delle piscine, angusto sempre, spesso del tutto coperto e impermeabile, molte volte con il ricambio d’aria ridotto al minimo indispensabile per ovvi motivi, presenta notevoli difficoltà per evitare contatti ravvicinati, prima, durante e dopo le gare, anche a dispetto delle precauzioni prese dai protocolli della Federazione Nuoto Italiana, un po’, tanto, perché i controlli sistematici che altre federazioni possono permettersi, spendendo centinaia di miglia di euro, le calottine italiche, rosa o azzurre che siano, possono solo sognarseli.

E con il riemergere dell’onda dei contagi era inevitabile che finisse per lambire e in qualche caso bagnare fino a rischiare di sommergere anche i massimi campionati. Che infatti non partono nei termini previsti, ossia sabato 3 ottobre per la A1 maschile e sabato 10 ottobre per la A1 femminile – che era già ridotta a otto squadre, per di più senza retrocessioni, ossia un torneo parrocchiale o quasi…- perché sono bastate le partite di Coppa Italia per dimostrare che il protocollo preparato dalla Fin e supervisionato dalla CTS faceva acqua (amara ironia) da ogni parte.

Alla luce dei casi di positività riscontrati da alcuni atleti alla vigilia dei campionati di pallanuoto di serie A1 maschile e femminile, la Federazione Italiana Nuoto si è immediatamente attivata per approfondire insieme ai presidenti delle società iscritte e alle autorità competenti la situazione in continua evoluzione. “Considerata l’applicazione delle disposizioni governative in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, che prevedono tra l’altro l’isolamento dei contagiati e la quarantena delle persone che vi sono state a stretto contatto, abbiamo deciso in accordo con le società di rinviare l’inizio dei campionati”, ha messo in calce al proclama il presidente federale Paolo Barelli.

La postilla ha fatto correre un brivido lungo le schiene di dirigenti ed atleti: “La Fin si riserva di operare ulteriori valutazioni, coinvolgendo anche le istituzioni preposte, per individuare, se necessario, e condividere ulteriori formule di svolgimento dei tornei che ne garantiscano la continuità e la regolarità nel pieno rispetto delle normative a tutela della salute”. Verrebbe da interrogarsi su come dalla cabina di comando romana si sia operato in sede di prevenzione e sulle ricadute di tali manovre sui vari centri agonistici.

Ad oggi la confusione regna sovrana sotto il cielo. Nel comunicato viene chiaramente adombrato il cambio, di nuovo in corsa, delle formule e del regolamento dei due campionati di vertice. La situazione al momento non pare lasciare alternative. Il Telimar Palermo ha dato il fuoco alle polveri con la positività di tre atleti, alle quali si è aggiunto pochi giorni fa di un quarto. Un mini-focolaio per i siciliani, potrebbe esserci addirittura un cluster al Brescia. Edoardo Di Somma e Marco Del Lungo sono in quarantena dal primo di ottobre. La settimana seguente hanno accusato sintomi Christian Presciutti, Niccolò Gitto, Vincenzo Dolce e Maro Jokovic.

Paolo Barelli, che ha appena incassato l’ennesima rielezione, in un’intervista prospetta gli scenari più cupi: “Occorre un incontro urgente affinché il governo, le Federazioni e i club si rendano conto che con le attuali norme sarà impossibile terminare i campionati e forse nemmeno iniziarli”.

Le campane suonano a stormo e ogni giorno porta una nuova pena. Nel femminile casi di positività sporadici in varie società e poi l’annuncio del Bogliasco lo scorso 3 ottobre: “La società informa che in seguito ai tamponi sanitari, atlete della prima squadra femminile sono risultate positive al Covid-19. Le ragazze, come il resto delle compagne e di tutto il gruppo squadra, sono attualmente in quarantena domiciliare e non presentano alcun sintomo. L’evoluzione del loro quadro clinico verrà monitorata costantemente dallo staff medico della società, il quale agirà in concerto con le autorità sanitarie locali e nel pieno rispetto dei protocolli vigenti. Al fine di consentire l’utilizzo dello Stadio del Nuoto Gianni Vassallo in totale sicurezza ad utenti ed atleti, ogni ambiente dello stesso è stato sottoposto a un intervento di sanificazione straordinaria, complementare alle operazioni analoghe eseguite quotidianamente dall’inizio della pandemia”.

È evidente la preoccupazione di una società come quella bogliaschina che campa quasi esclusivamente dei proventi derivanti dalla gestione della piscina Vassallo sia doppiamente sotto attacco. Perde le atlete e deve fare un sforzo straordinario per tenere aperto l’impianto.

Lo stesso presidente della Pro Recco che pure è considerata il paperone della waterpolo, Maurizio Felugo, appena guarito dal Covid, dichiara: “Ora non ci sono le condizioni per iniziare, dobbiamo ripensare la formula del torneo, poi ci concentreremo sulle date”. Si fa largo l’idea di rinunciare al girone all’italiana o al massimo disputarlo in grossi concentramenti, se non in un unico posto, una vera e propria bolla, per ridurre le partite e soprattutto diminuire gli spostamenti. Le trasferte in tempo di quarantena sono impossibili o quasi. Tenere a freno atleti che sono professionisti sui generis pure. E questo senza contare che alle serie minori, dalla A2 in giù, al momento neppure si vuole pensare. Pochi e abbandonati. In fin dei conti sono o non sono dei Rari Nantes?

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